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Cannaregio: un sestiere magico, misterioso, ricco di arte, di esoterismo, di cultura e magia!

1-Casone a Venezia

E’ il sestiere che si trova al margine nord occidentale dal centro della città, anticamente detto Cannaregium o Canalecio: un nome dovuto al terreno ricco di canne su zone acquitrinose e palustri. Le cannelle venivano usate come copertura per imbarcazioni, e per la costruzione dei casoni, abitazioni tipiche lagunari.
Inoltre la località è percorsa dal Canal Regio che all’altezza di San Giobbe si immette nel Canal Grande.
Nell’aspetto idreogologico , mnorfologico lagunare questo canale sembra la prosecuzione del fiume Marzanego il quale unito alla diramazione del fiumicello Oselino si immettono in laguna.

tre-archi-DSCN5922-bis-si-1Palazzo Vendramin Calergivenezia-ghetto-schizzo Venezia_ghettoProvenendo dalla chiesa degli Scalzi e andando in direzione di S. Marco si inoltra la strada di Rio dei Sabbioni, interrato nel 1844 dagli Austriaci, chiamato quindi Rio Terà, si procede in Lista di Spagna chiamata così perchè nel Caccia-al-toro-in-campo-San-Geremia-Domenico-Lovisa-1717-tavola-n.-40-incisore-anonimo1700 in Palazzo Zeno aveva sede l’ambasciata spagnola, arrivando quindi in Campo S. Geremia dove si svolgeva , nel periodo di carnevale, la famosa caccia dei tori.

Ponte dekle GuglieProseguendo oltre si arriva al ponte delle Guglie, così chiamato per gli obelischi che decorano i quattro angoli del ponte che venne realizzato nel 1580 dopo l’abbattimento di uno precedente in legno; appena superato, sulla sinistra , vi è l’ingresso del Ghetto ( una parola derivata da gettata: prima di cedere questa zona agli ebrei esisteva una fonderia). Il nuovo ghetto sorse nel 1500 circa , per poi arrivare al pionte dei tre Archi a San Giobbe.

MPalazzo_Labia_(Venice)_in_Campo_San_Geremiamaddalenamaddalena11a il sestiere è uno dei più ricchi, per quanto riguarda chiese, palazzi, storie, leggende della Serenissima: da Palazzo Labia, alla splendida chiesa ovale della Maddalena, che reca notevoli simboli templari, come Cà Vendramin Calergi, per arrivare addirittura a Campo dei Gesuiti con la splendida chiesa e l’antico ospedale dell’ordine degli ospitalieri, facenti parte anch’essi del medesimo ordine.

mercato di S. Leonardo a VeneziaAnche il mercato di San Leonardo , tutt’ora attivo, è uno dei più antichi di Venezia, e il campiello della Cason (la prima prigione veneziana),per proseguire poi via, via, con altre meraviglia, come la chiesa policroma dei Miracoli, e via, via.:Tante storie affascinanti, tanti palazzi ricchi di significato, tante chiese splendide e ricche di opere di pittori e scultori. Ecco, questo è il sestiere di Cannaregio, questa è Venezia: ammaliante, ricca, opulenta, misteriosa e gioiosa, la nostra Venezia!

Venezia; città delle locande ed alberghi dal Medio evo ai giorni nostri!

Antica locanda allo Sturion.jpgCalle drio la Scimia.jpgVenezia città accogliente e dal 1300, centro nevralgico dell’Europa. Città cosmopolita sapeva ospitare adeguatamente, con calore e piacevolmente visitatori più o meno importanti. Risalendo al Medio evo si può annotare l’esistenza di alberghi e locande che andarono via via aumentando nei secoli.

Nel 1355 venne costituita l’organizzazione degli “albergatori”, denominati “cameranti” i quali, come tutte le schole dei mestieri veneziani si riunivano ogni lunedì sera presso la chiesa di San Matteo a Rialto.

La Serenissima non creava problemi burocratici per l’apertura di una locanda o di un albergo: bastava l’autorizzazione del Maggior Consiglio, un’insegna con il nome dell’esercizio, e pagare una tassa. Ogni ospite veniva registrato e dotato di un “foglietto di residenza” senza il quale poteva essere arrestato.

VENEZIA-PONTE-DELLE-TETTE.jpgLocandaSturionCarpaccio_sm.jpgIl personale femminile doveva aver superato i 30 anni, per escludere l’opportunità di meretricio all’interno degli alberghi, così come non potevano essere ospitate prostitute. Ma, si sa, gli albergatori riuscivano a transigere alla legge, offrendo letti “guarniti”, cioè compresi di cena, ospitalità, qualche donnina del Ponte delle Tette e ricovero per i cavalli (questo fino alla fine del 1500 quando ancora si andava a cavallo e le locande erano fornite di stalle) e la servitù.

Le locande più famose, chiamate “osterie” erano quella “alla Storion” (la cui insegna si può notare nel quadro di Carpaccio del Miracolo della Santa Croce a Rialto, della “Campana” del famoso Marin Sanudo, che raccolse i diari di Venezia dell’epoca, della Spada, della  famiglia Foscari, della Scimia, della Stella e del Sol, tutte a Rialto, e quelle del Cappello del Pellegrino, del Cavalletto, del Selvatico, della Scarpa, tutte nella zona di S. Marco.

