Venezia del 700: città sospesa tra le sue arti, la laguna permeata da una sottile malinconia.

meravigliosa venezia.jpgDalla fine del seicento  all’inizio del declino, Venezia si racchiude in sè stessa, nell’orbita della sua indipendenza, delle sue  memorie, della sua estrema avidità di vita, come se si trattasse di una creatura viva che sente sospesa la malinconia d’un tempo ineluttabile che passa e si trasforma in realtà.

L’idea dominante del lungo tramonto e l’illusione, una forma di abbaglio della coscienza politica e sociale per cui ci si afferra al passato non potendo dominare il presente, e senza intravvedere luci o indicazoni per il futuro.

teatro-la-fenice-venezia.jpgcanaletto_venezia_piazza_smarco_sudest.jpgmobile veneziano del 700.jpgE nella Venezia del 700 si impongono il teatro lirico e di prosa, con il tipico stimolo all’evasione che essi e la musica comportano nell’epoca.

Ed in questo periodo si diffondono i giocolieri , gli indovini, i cantastorie tra il popolo, e i pittori, i musicisti ed i poeti tra la nobiltà, quasi per far svolgere lo sguardo a qualche altra cosa che non sia la realtà, verso una francescoguardi1.jpgridotto.jpgdivagazione raffinata, composta come un minuetto , regolata da un clima sociale sospeso in un comune senso di gioco, allietato dalle musiche, dai colori, e dalle opere artigiane raffinate e di squisita fattura.

L’arte del settecento veneziano è forse la più rarefatta, impalpabile, quasi irragiungiubile da afferrare per quel soffio di fantasia che crea una magia, consona e conforme a questa città da fiaba e l’avvolge per allontanarla da terra, facendola navigare sulle sue arlecchino.jpgsaltimbanchi.jpgsaltimbanchi 1.jpgartisti.jpgacque per quella grazia e quell’equilibrio che richiamano in ultima sintesi la bellezza perfetta , limpida ed apolinnea, al dilà della violenza delle passioni.

ciarlatani a Veenzia 1.jpgciarlatani a Venezia.jpgciarlatano_15.jpgPredominano nella Serenissima alcuni caratteri comuni a tutta la civiltà europea del settecento, in quella città artistica e letteraria così armonica e concorde che si viene a creare nel settecento in Europa, ma alcune componenti di fondo proprie della civiltà veneziana stabiliscono le qualità più appariscenti e rafforzano i nessi segreti che le determinano.

venezia-1.jpgVittore_Carpaccio_012.jpgvenezia14.jpgE numerose famiglie patrizie, quelle dotate di mezzi, costituiscono una specie di corte, in una struttura sociale più semplificata  e talvolta con predilezione e tendenze popolari, dato che il tessuto urbano e la struttura di base della Repubblica tendono a rendere più legate ed omogenee le classi sociali.

veneziq 700.jpgVenezia bucintoro.jpgVenezia_760-02-38-47-1351.jpgUna venezia fiabesca, quindi, sognatrice, ammaliata di sè stessa, che si specchia, come Narciso , nella sua laguna, e da questa trae ispirazione ed in questa quasi si avvolge tra i fumi della nebbia o i meravigliosi bagliori che la laguna dona, come preziosi gioielli alla luce, ai vetri molati delle finestre in un gioco spettacolare di riflessi, quasi una eco di richiami luminosi ed iridescenti…la preziosa Venezia e le sue arti!

 

Venezia : Palazzo Lezze ed i suoi simboli alchemici in uno dei suoi luoghi più suggestivi!

Chiesa_dell'Abbazia_della_Misericordia_(Venezia).jpg270px-Scuola_vecchia_della_Misericordia_(Venezia).jpgVicino ad uno dei luoghi più affascinanti della Venezia poco conosciuta ai turisti, quel campo meraviglioso pavimentato con cotto rosso,e con la Chiesa e l’antica scuola della Misericordia a dominare tanto colore e tanta bellezza, con il loro aspetto austero venne eretto Palazzo Lezze, per commissione del procuratore di San Marco Giovanni da Lezze agli inizi del 600, per poi venire completato dal 1645 al 1663 dal famosissimo Baldassarre Longhena.

Palazzo Lezze1.jpgPalazzo Lezze 1.jpgPalazzo Lezze della Misericordia.jpgL’architetto, di origine ebraica, e molto legato alla cabala ed esperto di studi alchemici ( basta pensare alla Basilica della Madonna della Salute e dai suoi simbolismi cabalistici e rosacrociani) ornò con patàre di significato alchemico questa costruzione, che, fino all’avvento di Napoleone era uno scrigno prezioso di opere d’arte di Tiziano, Veronese e Tintoretto.

Nelle patare vengono rappresentati momenti diversi della metamorfosi alchemica: Nella prima appare l’immagine di un uomo (l’alchimista) che si posa su due cigni, simboli Palazzo Lezze 1 small.JPGPalazzo Lezze 3 small.JPGPalazzo Lezze 2 small.JPGdella purezza, dell’albedo (il biancore della luce) dell’umido (aria ed acqua insieme) e della purezza, che porta alla sublimazione dell’opera : infatti i cigni accostati a due serpenti, simboli dello zolfo e del mercurio…materiali che trasfigurano la mutazione, tutto sopra due coccodrilli che rappresentano la materia prima: ogni materia, ogni stato, ogni trasformazione è un elemento ed un passaggio del fine  principale Palazzo Lezze 4 small.JPGPalazzo Lezze 5 small.JPGdell’alchimia: non esiste materia vile di per sè, ma essa è soggetta. grazie ai vari stadi delle modifiche a sublimarsi via, via, arrivando allìopera compiuta, alla vicinanza dellìuomo al sublime, all’essenza vera del creato.

