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Venezia: il sottoportego della pietra rossa e della Madonna della Peste.

sottoportico-corte-novaA Venezia, città magica, esoterica ma anche solidamente pragmatica c’è un sottoportico , “sottoportego della Corte nova” , tra corte Nova e Calle Zorzi, che racchiude nella sua storia tutto ciò che è enigmatico, strano e da raccontare comunque a tutte quelle persone che non conoscono la strana storia della pietra rossa.calle zorzi

il sottoportego della pietra rossala pietra rossaNel 1630 una pia donna, quasi mistica, di nome Giovanna, abitante nel Sestiere di Castello , ebbe la visione della Madonna che le raccomandò, per vincere la peste, di dipingere un quadro rappresentante la Sua immagine e quelle dei santi Rocco, Sebastiano e Giustina, e di esporre questo quadro appeso alla parete del sottoportego della Corte Nova. E così fecero gli abitanti del sestiere, informati dalla mistica, che decorarono il sottoportico con il quadro richiesto dalla “Madonna” e , di fronte un altra rappresentazione della Vergine.

capitello-corte-novaE infatti il sestiere e specificatamente la zona legata a queste immagini rimasero indenni dal terribile morbo, che all’improvviso si dileguò, così come sparì il quadri miracoloso, ma a terra, tra i masegni ne rimase uno di colore rosso,
dove, a voce di popolo , la peste, per volere della Vergine, era sprofondata , lasciando finalmente sana la Serenissima.

la pietra rossaDa allora i veneziani che camminano nel  sottoportego si guardano bene dal calpestare quel masegno rosso temendo di portare con se sfortuna o disgrazie…tra religione , fede e superstizione, ma comunque sia, meglio non sfidare la sorte!!!!

Con Giacomo Casanova l’immagine culturale e politica d’Europa e la decadenza di Venezia!

Giacomo Casanova 1.jpgalchimia.jpgGiacomo Casanova, veneziano fino all’osso e per questo cittadino del mondo testimonia nelle sue memorie la vita politica e sociale del 1700 con sguardo acuto ed attenta analisi politica (da brava spia e anche Massone) racconta l’europa del 1700, e  anche attraverso  un’ampia e fondata conoscenza della medicina e della scienza del tuo tempo, spacciata a ogni piè sospinto come alchimia, come contatto con spiriti elevati, con il credere rosacrociano, da un’idea della tecnologia dell’epoca.

Concordamente al marchese de Sade anche Casanova trova illogico il comportamento e l’abbigliamento delle donne: ” se giudichiamo la bellezza di una donna dal suo viso e sade.jpgCASANOVA.jpgamante di ùcasanova.jpgsiamo costretti poi a sopportare ” se le parti che non ci mostra sono tutto il contrario di ciò che la grazia del volto ci fanno immaginare, non sarebbe più naturale e più conforme alla ragione andare sempre in giro col viso coperto e per il resto nudi e innamorasrsi di un corpo, non desiderando altro per coronare la nostra passione che un bel visetto corrispondente alle grazie donne veneziane.jpgmaria_luisa_austria.jpgducato di Parma, Piacenza e -guastalla.jpgche ci hanno fatto innamorare? ne deriverebbe che solo le donne col viso brutto esiterebbero fino alla fine a scoprirlo e che le belle lo farebbero più facilmente. Ma le brutte non ci farebbero sospirare per appagare i  nostri desideri: ci accorderebbero tutto pur di non essere disposte a scoprirsi. (vol. VI cap.  VIII).

Viaggiando per l’europa Casanova non esita a descrivere quelle che ritiene le peculiarità di quelle etnie: descrive “la boria dei francesi che appena impossessatisi dei ducati di Parma , Piacenza e Guastalla mostravano di sentirsi superiori a tutti”, aggiungendo che gli uomini francesi erano gelosi delle loro amanti e non delle proprie mogli.