I prezzi erano piuttosto alti, (Venezia era una città molto cara) .

cantina-do-spade-esterno.jpg220px-Ca_da_Mosto.jpg2429-Hotel_Danieli_Venezia_.jpgDal 1600 le locande fecero il loro ingresso sul Canal Grande, dove i Palazzi vennero trasformati ed adibiti allo scopo: come quello del Leon Bianco, ai Santi Apostoli, già Palazzo da Mosto, la cui insegna è ben visibile di un quadro del Canaletto di cui fu ospite l’imperatore GiuseppeIInel 1769  e nel 1769 e nel 1782 gli eredi al trono di Russia.

Nei primi anni dell’ottocento il proprietario Giuseppe dal Niel danieli2.jpghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgluna-hotel-baglioni-venezia_051120091430116341.jpglasciò il vecchio palazzo veneto-bizantino  e trasferì il suo Albergo in un altro Palazzo in Riva degli Schiavoni, fondando l’Hotel Royal Danieli, l’albergo più lussuoso e famoso di Venezia.

Ma il più intrigante di tutti è l’Hotel Luna Baglioni,a San Marco, albergo prestigioso e lussuoso e posto proprio di fronte all’isola di S. Giorgio, che è stata la sede dei templari a Venezia… poi divenuto locanda col nome di” Locanda della luna” .tanta storia, tanti particolari meravigliosi e magici che rendono unica anche l’ospitalità in questa particolare e straordinaria città. dove chi la visita può essere ospitato in palazzi carichi di storia..e ricchi di mobili e decorazioni originali: magari sfiorato da qualche antica presenza magica…..a riflettere le iridescenze della laguna.

 

 

La reliquia della Santissima Croce

imagesCAZC9EYY.jpgimagesCA8M6IGZ.jpgimagesCAH8SZ12.jpgQuesta scuola è indubbiamente considerata la più grande istituzione laica di Venezia. Contemporanea alla più antica Scuola della Carità, il cui anno di fondazione è il 1261, la Scuola di S. Giovanni Evangelista  ricevette la massima notorietà  allorquando, nel 1360 il Guardian Grande della Confraternita, Andrea Vendramin, ricevette da uno dei massimi funzionari del Regno di Cipro , la reliquia della SS. Croce  a lui pervenuta dal patriarca  di Costantinopoli.

Grazie a questa donazione la Confraternita assunse un prestigio ed una fama fino ad allora sconosciute, tanto che i fedeli presero il pubblico impegno morale di rendere l’edificio all’altezza del tesoro in esso conservato,

imagesCASDW2GZ.jpgimagesCA16XN2E.jpgimagesCA3Z0E6N.jpgLe straordinarie sale delle gallerie dell’Accademia ospitano  alcune delle meravigliose opere dedicate alla SS. Croce: Processione della Croce in P,zza S.Marco, il Miracolo della Croce di Ponte di S. Lorenzo, di Gentile Bellini, ed il miracolo della reliquia della croce di Vittore Carpaccio, le quali, oltre che al significato profondamente religioso che esprimono, impressionano per l’estrema nitidezza  con cui ci regalano spaccati della vita veneziana di allora.

Parimenti alle vicende artistiche procedettero quelle architettoniche ed intorno al 1415 la Scuola era praticamente finita.

imagesCAY7DZPW.jpgimagesCAWSDS2H.jpgA Bartolomeo Bon è da accreditarsi il magnifico portale marmoreo sormontato da un lunettone con l’Aquila, simbolo  proprio di S. Giovanni Evangelista, portale appunto che dava accesso al cortile privato, delimitato dall’edificio della Scuola, e della vecchia Chiesa sulla sinistra.

imagesCAA0P3G2.jpgNel 1498 Mauro Codussi, straordinario architetto ( membro della Scuola del Tajapiera) redige il progetto del sontuoso salone che porta ai piani nobiliari, e lo realizza caratterizzandola con la classica bifora  al piano intermedio, elemento da sempre presente ed emblematica dell’architettura Codussiana.

imagesCABQIS51.jpgimagesCAOEL9YQ.jpgimagesCA0JX7T8.jpgAi giorni nostri una parte della Scuola è diventata albergo, ma la reliquia della croce è sempre li, e per la gentilezza dei proprietari è accessibile alla vista dei visitatori.

 

Il segreto della Basilica della Salute e Baldassarre Longhena

Domani  si celebra a Venezia la festa della ” Madonna della Salute”, in ricordo della peste che uccise cinquantamila abitanti della Serenissima nel biennio 1630 – 31, e per cui il Doge ed il Consiglio dei Dieci ordinarono l’erezione di una chiesa come voto e ringraziamento per la sua cessazione. Oggi, attravero il ponte di barche migliaia di Veneziani andranno nella meravigliosa chiesa barocca per testimoniare la loro fede per quanto riguarda la possibilità di preservarsi dalle malattie, o a chiedere un sostegno, un aiuto concreto per guarire le persone malate.

Della  Basilica dedicata al culto della Madonna della Salute ho parlato madonna-salute.jpgin più occasioni, ma ora è arrivato il momento di raccontare alcune interessantissime cose che riguardano Baldassarre Longhena, l’architetto di cotanta meraviglia e scrigno di segreti che, via, via, vennero svelati, oltre che da un professore tedesco, anche da tanti piccoli particolari che spiegherò un pò per volta.