Nella seconda vengono rappresentate due arpie ( elementi che congiungono lo spirito umano all’aria, all’etereo) che si posano su due cigni. In una terza viene rappresentata un’aquila con due teste, ed il suo simbolo è l’aria, ancora in divenire, poichè da due ne resterà una soltanto.

Ecco le meravigliose immagini che sono state rappresentate a salvaguardia del palazzo, a cercare di rappresentare quanto di Palazzo Lezze 6 small.JPGsublime, di meraviglioso, di elevato può fare l’uomo, attraverso la conoscenza delle materie, dei pianeti, dei minerali..di tutto quanto insomma  ha a disposizione la gente comune per poter cercare, dentro di sè, la vicinanza alla perfezione divina.

Quanti piccoli gioielli poco notati possono donare ricchezza d pensiero, piacere puro per l’arte e motivi di riflessione in una delle zone più suggestive di Venezia, città ancora tutta da conoscere e da scoprire, percorso doveroso per chi desidera cercare arte e bellezza …….

Il Magistrato alle Acque nella Venezia del ‘700, centro europeo dell’ingegneria ed architettura moderna.

Fusta del Canaletto.jpgIl settecento veneziano, prodromo purtroppo del declino della serenissima, fu, come il cinquecento, uno dei più grandi secoli per questa Repubblica: operarono Tiepolo, Canaletto, Guardi, Goldoni, Gozzi, Vivaldi, ed operarono degli architetti, precursori dell’architettura razionalista neo-classica, e quindi dell’architettura moderna.

Il Magistrato delle Acque a Venezia fu il centro di studi interdisciplinari nel senso più moderno ed operativo: tutta una tradizione tecnico-funzionale dell’architettura nacque e si sviluppò a Venezia, contrapponendosi, fin dal cinquecento, a quella di tipo aulico di origine principesca del Rinascimento.

Questo tipo di architettura era legato al “ramo dei servizi pubblci” ( Pevnser), e quindi diversa sia sul piano formale che ideologica a quella del barocco e del Rococò delle grandi corti europee ( stili che comunque riprenderò in un altro mio post).

Francersco Algarotti.jpglodoli_tp_web2.jpg220px-Coronelli_Portrait_2.jpgAndrea Tirali (1657-1753)può essere considerato il padre di questa tradizione razionalista e illuminista veneziana, che si affermò in seguito in tutta Europa. A lui si affiancarono architetti cone Lodoli, Algarotti e Memmo, e scienziati – tecnici come il geografo Vincenzo Coronelli e il matematico Bernardino Zendrini, oltre architetti come Scalfarotto, Lucchesi, Piranesi e Temanza, che in qualche modo prese il suo testimone, libro dedicato a Temanza.jpgproseguendo il suo disegno, tutti funzionari del Magistrato delle Acque della Serenissima nella prima metà del seicento.

” E’ in questo ambiente che nasce quell’architettura neoclassica  che sperimenta nuovi materiali e rivaluta, sul piano estetico, la ricerca tecnico scientifica degli ingegneri (G. C. Argan).

Il Tirali, figlio di muratori e muratore lui stesso , percorse durante la sua lunga carriera tutti i gradi del Magistrato delle Acque: vice proto ( 1688) Proto (1694) e Soprastante dell Opere straordinarie ai Lidi (1726): stretto collabioratore ed amico di Zendrini operò come tecnico delle acque alla realizzazione di ponti, rive, pozzi, fognature, argini e fortificazioni, e operò il restauro della pavimentazione della Piazzetta dei Leoni.jpgPiazzetta dei Leoni a S. Marco, e studiò persino “casselle per le scovazze da metter sul molo” ( E. Bassi, architettura del 600 e 700 a Venezia).

Opera di Bernardino Zendrini - Murazzi.jpggoethe.jpgLo stesso Gothe, che osservava tutti i particolari notò durante la sua visita a Venezia nel 1786 che i “tombini della Piazzetta di S. Marco costruiti con lo stesso buon sistema della Piazza Grande”: per dedicarsi poi alla visita ai Murazzi a Pellestrina.

Del Tirali furono la sistemazione del Forte di S. Felice (1702), la chiesa della Trinità con l’annessa scuola dei Battuti (1703) e Palazzo Grassi (1703-1714) a Chioggia, e la piccola chiesa ottogonale di S. Maria del Soccorso, e quella di S. Vito a Pellestrina.

Chiesa della SS. Trinità a Chioggia.jpgForte di S. Felice.jpgSin dal 1720 il Tirali studiò, in collaborazione con Bernardino Zendrini le difese a mare, che erano ancora impostate sul vecchio sistema di “palade” sia di dighe fatte di pali, costosissime per la loro manutenzione “lima veramente logoratrice e fatale per il pubblico erario” secondo una scrittura del Magistrato delle Acque dell’epoca.

Nacque così l’idea dei Murazzi, che sarà definitivamente pozzolana 1.jpgimpostata dallo Zendrini dopo il 1735, il quale suggerì di usare la pozzolana, un tipo di cemento sconosciuto allora, e che ” si indurra all’acqua in modo tale che diviene in brevissimo tempo non dissimile dalla stessa pietra”.

Fu Tommaso Temanza che nel suo Zibaldone ci da la conferma che ” furono di lui (Tirali) opera li due pezzi di argine di pietra viva sopra il litorale di Pellestrina; cioè al Lido dopo il Caroman alle Magre”.

Targa ai Murazzi di Pellestrina.jpgErede di questa grandiosa opera di ingegneria  idraulica fu appunto il Temanza, quando fu nominato Proto ai Lidi. Egli scriveva, assumendo questa carica: “le opere a pozzolana erette sinora a Caroman ( Pellestrina) eccitano la curiosità degli stranieri e vederle, e saranno un giorno una delle cose meravigliose della Dominante”.