220px-Voltaire.jpg350px-Alchemist's_Laboratory,_Heinrich_Khunrath,_Amphitheatrum_sapientiae_aeternae,_1595.jpgCi racconta, nelle sue memorie, che conversando con Voltaire concorda su un punto: il popolo è felice solo se oppresso, soggiogato  e tenuto a catena, e parlando della Repubblica di Venezia afferma che vi si gode della più ampia libertà, e che la sua condanna al carcere, da cui scappò avventurosamente e che narrò nella “Fuga dai piombi”, fu dovuta ad un abuso della sua libertà, e che a volte ritenne giusta, per cui avevano avuto ragione a farlo imprigionare anche senza le ordinarie formalità (vol. VI cap. X). Degli inglesi fa notare la passione per le scommesse ,lo straordinario aplomb con cui accettavano che la colpa di un componente di famiglie nobili non declassasse, in caso di condanna (compresa la pena capitale)il nobile casato, ma con l’espiazione del colpevole l’onore della famiglia fosse salvo.

Straordinario il racconto di un suo viaggio in Olanda, a bordo di una slitta a vela, veneti2.jpg220px-Diego_Valeri.jpgda Amsterdam a Zaandam: ” il viaggio mi parve straordinariamente divertente . Arrivammo presto grazie ad un vento impetuoso che ci fece raggiungere la velocità di quindici miglia inglesi all’ora (circa 24Kmh).

Nella sua Histoire vi è però un’acuta analisi della società Veneziana nel finire del 700, e che Diego Valeri descrisse: ” E’ una Venezia che ride e folleggia in tristezza, che s’inebria di casacca-busto-fra-galgario-1750.jpgveneziq 700.jpgpiaceri innocenti e no, pur avendo coscienza della sua labilità esterna ; che si fa bella, più bella che mai , nell’aspettazione della morte  (Storia delle Civilità veneziane). Venezia infatti languisce ed è prossima alla fine della sua esistenza come Repubblica indipendente, e non bastano nè le ricchezze raggiunte, nè il prestigio e la memoria della passata potenza, a garantirla dalle avide monarchie che le alitano sul collo, invidiose delle sue fertili terre, e più ancora del suo aperto sbocco al mare e della sua antica, gloriosa esperienza marinara.

Una decadenza imminente di cui, proprio Giacomo Casanova può essere l’emblema. La fine di uno stato glorioso, illuminato, unico al mondo consumata nelle feste di Colonne di Marco e Todaro.jpgcarnevale, nei lussi, nella libertà morale…il cuore di noi  veneziani che, comunque sia, della storia della nostra fantastica Serenissima siamo orgogliosi perchè a volte essere troppo avanti, precorrere i tempi, può essere azzardato e se vogliamo pericoloso, ma nessun altro stato può vantare un passato così aperto e libero culturalmente, saggiamente amministrato e scientificamente seguito in una realtà così mobile, così legata alla natura, alle maree, ad un territtorio unico ed affascinante!
 

I maestosi, alchemici ed esoterici leoni di Venezia.

Leone di S. Marcfo alla Porta della Carta di Palazzo Ducale.jpgleone_san_marco_venezia_ala987.jpgLeone di S. Marco sulla colonna in  Piazzetta.jpgL’effige del Leone, simbolo di S. Marco e della Serenissima, si può trovare un pò dappertutto a Venezia: il classico leone alato che regge con la zampa il libro con la scritta ” pax tibi Marce, evangelista meus”, innanzi tutto proprio a Palazzo Ducale, sulla  Porta della Carta, o sulla torre dell’orologio, nella piazzetta dei Leoni,  quindi, da chimera trasformato in leone sulla colonna dedicata a S. Marco.

leone-torre-orologio.JPGPiazzetta dei leoni.jpgPer un certo periodo la Serenissima ospitò dei leoni in carne ed ossa, ospitati in palazzi privati o addirittura in edifici pubblici: il 12 settembre 1316 una leonessa, ricoverata in una gabbia nel cortile di Palazzo Ducale partorì dei piccoli, destando grande gioia e scalpore nella città che vide in quell’evento un buon auspicio per le sorti della Repubblica.

IN Piazza S. Marco veniva tenuto in una gabbia doraata un leone vivo, ma questi morì sembra avvelenato dalle dorature delle sbarre. Durante il Il casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgCarnevale del 1762 venne esposto un leone vivo, sempre in Piazza S. Marco, diventato famoso perchè ritratto da Pietro Longhi nel suo quadro “Il casotto del leone”, conservato ora nella pinacoteca della fondazione Querini Stampalia, circondato da cani mascherati e sicuramente ammaestrati.