Baldassarre Longhena (Venezia, 1598-1682) era figlio di Melchisedec (nome chiaramente ebraico) nativo di Morezza (Valtellina), per cui il Longhena apprese dal padre i segreti della Kabbalah. Accanto alla chiesa venne costruito anche un convento, sempre su disegno del Longhena, dove, nel 1742 Casanova studò fisica.

Sembra comunque che l’ispirazione per il progetto della chiesa sia stata tratta dall’immagine del Tempio di Venere Physizoa descritta nell’opera precedentemente presentata, Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, un chiaro riferimento ad un legame tra madre pagana e quella cristiana, un una sorta di protocristianesimo ideale.

220px-Pizzofalconecad.jpgUna straordinaria intuizione spinse il professore tedesco Gherard Geber-Shilling che verificò le misure dell’edificio sulle planimetrie e sul campo, con il piede veneziano ( cm,. 35,09), ed ecco che scoprì che due numeri ricorrono come una costante: l’8 (gli ottagoni stessi che formano la base della chiesa simbolizzano la rinascita) e l’11 con i suoi multipli.

L’8 appartiene alla simbologia cristiana (la corona mistica della Vergine, la chiesa del Santo Sepolcro, la resurrezione e la vita eterna) ma l’11 ha valore negativo, infatti rimanda ai 10 comandamenti e precisamente al peccato capitale; diversamente, nella Kabbalah giudaica, questo inizia proprio l’origine dei 10 comandamenti, cioè Dio attorniato dalle sue dieci sefiroth, cioè le proprietà che ha Dio per proiettarsi nel mondo degli uomini, chiamate anche l’albero della vita.L’11 è la metà dell’alfabeto ebraico (kaf) e dei 22 arcani dei Tarocchi, anche lo stesso Dante usò  l’endecasillabo per la sua Commedia.

Da qui si deduce che Longhena volle cifrare con la numerologia insita nella costruzione stessa del Tempio un messaggio preciso: la chiesa sorgeva come ringraziamento per la fine della peste e doveva nascere su fondamenta per così dire ecumeniche, tale era la condizione dell’uomo davanti alle pestilenze.200px-Sefirot.png180px-Tree_of_Life%2C_Medieval.jpgrosacroce.jpg

Ai fianchi della scalinata, dall’acqua, emergono due angeli. Nel pavimento, al centro, sotto la grande cupola c’è una corona di rose ed una seconda, più grande di altre 10 rose ed una piastra in metallo (forse l’unidicesima rosa?) con l’scrizione “unde origo indi salus” che arricchiscono questo capolavoro anche con il mistero iniziatico dei Rosacroce.

Ma non è finita qui, all’esterno, tutto intorno sorge un fregio con delle svastiche (la parola sanscrita “svastica” significa salute), e la rivelazione più grande: la pianta di tutta lo costruzione non è altro che I Grande Pentacolo di Re Salomone, facente parte della Clavicola di Re Salomone.

La clavicola di re Salomone è il più diffuso manuale pratico di magia diffuso in tutta l’area del Mediterraneo. Forse di origine caldea, babilonese o ebrea non ha nulla a che fare con Salomone, ma è stato attribuito prima allo storico ebreo Giuseppe Flavio,  poi ad Alberto Magno.clavicola1.gif

imagesCAXOD19F.jpgQui sono contenute alcune formule attribuite ad un tale Aronne Isacco, mago di corte del primo imperatore Bizantino Manuele I Comneno.

 

 

La drammatica storia del cavaliere templare e la corte Morosina-

corte-morosina.JPGcorte-morosina-venezia.JPGsangiorgioinalga2.jpgIsola-San-Giorgio-in-Alga-2.jpgCorte Morosina: una corte dove sorge Palazzo Morosini, e che fa parte di un percorso che porta alla Corte del Milion ed alla casa di Marco Polo (ora attuale Teatro Malibran)…sembra conservare il dramma di un giovane Cavaliere templare che, al ritorno da una Crociata incontrò un erede dei Morosini.

Il cavaliere, orgoglioso ed ardimentoso, aveva nascosto nell’elsa della sua spada une reliquia , un pezzo del legno della Santissima Croce che voleva Corte_morosini_01-thumb.jpgla vera storia dei cavalieri templari.jpgportare al prevosto di Colonia, sua città natale.

Nella nave che li riportava in occidente  dalla terra santa egli strinse amicizia con il nobile veneziano Morosini,  ed al loro approdo a Venezia il Morosini invitò il cavaliere presso il suo palazzo per riposare prima di raggiungere la sua meta. Le fece così conoscere sua sorella, donna di grande bellezza, dolce ed affascinante. Ci volle poco perchè il cavaliere si corte-morosina-arco-bizantino.JPGinnamorasse di lei, ed a lei confidasse il suo segreto ed il suo orgoglio.

Ma un mattino , al risveglio, scoprì che il nobile era fuggito con quella che non era sua sorella ma la sua amante, portandosi via la reliquia. Il giovane impazzì quasi dal dolore e dalla delusione, e si racconta che ogni notte il giovane si aggirasse per quelle calli ed i campielli alla ricerca forsennata dei traditori e della reliquia che con tanto amore e non senza rischi aveva portato con sè, per donarla alla sua città.