L’arditezza tecnica, la purezza formale fanno di quest’opera, costruita in Pietra d’Istria e formata da un’alta muraglia verso la laguna ed a larghi gradoni che discendono verso il mare
rafforzati da grossi massi posti come scogliera artificiale per rafforzare il manufatto contro la forze delle onde.

dalla laguna al mare.jpgMurazzi a Pellestrina.jpgNella parte meridionale di Pellestrina, verso Caroman, costituiscono una semplice cresta in marmo, lunga circa 3 Km. senza alcun sostegno apparente di terra, in bilico tra le acque tumultuose dell’Adriatico e la liscia superficie della laguna.

Il complesso dei Murazzi si estende tuttora dalla spiaggia di Sottomarina di Chioggia, murazzi del lido.jpglungo tutta la costa di Pellestrina, per riprendere poi sul litorale di Malamocco mfino al centro del Lido, per un totale di 19 Km..

Murazzi a Malamocco.jpgA commentare il significato dell’opera il Magistrato delle Acque volle apporvi una lapide: ” Ut sacra aestuaria / urbis et libertatis sedes/ perpetuum conservantur / colosseas moles/ ex solido marmore / contra mare posuere / curatore aquarum/ an. Sal. MDCCLI / ab. Urbe cond. MCCCXXX.

Proprio nel momento del lento declino di Magistrato delle Acque.jpgMurazzi di Malamocco.jpgVenezia i suoi tecnici, i suoi artisti erano tra i più aggiornati ed avanzati di Europa. E lo scritto di Goethe  si rifà proprio a questa muraglia quando dice: “Tutto ciò che ci circonda è pieno di nobiltà e l’opera grandiosa e veneranda di forze umane riunite è un monumento maestoso non di un solo principe, ma di tutto un Popolo.

 

Venezia : dalla Sensa alla fiera

Ascensione di Gesù 1.jpgAscenmsione di Gesù.jpgascensione.jpgNella Venezia antica, fino al 1500 circa, si usava legare alla  ricorrenza dell’Ascensione di Gesù al cielo ad una festa carica di simbolismi e di significati politici. Ultimamente la festa è stata ripresa a Venezia, ma con valenze turistiche.

Invece, per il significato importante della Repubblica, veniva officiato lo Sposalizio del Mare da parte del Doge, che benediceva e gettava in mare un anello nuziale, simbolo del legame stretto tra la Serenissima e cio’ che la legava a quest’elemento sia per i trasporti, sia per i commerci, sia per la supremazia che questa straordinaria Repubblica era riuscita a costruire tra occidente ed oriente, dando lezione ad altri paesi europei di capacità illuminate di governo, di rapporto con altre etnie, e di apertura mentale.

barche allo sposalizio del mare.jpgsensa-031.jpgNel 1400 la liturgia dello stato toccò il culmine della sua rappresantatività proprio con questa cerimonia che si articolava così: Il giorno dell’Ascensione, all’alba, il ” Cavalier” , il Doge incaricato dei preparativi cerimoniali stabiliva se il mare era abbastanza calmo per un corteo di barche: se così era, egli otteneva la vera nuziale dai funzionari delle Ranson vecchie ( galere gloriose che avevano partecipato alla battaglia di Lepanto)ed annunciava l’inizio della Sensa.

bucintoro altro.jpgDopo la celebrazione della Messa in San Marco, il doge, gli alti magistrati e gli ambasciatori stranieri si imbarcavano sul Bucintoro, la galea cerimoniale del Doge, con decorazioni raffiguranti la Giustizia e con le insegne della Repubblica. Nel frattempo il Coro della Cappella di San Marco cantava mottetti e le campane delle chiese cominciavano a suonare.

Intanto il Verscovo di Olivolo (Castello) sulla sua barca a fondo piatto (piatto) si univa al corteo delle navi.

Canaletto sposalizio.jpgI riti religiosi della benedictio si svolgevano nell’imbarcazione del Patriarca: due canonici iniziavano col cantare liriche religiose ed il patriarca benediceva le acque ed i canonici cantavano horemus.

Il Bucintoro dogale veniva affiancato dall’imbarcazione patriarcale, ed il primicerio di San Marco intonava per tre volte ” Asperges me hyssopo et mundabor”. Poi la barca contenente il Patriarca girava per tre volte attorno al Bucintoro, questi benediceva il Doge, usando un ramoscello d’ulivo come aspersorio.

usi di Venezia con lo spoasalizio del mare.jpgQuando il corteo raggiungeva l’imbocco della laguna,li dove per un attimo  si aveva contatto diretto con il Mare Adriatico, aveva luogo la sacra cerimonia: ad un segnale da parte del Doge  il Patriarca vuotava in mare una grossa ampolla  (mastellus) di acqua santa, ed il Doge, a sua volta, lasciava cadere in mare il suo anello d’oro dicendo: ” Desponsarum te Mare, in signum veri perpetique dominii”.

Dopo la cerimonia il Doge  e i suoi ospiti si fermavano a S. Nicola al Lido, per pregare e per un banchetto che durava fino a sera.

Svolgendo le Cerimonie della Sensa i Veneziani del XVI Secolo  ricordavano la leggenda del Papa Alessandro III (  di cui abbiamo già parlato, e che comporta, oltre all’assoluzione plenaria per chi recita un’ave davanti alla piccola immagine della Madonna, con sotto ora, la statua del  sacerdote) anche un’altra assoluzione plenaria per chi prega nella Basilica di San Marco entro le due settimane successive alla ” sensa”, e tendevano ad enfatizzare:stampa Sposalizio del mare.jpgL’anello come segno del favore papale,e lo Sposalizio come simbolo del Dominio Veneziano e la Benedizione come atto propiziatorio.