Questo simbolo è stato raffigurato rampante, cioè di profilo, in moleca ( granchio nel periodo della muta del carapace)cioè seduto di fronte, accosciato, con le ali spiegate a ventaglio, vessillifero, cioè recante la bandiera della serenissima, visto di profilo.

leone-san-marco-moleca.JPGUno dei Leoni in Moleca più famosi è quello che sul campanile di S. Aponal sorge dalle acque, a significare la supremazia di Venezia nei mari europei, conservato ora, assieme ad altre raffigurazioni nel Museo Correr, un altro nell’appartamento del Doge, a Palazzo Ducale (XV secolo)

L’immagine classica del Leone veniva raffigurata con 350px-I_Leoni_dell'Arsenale.jpgil libro aperto in tempo di pace, e chiuso in tempo di guerra, mentre il leone sguaina una spada.

Altri possenti ed imponenti sono collocati davanti all’ingresso dell’Arsenale, e leone all'Arsenale.jpgLeone con altra testa all'Arsenale.jpg6056_-_Venezia_-_Fondamenta_dell'Arsenale_-_Leone_di_San_Marco_(sec__XVI)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_4-Aug-2007.jpgdi questi uno porta delle scritte runiche, ora molto consumate, ( legato ad una leggenda abbastanza conosciuta a Venezia, che vi ho già raccontato) ,  statue portate dalla Grecia da Francesco Morosini, uno siede placidamente in Campo Manin, altero in tutt la sua regale maestosità, ed infine un altro si può ammirare a Palazzo Ferro Leone alato in Campo Manin.jpgLeone a Palazzo Ferro Fini.jpgFini.

Altri due leoni sono collocati sul portale del campanile di S. Polo, uno dei quali è aggredito al collo da un biscione, ispirati, sembra, da un monito che il Consiglio dei Dieci pose a tutti coloro che tradivano Venezia, qualcuno dice in occasione della decapitazione di Marin Faliero, altri (ed io sono tra quelle), visto il simbolismo leone a S.jpgleoni e albero della vita.jpg6554_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007.jpgdel biscione, pensano che si trattasse dell’esecuzione capitale del Conte di Carmagnola ( a questo argomento ho dedicato un post qualche tempo fa).

715px-6555_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007a.jpgAltri due leoni medievali si trovano sul muro di una casa al traghetto di S. Tomà, mentre lottano e distruggono serpenti e draghi, ed infine, sul pluteo della Cattedrale di Torcello sostengono l’albero della vita, assumendo quindi, nel linguaggio del bestiario alchemico una particolare importanza, vista la propensione esotereica della città.

Venezia ed il suo simbolo, i Leoni, che comunque i veneziani ed anche i veneti in genere continuano a “porre di guardia” sopra pilastri di cancelli, o nei giardini…maestosi e formidabili nella loro regalità e potenza…simboli sempre vivi per i figli di questa terra e di questa grandissima Repubblica.

 

Venezia; città delle locande ed alberghi dal Medio evo ai giorni nostri!

Antica locanda allo Sturion.jpgCalle drio la Scimia.jpgVenezia città accogliente e dal 1300, centro nevralgico dell’Europa. Città cosmopolita sapeva ospitare adeguatamente, con calore e piacevolmente visitatori più o meno importanti. Risalendo al Medio evo si può annotare l’esistenza di alberghi e locande che andarono via via aumentando nei secoli.

Nel 1355 venne costituita l’organizzazione degli “albergatori”, denominati “cameranti” i quali, come tutte le schole dei mestieri veneziani si riunivano ogni lunedì sera presso la chiesa di San Matteo a Rialto.

La Serenissima non creava problemi burocratici per l’apertura di una locanda o di un albergo: bastava l’autorizzazione del Maggior Consiglio, un’insegna con il nome dell’esercizio, e pagare una tassa. Ogni ospite veniva registrato e dotato di un “foglietto di residenza” senza il quale poteva essere arrestato.