Poi, un mattino, davanti all’arco del portale vennero ritrovati l’elmo, lo scudo, l’armatura vuota e la spada (senza elsa) dello sfortunato cavaliere templare, e da allora non si seppe più nulla di lui.

Se entrate in corte Morosina, sopra l’arco di ingresso potete osservare una patara corte-morosini-bas-relief-francesca-zambon.jpgraffigurante un elmo ed uno scudo…si dice  a ricordo del coraggioso cavaliere, così crudelmente tradito e scomparso misteriosamente!

Un simbolo delle varie, possibili vicende umane che hanno percorso nei hotel luna baglioni.pnghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgluna-hotel-baglioni-venezia_051120091430116341.jpgsecoli una città simbolo dell’incontro tra oriente ed occidente, porto sicuro per i cavalieri templari che, raggiunto il suo Porto,crearono una sede importante, come la scuola che divenne poi locanda della Luna, per diventare poi albergo baglioni, ed ora è uno dei più importanti hotel veneziani chiamato Hotel Luna Bagloni, e dopo aver custodito un tesoro (così si dice) nell’isola di S. Giorgio in Alga,  presero diverse strade per raggiungere i conventi da cui, come consacrati come corpo militare, erano legati dal giuramento d’onore.

 

 

Maria Maddalena, Giuseppe d’Arimatea e le tracce della Passione di Cristo a Venezia

Maria_Maddalena.jpgMeravigliosi misteri e storie da valutare: lascio a chiunque la possibilità di fare le proprie scelte! Venezia e la sua reliquia, mistica, del Sangue di Cristo: come già scrissi , nella Basilica dei Frari c’è il reliquario con i resti del sangue di Gesù Crocefisso, si dice raccolti da Maria Maddalena, quando il corpo, seguendo le tradizioni ebraiche, venne ripulito e cosparso di oli, ed appunto la teca “contenente questa reliquia” , conservata presso la Basilica dei Frari è stata vagliata, e questa valutazione ha portato alla consapevolezza che in quella teca è conservato sangue essiccato misto ad oli.

Il prezioso reperto venne trafugato dalla Chiesa di S. Cristina a Costantinopoli dal condottiero, Provveditore del Senato della Serenissima e capitano di terra e di mare Melchiorre Trevisan, nel 1479.

Chiesa dei Frari a Venezia.jpgAltareReliquie.jpgRitornato in patria il condottiero donò la preziosa reliquia, nel 1480 ai frati minoriti della Chiesa dei Frari. E qui da allora è conservata, contenuta in una boccetta di cristallo, racchiusa in un reliquario realizzato da uno dei più grandi orafi, Evangelista Vidulich, che, nativo di Zara, si era trasferito a Venezia (da Committenze Artistiche di Nikola Jaksic). Il tutto contenuto in un preziosissimo ed enorme porta reliquie.

Monumento a Melchiorre Trevisan ai Frari.jpgPer i suoi servigi alla Serenissima a Melchiorre Trevisan venne donato il Palazzo Cappello Trevisan in Canonica, dietro San Marco, decorato splendidamente con marmi policromi, e venne eretto un monumento funebre consistente in una statua che lo rappresenta , scolpita da Lorenzo Bregno e collocata nella Cappella a lui dedicata ,nella Basilica dei Frari.

Il Trevisan morì nel 1500 a Cefalonia.

AndreaDandolo.jpgDoge Andrea Dandolo.jpgSi presume che anche a San Marco, nella gloriosa Basilica, vi sia un’altra teca contenente il prezioso liquido: tutto ciò nasce dal racconto di Andrea Dandolo (1306-1354), il Doge bellissimo, uomo estremamente colto, laureato a Padova, nipote di quell’Enrico Dandolo che, per diversi motivi ( e ne parleremo in seguito) fece parte della quarta crociata.

San Longinio.jpgNella sua “Cronaca di Venezia”, il doge racconta che il celebre avo avrebbe ottenuto l’autorizzazione a portar via da Costantinopoli ben quattro reliquie: una croce d’oro appartenuta a Costantino, un braccio di San Giorgio martire, una parte della testa di Giovanni il Battista ed un’ampolla contenente il sangue di Gesù, raccolto da Giuseppe d’Arimatea quando il centurione Longino colpì al costato Gesù crocefisso, e ritrovata da Elena, madre di Costantino, imperatore d’Oriente. Si sa inoltre che altre “testimonianze” della passione di Cristo vennero portate a Venezia in quell’occasione: un chiodo con cui era stato trafitto Gesù,( un altro si trova custodito nella chiesetta gotica all’interno delle Gallerie Giuseppe d'Arimatea.jpgEnrico Dandolo.jpgdell’Accademia) due spine della corona con cui crudelmente venne “incoronato”e una parte dell’asta con cui era stata porta la spugna imbevuta d’aceto al moribondo. Ultima, ma importante e “moltiplicata” la reliquia della santissima croce, custodita sia col tesoro di San Marco, sia nella Scuola Grande di S. Giovanni Evangelista.

L’intenzione di rendere onorevole la razzìa di Enrico Dandolo nelle chiese di Costantinopoli con un atto di omaggio a lui dedicato è alquanto curiosa, ma comprensibile visto che l’autore parla di un antenato, uomo all’avanguardia e straordinario che con la sua politica aveva reso la Serenissima potente ed ammirata.