I doni di Papa Alessandro III e lo Sposalizio del Mare erano le principali componenti leggendarie e ritualistiche  del mito imperiale di Venezia.

sposalizio del mare 3.jpgC’è comunque un ultimo particolare che va segnalato: Esiste una curiosa convergenza linguistica: se è vero infatti che Sensa  in Veneziano significa ascensione,  è altresì chiaro che il lemma è lo stesso di “senseria”, mediazione, percentuale sull’affare; il che, in una Repubblica a forte connotazione mercantile come quella veneziana, esprime una strana ambiguità di fondo: Non a caso già dal 1180 venne allestita, in concomitanza con questa celebrazione, una vera e propria Fiera, dove, alle merci esotiche provenienti dai commerci veneziani, si affiancavano i prodotti raffinati dell’artigianato locale.

sposalizio del mare 2.jpgmopdello del bucintoro.jpgl'ultimo Bucintoro.jpgbucintoro-particolari.jpgbucintoro e sposalizio del mare.jpgLa mostra venne allestita  dapprima in barche in legno e poi ospitata in Piazza San Marco, nel recinto di botteghe disegnato dal Sansovino nel 1534, e la Fiera della Sensa divenne una delle maggiori esposizioni europee.

 

La bellezza della maternità e la dolcezza di chi la aiuta!

Desidero affidare queste mie parole alla maternità, di cui oggi si dedica la festa . e non solo alla maternità fisica….che è frutto di esperienze pregresse, di progetti comuni o no che hanno coinvolto o coinvolgono un’altra persona, soggetto della paternità! ed è proprio al frutto di una capacità fisica o anche solo creativa di poter far nascere nuove persone ma anche nuove idee e nuovi processi mentali.

Io come madre, e orgogliosa futura  nonna, so cosa vuol dire partorire una creatura concepita in comune con la persona amata. e so che nonostante il progetto comune e la partecipazione più sentita, l’esperienza del parto è qualcosa di unico, che la donna vive con le proprie sofferenze, con il propro coraggio facendo fronte alle proprie paure di persona consapevole, si, ma non del tutto preparata ad un’esperienza che può diventare cruenta: e tutto ciò mi rende orgogliosa innanzi tutto dell’essere donna, ma non soltanto, di essere un individuo che porta qualcosa di meraviglioso e nuovo al mondo!

E allora , proprio in questo giorno, desidero rendere omaggio alle persone innovative, a chi , con le proprie idee ha contribuito e contribuisce al miglioramento del nostro modo di pensare, ad illuminare, con le proprie capacità e i propri studi il cammino della scienza; a chi con la propria costanza e i propri sacrifici riesce a donare sollievo a quelle donne, malate di Aids ed ai loro figli, che sopravvivono con dolcezza e tenerezza!

Per me la maternità è portare in sè creature non consapevoli, tenerissime, dolcissime, che nulla hanno chiesto e che non conoscono il proprio destino…creature che , al sicuro nel ventre materno si muovono, sbadigliano, dormono…..rassicurate e serene, che verranno poi catapultate, all’improvviso in un mondo fatto di fame, sete, sofferenze…..ed è anche portare idee, pensieri, capacità che, se giustamente sostenute potrebbero rendere la vita…tutte le vite, degne di essere affronte e vissute!

E a questo io mi sento di congratularmi con chi, madre o non madre, uomini,, donne….donano vita alla vita!!!!! Auguri a tutte le mamme e alle persone che queste donne seguono con abnegazone e rispetto!!!!

I trasporti interni veneziani e le sue merci: l’ingegno e la capacità di distribuire le merci…vero esempio di logica e capacità mercantili!

canaletto_il_campo_san_giacometto.jpg5.Banco Giro.jpgLa struttura del centro economico della Serenissima partiva attorno a Campo S.Giacometo, a parte il famoso Banco Giro e Calle della Securtà, luoghi nevralgici per quanto riguardava la struttura economico mercantile, si partiva dalla Calle degli Oreri (orefici) per crescere nella ricchezza e nel valore delle merci li trattate (oreficerie e vendita di stoffe pregiate in lana e in seta, broccati particolari, sete provenienti dalla Cina)6 .a-calle della securtà.jpgCalle degli speziali 1.jpgCalle del Spezier1.jpge si proseguiva con la calle degli Speziali , le botteghe delle merci orientali (spezie appunto, colori chimici e farmaceutici); altri negozi per la vendita di prodotti anche pregiati  erano disposti lungo la Ruga Vecchia, sul Ponte di RTialto  e lungo alla Salizzada fino in Campo S. Bartolomeo.

naranzaria 1.jpgnaranzaria.jpgerbaria a Venezia.jpgNegli spazi periferici che disponevano tra l’altro dell’immediata vicinanza sulla Riva del Canal Grande, erano la Naranzeria  per gli agrumi, Casaria_SANPOLO_02.jpgCasaria a Venezia.jpgCasaria_SANPOLO_07.jpgprodotti più pregiati per cui più vicini a Campo S. Giacometto, l’Erbaria, per la frutta e verdura, la Casaria per i formaggi, più oltre il Campo delle Beccarie per la vendita della carne, ed ultima, ma molto importante la Pescheria.
Riva dell'olio a -venezia.jpgPoco più avanti della pescheria si allunga la Riva dell’olio, dove si scaricavano per partite di questo prodotto provenienti dalla Sicilia, da Creta e dalla Puglia. Sull’altro ramo del Canal Grande , a Sud del Ponte, si svilupparono la Riva del vin 1.jpgRiva del carbon.jpgriva del Ferro a --venezia 1.jpgRiva del Vin, sul lato di ponente, e la Riva del Carbon e del Ferro sul lato opposto: sulle rive venivano desposti e smistati i prodotti e i materiali di maggior ingombro.