VENEZIA-PONTE-DELLE-TETTE.jpgLocandaSturionCarpaccio_sm.jpgIl personale femminile doveva aver superato i 30 anni, per escludere l’opportunità di meretricio all’interno degli alberghi, così come non potevano essere ospitate prostitute. Ma, si sa, gli albergatori riuscivano a transigere alla legge, offrendo letti “guarniti”, cioè compresi di cena, ospitalità, qualche donnina del Ponte delle Tette e ricovero per i cavalli (questo fino alla fine del 1500 quando ancora si andava a cavallo e le locande erano fornite di stalle) e la servitù.

Le locande più famose, chiamate “osterie” erano quella “alla Storion” (la cui insegna si può notare nel quadro di Carpaccio del Miracolo della Santa Croce a Rialto, della “Campana” del famoso Marin Sanudo, che raccolse i diari di Venezia dell’epoca, della Spada, della  famiglia Foscari, della Scimia, della Stella e del Sol, tutte a Rialto, e quelle del Cappello del Pellegrino, del Cavalletto, del Selvatico, della Scarpa, tutte nella zona di S. Marco.

I prezzi erano piuttosto alti, (Venezia era una città molto cara) .

cantina-do-spade-esterno.jpg220px-Ca_da_Mosto.jpg2429-Hotel_Danieli_Venezia_.jpgDal 1600 le locande fecero il loro ingresso sul Canal Grande, dove i Palazzi vennero trasformati ed adibiti allo scopo: come quello del Leon Bianco, ai Santi Apostoli, già Palazzo da Mosto, la cui insegna è ben visibile di un quadro del Canaletto di cui fu ospite l’imperatore GiuseppeIInel 1769  e nel 1769 e nel 1782 gli eredi al trono di Russia.

Nei primi anni dell’ottocento il proprietario Giuseppe dal Niel danieli2.jpghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgluna-hotel-baglioni-venezia_051120091430116341.jpglasciò il vecchio palazzo veneto-bizantino  e trasferì il suo Albergo in un altro Palazzo in Riva degli Schiavoni, fondando l’Hotel Royal Danieli, l’albergo più lussuoso e famoso di Venezia.

Ma il più intrigante di tutti è l’Hotel Luna Baglioni,a San Marco, albergo prestigioso e lussuoso e posto proprio di fronte all’isola di S. Giorgio, che è stata la sede dei templari a Venezia… poi divenuto locanda col nome di” Locanda della luna” .tanta storia, tanti particolari meravigliosi e magici che rendono unica anche l’ospitalità in questa particolare e straordinaria città. dove chi la visita può essere ospitato in palazzi carichi di storia..e ricchi di mobili e decorazioni originali: magari sfiorato da qualche antica presenza magica…..a riflettere le iridescenze della laguna.

 

 

L’imponente convento Francescano ai Frari a Venezia, uno dei più grandi ed importanti archivi storici del mondo!

Archivio di Stato 1.jpgarchivio di Stato a Venezia.jpgUno dei più grandi ed importanti archivi storici d’Italia e del mondo è l’Archivio Storico di Venezia. Sconosciuto alla maggior parte dei turisti che visitano questa meravigliosa  città ospita una mole immensa dei fondi documentari e conserva la faccia nascosta  di una storia ricchissima , che a Veneza si manifesta agli occhi di tutti nell’eccellenza dei monumenti e delle opere d’arte.

archivio-stato-venezia-entrata-cortile.JPGBasilica dei Frari a Venezia.jpgIl complesso ora sede degli archivi  era il convento dei frati Francescani che curavano e lavoravano nella chiesa dei Frari: esso è costituito da più edifici disposti intorno a due chiostri..quello aperto al pubblico è detto chiostro dell’esterno della trinità, noto anche per le sepolture qui eseguite, il chiostro dei morti, mentre quello interno, ed il più piccolo, è dedicato a S. Antonio, e con questo nome viene nominato.