Comunque sia dell’ampolla contenente il sangue di Cristo si parla, sempre nelle Cronache in occasione di un furioso incendio che nel 1231 distrusse parte del “Santuario”, dove venivano conservate le reliquie da cui miracolosamente si salvarono i frammenti della Santissima Croce e l’ampolla contenente il sangue che recava un cartoncino legato al collo Spina della Corona nel Tesoro di S. Marco.jpg250px-Scuola_di_San_Giovanni_Evangelista.jpgnel quale era scritto:” Sanguinis Christi”.

Gallerie dell'Accademia.jpgIn seguito, grazie ad un inventario compilato nel 1283 in cui erano descritte le reliquie viene menzionata una ” ampulla una de cristallo in qua est sanguis Salvatoris nostri Jesus Chirsti ornata auro et una perla desuper et est in quadam ecclesia argenti”.

O tramite le mani amorevoli della Maria Maddalena, o per il gesto pietoso di Giuseppe d’Arimatea, comunque sia, chi crede non può fare a meno di avvicinarsi un pò di più al mistero del figlio di Dio fatto uomo, e che ha donato il suo sangue per l’umanità.

Tra i Templari e i Massoni a Venezia

imagesCAH2C39S.jpgAbbiamo già parlato della presenza dei Templari a Venezia è attestata dal 1187, dal lascito del terreno chiamato Fossa Putrida  per l’edificazione di una chiesa dell’Ordine, da parte del Vescovo di Ravenna.

E’ dall’edificazione di S. Maria in Capite Brogli, nell’area dell’Ascensione a S. Moisè (prima sede del Priorato) che diventerà poi la Chiesa di S. Giovanni in Bragora.

Tra gli alleati veneziani nella guerra contro i Genovesi  vi sono i Cavalieri Teutoni ed i Cavalieri Templari, ed ai primi la Serenissima dona il terreno per l’edificazione della Santissima Trinità,  ed ai secondi una forte somma di denaro per ampliare la sede del Priorato.

imagesCAAE8AS9.jpgimagesCABHOLAL.jpgAutori del XVIII secolo sostengono l’eredità e continuità dell’ordine dei Templari sotto la bandiera della Massoneria.
L’esoterismo templare sarebbe stato acquisito dagli Arabi dalla Chiesa Esoterica Cristiana di S. Giovanni il Battista, precursore della Vera Luce.

imagesCAQLACBJ.jpgimagesCA5GT2MJ.jpgLa devozione dei Templari a S. Giovanni spiegherebbe la devozione tributata, anche a Venezia, alla testa del Santo, custodita post mortem dai discepoli e poi trasmessa ai Templari, collegando in qualche modo l’ipotesi con l’identificazione della stessa col cosidetto Bafometto.(una delle tante spiegazioni che vennero date per questa inquietanta testa, raffigurata in alcuni castelli dei templaqri francesi).

Eredi dei Templari, e dichiaratisi maestri della costruzione ecco che i Massoni a Venezia ritrovano nella più antica Scuola Veneziana delle arti, quella dei Tajapiera,il loro riscontro naturale.

piera1.jpgLa confraternita nasce e diventa potente ed articolata avendo l’incarico di ricoprire tutta Venezia con la pietra (specialmente quella d’Istria) per cui si costituì sotto l’egida dei ” Santi Coronati ” con la Mariegola, cioè l’atto costitutivo, nell’anno 1307  inizialmente presso l’ospedale di S. Giovanni Evangelista, dove, in una stanza a piano terra si tenevano le riunioni imagesCAV3X9MO.jpgimagesCA9HHSV2.jpgdel Consiglio dell’ Associazione presieduto da Gastaldo. E qui, con la nascente confraternita dei vetrai sviluppa voarckadumia a Venezia.jpgvoarckamudia.jpguna associazione segreta, antenata della loggia massonica, chiamata ” Voarckadumia”. Primo elemento di congiunzione tra costruttori, alchimisti, rosacrociani e nuovo elemento di unione nei ” liberi muratori”.

I Tajapietra iscritti all’arte erano in varie maniere tutelati: si racconta che quando uno dei Bon cadde  dall’impalcatura di S. Giovanni e Paolo venne erogata alla vedova, dal giorno successivo, la pensione per  crescere il  figlio che fu poi inserito nella bottega di Daniele Masegna.

L’arte di divideva in quattro gradi: garzoni, lavoranti, maestri, padroni di officina.Questi ultimi erano chiamati anche Paroni de Corte, perchè i lavori di taglio delle pietre venivano svolti nei cortili.

quatuor_coronati.jpgNel 1515 la Confraternita si trasferì a S. Aponal ( S. Apollinare), dove, grazie all’interessamento di Pietro Lombardo acquistò  un fondo dalla parte del Campanile per costruirvi la propria sede.Tale costruzione, in calle del campanile  presenta ancor oggi sulla facciata, nella parte alta  il bassorilievo con i “quattro Santi Coronati” e la scritta “MDCLII SCOLA DI TAGLIAPIERA “.

Di notte per Sant’Aponal si passava solo se tagliapiera, o scultori, e c’era un ronda di sorveglianza.

Soltanto nel 1723 o 1727, secondo il Sagredo gli Scultori si divisero dagli scalpellini.