Pescaria a Venezia 2.jpgPescheria.jpgSi può osservarte come nelle ubicazioni delle diverse attività commerciali nei vari spazi del mercato si siano seguiti precisi criteri distributivi, quello, diciamo così rappresentativo,  collocando come si può notare le merci più pregiate  e le operazioni più delicate e importanti nela parte centrale digrandadole via via secono una precisa scala di valori dal centro verso le parti più periferiche, un altro criterio, dettato certamente da esigenze funzionali, era quello di adibire gli spazi più vicini al canal grande allo scarico e al commercio dei prodotti più ingombranti e più difficili da trasportare (vino, olio, verdure) e anche più sporchi e maleodoranti (carbone, pesci e formaggi) spostando verso la parte centrale i prodotti di maggior ingombro e di non giornaliero approvvigionamento più facilmente trasportabili lungo percorsi pedonali, un terzo criterio, chiamamolo simbolico ci sembra di aver collocaato nei primi piani degli edifici di Rialto  le sedi delle Pubbliche Magistrature messe quasi su un piano ideale di tutela e controllo soprastante il brulicare delle intense e multiformi attività commerciali dei privati cittadini.

250px-3906_-_Venezia_-_Rialto_-_La_Giustizia_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_10-Dec-2007.jpgPalazzo dei dieci savi..jpgNel Palazzo dei Dieci Savi alle Decime, una sorta di ministero delle finanze , venivano raccolti dazi, tasse prestiti obbligatori, etc.

La vita quotidiana dei veneziani si svolgeva proprio attorno a queste due rive e a quel _Canale, la strada grande di Venezia, la vena che portava le sue risorse in tutte le parti di questa città straordinaria, e tutt’ora rimane il lugo più importante di ritrovo, di acquisti, di merci raffinate e uniche!

 

Venezia ed i suoi palazzi che accolsero gli artisti più importanti d’Europa!

Palazzo Bolani.pngPalazzo Bellavite. targa d Giorgio Baffo.jpgVenezia, luogo di richiamo di storici, letterati ed artisti provenienti da tutto il mondo. Girando si possono leggere le targhe che testimoniano la passata presenza di questo o quel personaggio importante che li soggiornarono.

Iniziando in ordine alfabetico ecco la testimonianza della presenza dell’Aretino dal 1527 al 1536, data della sua morte, in Palazzo Palazzo Bellavite.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgBolani in Riva del Carbon a Cannaregio. La vita e le origini di Giorgio Baffo, uno dei più grandi poeti erotici veneziani, e grande amico del padre di Giacomo Casanova che sostituì nell’educazione sentimentale del piccolo , futuro cavaliere adorato dalle donne,
 sono esposte in una targa in pietra d’Istria a Palazzo Bellavite in Campo S. Maurizio.

Browning fu spesso ospite della famiglia Curtis a Palazzo Barbaro, ma morì a Cà Rezzonico nel 1889.LordB

Byron visse a Palazzo Mocenigo dopo un breve periodo in cui ca-rezzonico_m.jpgdimorò in Frezzeria, al 1676.

Alla Giudecca, sotto il nome di marchese Pellegrini dimorò, con la bellissima moglie Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, che aveva avuto modo di conoscere il Casanova (nato  nel 1725 a Corte Malipiero) in una locanda vicino al Santuario di Santiago di Compostela, e che a Venezia ebbe modo di riincontrare, assieme al misterioso Conte di Saint Germain, altro alchimista e come i suoi amici, seguace dei Rosacroce, in un appuntamento molto evocativo e quasi magico davanti alla chiesa di SS.Giovanni e Paolo in una notte profonda, misteriosa e complice di segreti inconfessabili.

Canova venne ospitato dal famoso caffettiere Francesconi, noto poi come Florian, il fondatore della famosa bottega del Caffè. L’edificio venne poi distrutto, ma l’anima del famoso artista rimane collegata al mitico Caffè Florian-

Cà Dario.jpgPalazzo Barbaro Wolkoff.jpgGabriele d’Annunzio, autore della targa posta davanti al lepidario di S. Apollonia, frasi molto suggestive, e grande amico della contessa Stampa venne ospitato presso la Casetta Rossa di proprietà degli Hohenlohe. De Regnier , il famoso poeta francese vissr a Cà Dario, palazzo masedetto, dalla fine dell’800 ai primi del novecento. A Palazzo Wolkoff , proprietà del famoso pittore, venne ospitata Eleonora Duse dal 1894 al 1897.

palazzo-fortuny-san-beneto.jpgMariano Fortuny accquistò Palazzo Orfei e qui ospitò in vari periodi Alessandro Wodkoff, Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, Isadora Duncan, John Singer Sargent, Dorothy Gish, Maria Casati Stampa.

Campo de le Gate, casa di Ugo Foscolo.jpgHotel bAUER.jpgLocanda Cipriani a Torcello.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgUgo Foscolo dimorò presso il Campo de le Gate, Goethe al Ponte dei Fuseri, Hamingway venne ospitato sia all’Hotel Bauer e alla locanda Cipriani a Torcello. Il discusso Herman Hesse a S. Trovaso, Henry James scrisse il suo “Carteggio Aspem” a Palazzo Barbaro, ospite della vedova Curtis. Sempre ospite della vedova Curtis a Palazzo Barbaro ci fu Monet, con la moglie.

hotel-des-bains-front.jpgtomba di ezra Pound.jpgtomba di Igor Stravinscky.jpgNiente di sorprendente nel soggiorno di Thomas Mann presso l’Hotel de Bains, al Lido. Mentre Nietsche prima trovo alloggio a S. Marco, per poi scrivere il suo “Aurora”alle Fondamente Nuove, e mai luogo fu più appropriato considerata la visione che da questa fondamenta si poteva godere: il cimitero monumentale di S. Michele.