Il convento venne costruito nel 1236, per volere <(si dice ) di S. Francesco d’Assisi, e venne ampliato nei secoli successivi grazie a bonifiche territtoriali graziere al volere e all’impegno della famiglia Badoer, proprietaria del terreno.

chiostro dell'archivio di stato di Venezia.jpgNei depositi che su snodano intorno ai chiostri della SS. Trinità e di S.ANTONIO è stato ricomposto fino dal 1815 l’ordine dei fondi archivistici prodotti nei secoli dagli organi governativi, amministrativi e giudiziari della Serenissima , sia prodotti in looco, sia nei territtori d’oltremare della Dalmazia e del Levante.

Moltissimni altri fondi storici sono qui conservati: quelli delle antiche corporazioni religiose e professionali, dei notai, di molte importanti famiglie, oltre a tutta quella documentazione prodotta in secoli di relazioni col mondo intero: relazioni politiche, commerciali, culturali e spionistiche.

Entrare all’archivio di Stato è come entrare in un viaggio nel tempo della Serenissimaingresso all'archivio di stato a Venezia.jpg..i depositi si snodano in queste antichissime stanze : celle, corridoi, refettori dove i frati amanuensi si riunivano per i loro pasti frugali, per poi continuare il loro lavoro e i loro studi.,

Sotto le volte dei lunghi corridoi vengono elencate le varie documentazioni: Cancelleria segreta, Maggior Consiglio, INquisizione, Magistrato alla sanità e così via, elencando documenti consunti ed antichi ma ancor oggi vivissimi ed attuali. Volendo elencare le caratteristiche di questo meraviglioso archivio: 78 Km. di scaffalature all’interno di 368 stanze, con 1104 fra porte e vera-pozzo-cortile-archivio-stato-venezia.JPGvisita-archivio-stato-venezia.JPGcortile-archivio-stato-venezia.JPGfinestre , 40.000 mq. di pavimento e 10.000 mq. di tetto.

Tutto questo a ricordare l’importanza sociale, politica, e culturale della Serenissima: fonte inesauribile di informazioni che possono essere motivi di riflessione per chiunque creda di poter guidare con sagacia, giustizia e competenza uno stato ricco si di risorse, ma basato su un delicatissimo equilibrio: la nostra storia , splendida storia , e l’orgoglio di essere figli di una civilità così moderna e all’avanguardia!

La più antica spezieria veneziana , famosa per la sua Theriaca: La Testa d’oro!

teriaca allo Struzzo d'oro.jpgtesta nd'oro.jpgDella theriaca, l’antiveleno più famoso di Europa nel settecento , ho raccontato in abbondanza: nell’aspetto dialettale era chiamata triaca, ed era uno dei più famosi e richiesti preparati medicamentosi della Serenissima. La ricetta era segreta, e veniva preparata con erbe medicinali, preparati galenici e veleno di vipera dei colli berici, che non aveva ancora sviluppato le uova.

Fu preparata dagli speziali veneziani in base ad una ricetta che si rifaceva a preparazioni dei greci e degli arabi, e veniva chiamata Theriaca Andromachi, dal greco Andromaco. La spezieria più famosa per la preparazione di tale medicamento e rimedio antiveleno fu La testa d’oro, a Rialto, che deteneva anche l’autorizzazione di poter preparare veleni.

In una descrizione storica del 1760 si narra che si dovette aumentare la produzione del medicamento visto l’aumento di richieste in tutta Europa.

teriaca 2.jpgpreparazione della Theriaca a Rialto.pngsolco per la preparazione della Theriaca in Campo S. Stefano.pngGli addetti magazzinieri “garzoni”pestavano i vari ingredienti in un calderone posto all’esterno della spezieria (il solco di tale calderone è ancora visibile davanti alla farmacia in campo S. Stefano. Gli antichi garzoni degli spezieri erano vestiti con una giubba bianca, braghe rosse , una sciarpa gialla ed un berrettino azzurro con bordo giallo ed una piuma rossa.

Il medicinale era stato ben studiato nella sua composizione medicamentosa, e portò molti benefici con la guarigione da molte farmacia alla testa d'oro 1.pngfarmacia alla testa d'oro.pngmalattie in fase iniziale, comne la peste, la tisi, abbassava la temperatura in casi di febbre alta, combatteva le punture di scorpione e i morsi di vipera, oltre che a contrastare la rabbia nei cani, e sanava i mali di stomaco., Si narra che aiutasse anche la vista e che ridonasse la serenità.