La sede della Scuola di S. Aponal era abbellita da vari dipinti, alcuni conservati  ora ai Musei dell’Accademia, la tavola che si trovava sull’altare con i Santi Coronati, di Vincenzo Catena, ed il Polittico di S. Ambrogio di Bartolomeo Vivarini.

imagesCAZV139D.jpgVi era inoltre un altare marmoreo con scolpiti ai due lati gli strumenti del mestiere. L’altare si trova ora in custodia nella Chiesa di San Silvestro.

piera2.jpgTra gli strumenti in uso dei “taiapiera” c’erano lo s-ciapin, scalpello che serve per piera3.jpgimages.jpginiziare a scolpire il blocco grezzo; Le punte, per lavori imponenti , come ad esempio scavare i pozzi; Scalpelli, di varie misure; martelli per le superfici da squadrare  o da raddrizzare; ed infine i compassi, altamente evocativi per quanto riguarda questa confraternita con  le finalità dei massoni.

 

Tutt’ora esiste a Venezia una loggia massonica conosciuta e rispettata, e che può vantare comunque una lunga storia legata alla ancor più lunga storia di una Repubblica , Stato unico al mondo, che accoglie qualsiasi pensiero, qualsiasi associazione che abbia come scopo ultimo la crescita non solo economica ma anche intellettuale del mondo, ed in questo senso Venezia può essere di esempio a tutti!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arte ed esoterismo a Venezia: il magico Vittore Carpaccio

quadro di Carpaccio.jpgDi Carpaccio si notano i primi quadri verso il 1490, e i veneziani lo seguono, appassionati, fino al 1525, data della sua morte: sono 35 anni di espressione trasognata, incanto contemplativo, umanesimo del pensiero, ansia di conoscenza ed illuminazione della fantasia del Quattrocento (benchè sia vissuto così a lungo nel nuovo secolo) al potere di astrazione rispetto alle  crisi e di rinnovamento, che ebbe invece il primo cinquecento, ai tempi del Tiziano ( e successivamente del Giorgione).

L’opera di questo pittore apriva alla cultura dell’epoca un’ansia di conoscenza che offre imprevedibili implicazioni Storia di S. Orsola 1.jpgStorie dei S. Orsola.jpgrispetto ai simbolismi da lui usati.

Già dai primi teleri di Sant’Orsola, eseguiti dal 1490 al 1495 si avverte un taglio compositivo, una inquadratura spaziale e prospettica, un gusto inventivo, una verve figurativa aristocratica e popolare allo stesso tempo, per cui si è portati a far spaziare anche al dilà di Venezia la cultura formativa dell’artista.

In questo senso le ipotesi non sono mancate, e tutti i dati che ne conseguono coinfermano che l’artista aveva un’avidità culturare eccezionale, in una Venezia che alla fine del quattrocento si apriva alla cultura, alle scienze, alle arti ed all’universo esoterico che non ha alcun confronto con nessun’altra epoca della sua storia.

Storie di S. Orsola 4.jpgStorie di S. Orsaola 3.jpgEcco allora la predilezione per le leggende medievali e le vite dei santi, racconti aperti ai ricorsi più importanti della fantasia, in cui si avverte una ricerca esoterico spirituale.

Carpaccio sicuramente era a conoscenza della “leggenda aurea” scritta dall’Arcivescovo di Genova  Jacopo da Varagine nel tredicesimo secolo, nella traduzione italiana di Nicolò Manerbi,molto interessante seguire lo svolgersi del racconto letterario: il primo episodio del Leggenda aurea.jpgJaciopo da Varagine.jpgJacopo da Varagine 1.jpgleone , che ferito ad una zampa da una spina si reca al Convento, ove S. Gerolamo Jacopo da Varaginre 2.jpgviveva ritirato, per farsi togliere la spina. Il tema presenta due motivi semplici: la serena tranquillità del Santo , portato a fare il bene degli animali, ed i timore dei frati che fuggono spaventati( S. Giorgio degli Schiavoni a Venezia).

Tra gli altri animali si riconosco la faraona, il pappagallo, il pavone ( tipico del bestiario rosacrociano) il cervo, la lepre, il capriolo, il castoro e l’antilope: sembrano studiati dal vero, e probabilmente è così: ed anche le piante raffigurate fanno parte di un mondo e di una simbologia tipicamente esoterica, legata alla natura, all’uomo, alla vicinanza, nella santità, dell’uomo a Dio.

S. Agtostino.jpgSan Gerolamo e il Leron.jpgAltro documento importante è il quadro “le visioni di S. Agostino”( telero nella Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale a Venezia) e S. Agostino nello Studio (S. Giorgio degli Schiavoni) in cui sembra che il Carpaccio abbia raffigurato con l’immagine del Santo il Cardinale Bessarione, il quale aveva donato alla Scuola del Carpaccio una ambito privilegio riguardante una bolla episcopale, che appare quindi in evidenza dipinta in primo piano. Ma il quadro pù importante del Carpaccio, una lunghezza di tre metri e sessanta, che richiama, proporzionalmente, i cassoni di Paolo Uccello di cinquant’anni prima, come ci suggerisce il Longhi, è ” S. Giorgio colpisce il Drago” a  S. Giorgio degli Schiavoni.