Palazzo Valmarana.jpgCole Porter troivò alloiggio negli anni trenta presso Cà Rezzonico, mentre Ezra Pound, tumulato proprio a S. Michele usciva ogni mattina in Fondamenta Cà Balà. Rilke fu ospite del Palazzo Valmarana di proprietà della principessa Marie Von Thurm and Taxis.

Palazzo Corner del Sansovino.jpgRolfe, chiamato anche Corvo Bruno  venne ospitato prima a Palazzo Mocenigo Corner, per poi morire a Palazzo Marcello. Altro personaggio importante come Ruskin soggiornò prima alla Pendsione Calcina, per poi venire ospitato nel Palazzo del Barone Wetzlar, l’attuale Hotel Gritti.

E dal 1858 al 1859 Wagner onorò la sua presenza in questa meravigliosa città creando a Palazzo Giustinian  il II atto di Tristano e Isotta, per poi Palazzo Vendramin Calergi.jpghotel-danieli-venezia_large.jpgvivere dal 1862 al 13 febbraio 1863 presso Palazzo Vendramin Calergi, dove morì.

E l’Hotel Danieli ebbe l’onore di ospitare George Sand, Charles Dickens, De Musset, Honorè de Balzac, Proust, Wagner.

Questo per raccontare quanto Venezia sia  stata faro e centro meraviglioso di cultura dove le personalità più importanti e che creavano l’arte in Europa trovarono la necessità di soggiornare e confrontarsi con personalità così vive, così importanti, complesse e a volte discusse, e tra questi chi scelse di finire i propri giorni qui. Arte, acqua, aria e luce…cultura, immagini , particolarità che hanno creato l’humus importante per l’eredità culturale dell’intera Europa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venezia e le opere d’arte nelle scuole, scrigni preziosi di bellezza e tradizione.

1-Schola Grande di S- Rocco.jpgLa vivacità artistica popolare di Venezia è documentata dalla straordinaria ricchezza di opere d’arte nelle scuole e in particolare di pittura, scultura ed arte applicata. In gran parte dei casi ci si deve riferire ad opere andate perdute o disperse rispetto alle indicazioni degli inventari conservati che elencano con gran cura tutti gli oggetti appartenenti alla scuola.

Le opere d’arte erano lungamente ricercate presso gli artisti ed erano frutto, molto spesso, delle economie di cui i confratelli si facevano partecipi mediante le decisioni del Consiglio direttivo  della scuola, decisioni  che puntualmente venivano segnate nei libri dei conti e nel catastico, spesso con i singoli contributi e le rateazioni.

San Giorgio degli Schiavoni.jpgLa Scuola di S. Giorgio degli Schiavoni  tra le minori, e quella di San Rocco tra le grandi hanno il raro privilegio di aver conservato intatto il loro patrimonio artistico e di presentare quindi al vivo una documentazione esatta di  questo patrimonio, raccolto nei secoli da una inesausta passione popolare.

In tutte le Scuole , comprese quelle che avevano una propria sede, avevano un proprio altare in una chiesa,m e la Pala d’Altare diventava un simbolo pubblico di tutto il sodalizio, che specchiava nell’opera d’arte la propria ambizione ed il proprio gusto artistico . Da questo si può dedurre una delle regioni più importanti del grande sfarzo di pittura e di decorazione che troviamo in quasi tutte le chiese veneziane, la storia di ogni singolo altare può darci di riflesso non solo il fatto devozionale ma anche l’incentivo e l’orgoglio delle singole scuole per le opere d’arte.

Santa Barbara di Palma il vecchio a S. Maria Formosa.jpgScuola grande di S. Giovanni evangelista.jpgscuola grande di S. Maria delle Grazie.jpgCitando qualche caso, la scuola dei bombardieri aveva il proprio altare nella vicina chiesa di Santa Maria Formosa, con la “Santa Barbara” di Palma il Vecchio, la scuola dei Mascoli nella Basilica di San Marco aveva una Cappella con sculture e paliotto d’altare di Bartolomeo Bon, mosaici di cartone di Michele Giambono, Andrea Mantegna e Andrea del Castagno; la scuola dei cinturati, fabbricatori di cinture, aveva una propria Madonna nella chiesa di S. Felice di Giovanni Bellini; la scuola dei Fiorentini aveva Donatello ai Frari.pngBasilica dei Frari a Venezia.jpgnell’altare nella chiesa dei Frari una scultura di Donatello.

SS. Giovanni e Paolo.jpgOgni scuola aveva un gonfalone che veniva portato in processione , e per dipingerlo venivano indetti concorsi tra i vari artisti: Vittore Carpaccio ad esempio dipinse quattro cicli di pitture per quattro scuole piccole: il ciclo di S. Orsola nella scuola omonima, a S. Storia di S. Giorgio.jpgGiovanni e Paolo, il ciclo di S. Giorgio a S. Giorgio degli Schiavoni a S. Antonin, il ciclo Storia di S. Orsola a SS. Giovanni e Paolo.jpgdella storia della Madonna per la Scuola degli Albanesi a S. Maurizio, e il ciclo di S. Stefano per la scuola dei “laneri” (lavoratori della lana) a S. Stefano.