Cardinale Bessarione.jpgSimbolicamente il terreno dove avviene lo scontro  è studiato dal vero con indagine minuziosa, e si tratta di frammenti d’uomo, la giovinetta sembra che respiri ancora, e le  carcasse del cavallo, della pecora, ognuno con i suoi peculiari caratteri, in un orrido che si accresce per la visione dei ramarri, dei rospi, dei corvi, dergli avvoltoi e perfino della biscia d’acqua che ingoia una rana. Anche l’albero è ammorbato dal fiato del drago e proprio dalla sua parte presenta rami secchi, perchè la presenza del drago, dice il racconto, è pestifera.

E questo ed altri quadri che richiamano la natura, la bassezza della bestia, la debolezza dell’uomo nel poter affrontare le cattiverie, ed arrivare al sublime, al massimo, a ciò che tutti i santi che si sono battuti contro i draghi, e che li hanno distrutti, sono riusciti a fare con la forza della fede.

San Giorgio colpisce il Drago.jpgStorie di S. Orsaola 3.jpgStorie di S. Orsola 4.jpgOvunque l’artista, l’arte, e specialmente a Venezia, erano legati all’esoterismo, alla volonta ed alla capacità di andare oltre all’uomo, a trasfigurarsi e a trasfigurare per arrivare al divino, e raggiungendolo, perpetrare il “grande cambiamento” il cammino perfetto per la pietra filosofale.

 

Lido di Venezia, dai Crociati alla Mostra del Cinema

s_nicolo_ponte_romano.jpgIsola del Lido.jpgAnticamente litus era il nome del Lido, cioè litorale, una lingua di terra lunga dodici chilometri che separa la Republica di Venezia dal Mare Adriatico.

Isola del Lido di Venezia.jpgLa sua formazione avvenne dal trosporto dei fondali naturali, a causa dei detriti dei fiumi dalla parte della laguna nel regolare e priodico movimento delle correnti marine-fluviali.

La sua forma naturale proteggeva e protegge Venezia dalle furie del mare, dalla minaccia degli assalti dei corsari e dei pirati dalmati.

Da quest’isola partirono tutte le grandi imprese di Venezia del Dogado, e poi della più estesa Repubblica Serenissima di Venezia.Da qui partirono  e qui fecero ritorno le flotte del doge Pietro Orseolo (anno 998), dopo Lido di Venezxia.jpgaver liberato il mare dai corsari Dalmati. L’Adriatico venne denominato Mare Nostrum, e la grandezza di Venezia si espanse per tutto il Mediterraneo, diventando la Regina dei Mari.

Nello Stato della Repubblica di Venezia venne istituita una “Magistratura”che avrebbe tutelato queste zone, e furono nominati i Povveditori sui Lidi incaricati di salvaguardare questa località.

ossa di SW. Nicolò al Lido.jpgDoge Domenico Selvo.jpgChiesa di S. Nicolò o Nicoleto a Lido.jpgNel 1071, per acclamazione del Popolo, nella chiesa di S. Nicolò ( S. Nicoleto) fu nominato doge Domenico Selvo.

Nel 1099 nell’isola arrivò parte delle ossa del corpo di S. Nicolò che a causa del trafugamento si erano spezzate, le altre parti vennero inumate nella Chiesa di San Nicolò di Bari, e quello che rimase a Venezia venne conservato e adorato nella chiesa di San Nicolò o San Nicoleto, come dicono i Veneziani.

pavimento della chiesa.jpgla IV crociata.jpgcrociati.jpgEnrico Dandolo.jpgconvento e chiostro di S, Nicolò.jpgNel 1202 la zone diventò la base dei Cavalieri Crociati francesi in attesa di partire per la IV crociata agli ordini del Doge Enrico Dandolo.All’epoca vennero costruire grandi capanne di tavole per soldati, e scuderie per i cavalli.

In seguito nel 1500 in questa zona venne eretto un Torrione, chiamato Castel Vecchio, e venne completata una fortificazione  formata da un corpo centrale merlato con una terrazza ai lati. Il torrione di destra, innalzando al centro un alto torrione con una lanterna , aveva funzione di faro.

caserma_pepe_veduta_aerea.gifQuest’opera, che isolava una gran parte del territtorio  del Lido, possedeva all’interno i quartieri per i soldati ( i fanti de mar) e un edificio adibito alla costruizione della polvere da sparo ( tezon per i salnitri), le stalle, il convento e la chiesa di S. Nicoleto.

caserma_pepe_leone_ingresso_monum.gifcaserma_pepe_ingresso_monumentale.gifFanti de Mar.jpgTale edificio racchiudeva in sè potenzialmente le caratteristiche delle Caserme moderne, e Caserma divenne. Nel 1600 divenne Caserma dei Fanti de Mar, diventati in seguito Compagnia dei Lagunari, e la Caserma, vero monumento all’arte della fortificazione, venne chiamata poi Caserma Pepe. Purtroppo tale caserma è ora abbandonata, senza alcuna funzione. Da ammirare il bellissimo cortile, reso suggestivo dall’uso dei mattoni che creano un’atmosfera di intonazioni cangianti che variano a seconda dell’ora, dal rosa, all’arancione e al rosso infuocato.

cimitero portale.jpgcimitero erbaioco.jpgCimitero ebraioco 3.jpgcimitero ebraico 4.jpgNel 1389 venne istituito qui il Cimiteo Ebraico, uno dei più belli e suggestivi che si conoscano, e successivamente, poco distante, il Cimitero dei Protestanti Anglicani.

Ora al Lido si può andare in automobile, l’isola è impreziosita dall’annuale Mostra del Cinema di Venezia, ma per chi ha voglia di guardare oltre, c’è ancora da vedere un passato glorioso ed importante.

Massoni e la Basilica di S. Marco a Venezia

imagesCAL51VDN.jpgAvevamo parlato dei taiapiera veneziani, della loro corporazione legata prima ai templari e poi alla Massoneria.

E proprio i muratori, i costruttori (come i tagliapietra) lasciarono una loro evidente traccia sulla facciata della Basilica di S. Marco.

Ma come i tagliapietra si sono riuniti in confraternita, divisa poi in gradi, così come i regolamenti massoni (cioè i grandi muratori) sappiamo che i loro santi protettori erano i quattro coronati, cioè liberi muratori che si erano rifiutati di scolpire statue di divinità pagane per l’imperatore Diocleziano. I loro nomi erano Claudio, Nicostrato, Sinfroniano e Simplicio. e per il rifiuto vennero martirizzati.

Essi vennero rappresentati nell’arca di S. Agostino da Pavia, eretta intorno al 1370 da fratelli Comacini (Bonino, Matteo e Zeno).

imagesCA2RZ64L.jpgNell’introduzione del regolamento dell’ordine dei tagliapietra tedeschi si legge: IN nome del Padre, del figliolo, dello Spirito Santo, della Gloriosa Vergine Maria ed anche dei quattro tagliatori giustiziati sotto Diocleziano.

Vi è comunque un’altra versione, la più accreditata dai Massoni, che riguarda i quatuor coronati, e che comunque è una sovrapposizione di due leggende:

Quattro fratelli Severus, Severinus, Cerfophorus e Victorius era soldati agli ordini di Diocleziano, ma all’ordine dell’Imperatore di adorare gli idoli pagani si rifiutarono per cui vennero uccisi e i loro corpi dati in pasto ai cani.

Ma le spoglie rimasero intatte, per cui la gente pietosa li raccolse e li seppellì nelle tombe di Claudius, Nicostratus, 4.jpgimagesCAL6F9FY.jpgSinphronius, Castorius e Simplicius, scalpellini messi a morte dall’imperatore qualche tempo prima per essersi rifiutati di scolpire statue pagane.

Da questa sovrapposizione ecco l’immagine dei quatuor coronati con gli attrezzi tipici dei muratori. Nel “Poema Regius dell’Ars Massonica” (1390) vi è l’aggancio con l’arte massonica classica : ” affinchè possiamo apprendere bene questi articoli e questi punti tutti insieme, come fecero questi quattro Santi martiri che diedero grande onore a questa arte, che furono così buoni massoni come non ce ne saranno nella terra.

imagesCAXEI8UT.jpgimagesCAHCODRC.jpgimagesCALQEUOI.jpgIl più antico documento massonico è chiamato regio perchè si trovava alla Royal Librery, poi venne trasferito al British imagesCA5U6B5V.jpgMuseum.

Il regolamento comacino formò quindi il quadro di ciò che fu poi la corporazione.

I comacini, maestri ed allievi, avevano necessità per l’autodifesa in un ambiente estraneo e parzialmente avverso, di una unione che sopravvivesse, ad un ordinamento prettamente artigianale, con un legame personale e partecipativo.

Benedetto Antelami, uno degli allievi dei maestri comacini venne a Venezia, contattando così i tagliapietra veneziani i quali si riunirono appunto in confraternita, recependo ed accettando le regole massoniche, sotto l’egida  dei quattro coronati. Rimangono inoltre tracce documentate della presenza a Venezia, verso la metà del 14° secolo, degli architetti Pietro Baseggio e Enrico Tajapiera che sembra abbiano collaborato alla costruzione di palazzo Ducale.

imagesCATCHTWG.jpgUno dei simboli più importanti di questa appartenenza alla Massoneria era rappresentata, oltre che da altri simboli, anche da dei nodi di Salomone raffigurati, disegnati, incisi, su mosaici, o su colonne: il significato di questi nodi è sia il legame di fratellanza e di unione, tipico dell’iconografia massonica che il concetto della Santissima Trinità, e sulle colonne rappresentano un legame che va dalla terra al cielo.

Colonne_annodate_2_small.jpgColonne_annodate5.jpgColonne_annodate3.jpgColonne_annodate_Venezia.jpgSulla facciata della Basilica di S. Marco vi sono quattro colonne legate da nodi, inframmezzate da finestrelle graziosasmente ornate, e sopra ogni nodo appare il simbolo degli evangelisti, da sinistra a destra il Bue, simbolo di Luca, il Leone, Marco, l’Aquila, Giovanni (il santo più venerato dai Massoni) e l’uomo Alato per Matteo.

Non solo, ma anche una parte della balaustra, sempre al piano superiore, è ornata da colonne “annodate”.

imagesCA624KVK.jpgcolonna_annodata_Verona.jpgDiverse colonne col nodo si trovano in altre città italiane, come a S. Zeno, a Verona, costruite in marmo rosso, a MIlano ecc.

 

 

 

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