Gli inventari delle Scuole, infine, oltre ad elencare gli oggetti di uso comune , testimoniano la predilezione dei confratelli per le opere d’arte applicata, spesso di grande valore artistico, quale la croce astile , che precedeva le insegne della Scuola nelle processioni, come si può vedere nel ciclo dei ” il miracolo della Croce del Carpaccio.jpgProcessione a Venezia di Gentile Bellini.jpgMiracoli della Croce” eseguito da Giovanni Bellini e dai suoi allievi intorno al 1490 per la Scuola di S. Giovanni  Evangelista, gli stendardi, i reliquiari , i paramenti, gli arredi sacri che erano portati in processione con comune orgoglio.

Delle innumerevoli opere d’arte racconterò in seguito, ma basta fare un giro per le chiese, accostarsi agli altari, o visitare una Scuola grande (S.Rocco, con i suoi meravigliosi teleri del Tintoretto) per poter aprire le emozioni e l’anima a questo ampio respiro di arte di cui Venezia è scrigno magico ed incantato.

 

Venezia, S. Marco e il bocolo

imagesCAJKK75U.jpgBasilica di S. Marco.jpgPer tutti gli italiani il 25 Aprile è la festa della liberazione, ma a Venezia. assieme a questa celebrazione ce ne solo altre due. La prima è la ricorrenza della morte  di S. Marco, il patrono della Serenissima Repubblica di Venezia prima, e poi solo di questa città, è la festa del bocolo, che per le donne veneziane è la più romantica dolce..fantastica ricorrenza che riguarda proprio l’amore tenero , drammatico e delicato, che rende la giornata una dedica a tutte le donne ed a tutti gli uomini innamorati.

Il corpo del patrono fu trafugato ad Alessandria d’ Egitto, e trasportato a Venezia nell’828 da due mercanti veneziani: Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. Racconta la leggenda che i due commercianti misero il corpo del santo Traslazione del corpo di S. Marco.jpgtra la carne di maiale, facendo così in modo che, alla dogana la carne non fosse debitamente controllanta, vista l’avversione dei mussulmani per questo tipo di carne.

imagesCA45LIKS. Marco.jpgLa reliquia di S. Marco fu accolta con grande emoziresti dii S. Marco.jpgone a Venezia, perchè la tesoro 3.jpginterno San Marco.jpgstoria veneta racconta che proprio l’evangelista Marco, mentre era in vita, avrebbe evangelizzato le genti venete diventandone patrono.

leone.jpgimagesCAMXLW50.jpgNell’emblema della città venne raffigurato come un leone  alato che  regge un libro in cui c’è la scritta: PAX TIBI MARCE 2.jpgEVANGELISTA MEUS, Pace a te Marco, mio evangelista.

Ora i festeggiamenti si svolgono il 25 aprile, data imagesCA0IUN5P.jpgdella morte del Santo, ma a Venezia, prima dell’avvento di Napoleone, i festeggiamenti erano tre: uno al 31 processione 1.jpgrito per san marco.jpgGennaio, giorno in cui vennero sbarcate le spoglie del Santo Patrono a Venezia, il 25 Aprile, data della morte, ed il 25 giugno, data in cui le reliquie del Santo vennero miracolosamente ritrovate. Per le ricorrenze così importanti per la Serenissima si svolgevano processioni comprendenti il Doge, le più alte cariche della Repubblica, i nobili e la gente comune.

Quando vennero portate alla Serenissima le Sante Reliquie vennero custodite in una piccola cappella, dove ora si trova il tesoro di S. Marco, in attesa di costruire una basilica degna di un patrono così importante, ma nel frattempo la reliquia sparì, con grande sgomento di tutti, ma la volontà popolare spinse perchè fosse costruita la chiesa e venisse consacrata comunque allo storico Patrono.

Altari Maggoore di sa. Marco.jpgBasili di S. Marco a Venezia.jpgEbbe quindi inizio la costruzione della Basilica , che ebbe termine nell’832.  Dante stesso, nel suo memorabile poema scive:” Cielo e mare vi posero mano.”, ed effettivamente la Basilica è un prestigio di armi e di oro.

Il doge Pietro Orseolo il Santo la ristrutturò a sue spese  . I  lavori  iniziarono nel 1063, per proseguire poi per la volontà del doge Domenico I Contarini.  e ulteriormente vennero proseguiti, per quanto riguarda i marmi e gli abbellimenti architettonici dal suo successore, Doge  Domenico Selvo, (1071- 1084).

La Basilica venne consacrata al Santo Patrono ,quando era doge Vitale Falier, dopo un tributo di penitenza e digiuno spoglie di S. Marco.jpg§Trittico.jpgcattedera di S. Marco.jpgimages.jpgTesoro7.jpgperchè le reliquie non si erano più trovate, il 25 tesoro 8.jpggiugno 1094: alla fine del rito ecco che apparve un braccio da una colonna, o, secondo altre voci apparve il leone alato, simbolo del Santo, versione raccontata anche da Giacomo Casanova nelle sue memorie, e,  spaccato il marmo della colonna riapparve la cassetta contenente i resti del Santo. Per secoli allora venne festeggiato anche questo evento, con processioni e riti.

Ma c’è altro a Venezia, e la consuetudine è ancora più bella e delicata; Non c’è donna veneziana che al mattino del 25 aprile non riceva dal marito, dall’innamorato o anche un semp0lice corteggiatore un bocciolo di rosa rossa: si tratta della festa del Bocolo, e l’origine di questa dolce consuetudine  nasce da due leggende:

Maria Partecipazio.jpgLa storia d’amore contrastato tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi.

Nell’intento di superare gli ostacoli dovuti alla differenza sociale Tancredi partì per la guerra, cercando di ottenere una fama militare per renderlo degno al lignaggio della sposa.

Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto agli ordini di Carlo Magno, egli cadde ferito a morte sopra un roseto, che si tinse del rosso del suo sangue.

imagesCA6L40NW.jpgPrima di morire Tancredi affidò al suo amico Orlando  un bocciolo di quel roseto perchè lo consegnasse all’amata.

Orlando, fedele alla promessa, giunse a Venezia il 24 Aprile e consegnò alla dama il bocciolo quale estremo messaggio d’amore dell’innamorato.

La mattina seguente, 25 Aprile, la nobildonna venne trovata morta nel suo letto con il bocciolo sul petto.

Da allora i veneziani usano quel fiore come emblema del loro pegno d’amore.

imagesCAH3MNIU.jpgimagesCAISXACG.jpgLa seconda leggenda invece narra di un roseto che cresceva accanto alla tomba dell’Evangelista Marco. La pianta sarebbe stata donata ad un marinaio della Giudecca, di nome Basilio come premio per aver aiutato nel trafugamento del corpo del Santo. Piantato nel giardino della sua casa, alla morte di Basilio il roseto divenne il confine della proprietà divisa tra i due figli.

In seguito avvenne una rottura tra i due rami  della famiglia, e la pianta smise di fiorire. Un 25 aprile di molti anni dopo un discendente di un ramo della famiglia si innamorò, ricambiato, di una discendente dell’altro ramo. Si innamorarono imagesCAJUVB3O.jpgguardandosi attravero il roseto che separava i due giardini, ed il giovane , vedendo un bocciolo di rosa, l’unico, lo raccolse e lo donò alla fanciulla che già amava. In ricordo di questo amore che avrebbe restituito l’affetto e l’armonia alle due famiglie i veneziani offrono ancor oggi il “bocolo” rosso alla donna amata.

 

Venezia città nave.

4921_venezia_canal_grande.jpgLa personalità di Venezia e la sua struttura intrinseca a partire dal XVI secolo sono state fortunatamente e prodigiosamente documentate dal geniale incisore Jacopo de Barbari che nelle sue opere testimoniò una visione aerea che la dice lunga sulle sue capacità e sulla sua genialità, oltre alla conoscenza profonda di questa città-

Da punto di vista topografico Venezia è divisa in due grandi zone dal percorso sinuoso del Canal Grande, grosso modo una a nord-est e l’altra a sud ovest. La striscia della Giudecca non è che un completamento urbanistico di questa seconda zona.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgarsenale.pngIl Canal Grande però, anzichè dividere la città divenne il punto di sutura delle due zone: Esso era infatti l’arteria dove confluivano i percorsi secondari e sopratutto le principali attività commerciali. Prima di essere una bella strada di rappresentanza il Canal Grande è stato una parte, forse la più importante, della zona portuale.

Dal punto di vista residenziale non sono espressamente identificabili zone ben definite debarb.jpgDeBarbari_1.jpgdal punto di vista residenziale ed economico perchè le diverse tipologie di abitazioni, cme precerdentemente abbiamo notato, sono mescolate in uno stresso nucleo urbano, tutta via si possono identificare zone caratterizzate dall’insediasmento di case popolari abitare da pescatori , marinai o prestatori d’opera come gli Arsenalotti della zona di Castello, e Nicolotti della zona di Dorsoduro o di S. Nicolò dei Mendicoli.

Altre zone più periferiche erano caratterizzate da abitazioni di un certo tono (palazzi e palazzetti) dotati di orti e giardini, come nella parte più settentrinale di Cannaregio ed in quella meridionale della Giudecca.

I Palazzi più ricchi e si affacciavano spesso sul Canal Grande, assieme alle case Fondaco, mentre i magazzini erano prevalentemente posti sulle sponde di Castello, di Dorsoduro e della Giudecca.

canaletyto 1.jpg05_Magazzini-del-sale.jpgLe zone commerciali interne alla città si sviluppavano di conseguenza in vicinanza delle sponde del Canal Grande , attorno a Rialto, verso il centro di S. Marco e attorno ai principali nuclei urbani come S. Polo, S. Giacomo dell’Orio, S.S Apostoli, S. Maria Formosa, S. Stefano ecc. Inseriti in questa organizzazione urbana ben precisa e quasi coinnaturati con essa, vi erano i complessi urbanistici dei conventi.

250px-Ca'_d'Oro_facciata.jpg250px-Venice_-_Chiesa_di_S__Maria_Formosa_01.jpgEssi si possono dividere in due tipi, rispetto alla collocazione topografica, i numerosi conventi posti lungo il perimetro esterno della città, quasi una corona continua a sua protezione (come i conventi dei Benedettini) e i grandi complessi conventuali centrali.

Come si vede Venezia è composta da tanti elementi eterogenei, ciascuno con una precisa funzione, distribuiti con criterei di razionalità e di ordine, come incastrati tra loro in uno spazio stretto e vincolante.

Sestiere-CastelloVenezia-a23591478.jpgVenezia dall'alto.jpgSembra di osservare l’interno di una nave dove lo spazio limitato costringe a collocare ogni cosa dove deve essere collocata ” Ogni cosa al suo posto ed ogni posto ha la sua cosa” secondo un antico detto marinaro.

Il senso di solidarietà ed il rispetto reciproco sono caratteri tipici della gente di mare, virtù indispernsabili a chi deve vivere a lungo strettamente vicino, in condizioni quasi sempre di disagio e spesso di comune pericolo. Dobbiamo credere perciò che proprio questa mentalità marinara sia stata una delle radici di quel capolavoro urbanistico che è Venezia , una città cioè letteralmente circondata dall’acqua.

 

 

 

 

 

 

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