Altra spezieria, di cui non rimane più traccia e famosa per la sua teriaca fu o Struzzo d’oro, sul ponte dei bareteri.

pone dei bareteri.jpgOra purtroppo, della più famosa spezieria di Venezia che chi scendeva dal Ponte di Rialto per raggiungere il fondaco dei Tedeschi o Campo S. Bartolomio rimane solo la preziosa immagine della testa d’oro, con incisioni intorno per illustrare la capacità degli spezieri veneziani, la profondità delle loro conoscenze dovute oltre che agli studi, anche al rapporto così stretto e proficuo con le culture orientali ed antiche: questo è il meraviglioso mondo di Venezia.

Venezia: città alchemica e il suo meraviglioso labirinto acquatico!

VENEZIA_INCISIONE.jpgL’immagine di Venezia come città è legata all’idea del labirinto: già i numeri civici sono singolarmente legati a un sistema molto particolare che rende praticamente impossibile, per chi non conosca questa meravigliosa città , trovare un indirizzo in modo pratico: ogni sestiere ha una numerazione civica che si espande da unn elemento caratterizzante il sestiere, come ad esempio un castello nell’omonimo sestiere, o la vicinanza della basilica di S. marco, per cui facilmente si potrà trovare il numero 1 accanto all’ultimo numero del sestiere.

La ricerca della destinazione diventa un’avventura meravigliosa (perchè si venezia 1.jpggira, si osserva, ci si inoltra in calli, campi e campielli) e la ricerca nella città diventa un ancorarsi a nomi di calli ( di calle drio la Chiesa che ne sono in quantità, cone Calle del Gesù o Calle della Madonna, ma qui sono distinte proprio dal Sestiere), a meno che non venga nominato un palazzo storico, o comunque noto…la buona volontà aiuta!

Tutto questo sembra in qualche modo legato all’immagine  del  “labirinto acquatico”, rappresentato nel libro alchemico , una delle prime basi dell’alchimia , “Hypnerotomachia Poliphili”, il libro conservato presso la labirinto acquatico0.jpglabirinto.jpghypnerto.jpgBiblioteca Marciana, donato dal cardinale Bessarione, ed alla base delle scienze orientali acquisite e studiate nell’occidente.

Venezia è quindi un esempio fantastico di un labirinto non solo acquatico, ricca com’è di rii, che la collegano e che diventano quasi un sistema circolatorio di un corpo vivo, vibrante, ma anche terreno, ricca com’è di calli, callette, sottoportici, rive, salizzade, campi e campielli, ma che diventa acquatico quando l’acqua alta sommerge tutto, e la rende un unicum.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgEcco quindi l’immagine e l’essenza di questa città unica al mondo : uno straordinario labirinto terreno-acquatico che la rende sempre e comunque diversa in ogni momento della sua e della vita dei suoi abitanti, confermando quindi l’essenza vera di Venezia , città d’acqua, nata nell’acqua e mutevole come le maree, dolcissima nei suoi giorni di calma, fantastica nell’iridescenza delle sue onde e abbandonata, come una donna innamorata, all’amore del suo mare e della sua laguna!

Venezia : Palazzo Lezze ed i suoi simboli alchemici in uno dei suoi luoghi più suggestivi!

Chiesa_dell'Abbazia_della_Misericordia_(Venezia).jpg270px-Scuola_vecchia_della_Misericordia_(Venezia).jpgVicino ad uno dei luoghi più affascinanti della Venezia poco conosciuta ai turisti, quel campo meraviglioso pavimentato con cotto rosso,e con la Chiesa e l’antica scuola della Misericordia a dominare tanto colore e tanta bellezza, con il loro aspetto austero venne eretto Palazzo Lezze, per commissione del procuratore di San Marco Giovanni da Lezze agli inizi del 600, per poi venire completato dal 1645 al 1663 dal famosissimo Baldassarre Longhena.

Palazzo Lezze1.jpgPalazzo Lezze 1.jpgPalazzo Lezze della Misericordia.jpgL’architetto, di origine ebraica, e molto legato alla cabala ed esperto di studi alchemici ( basta pensare alla Basilica della Madonna della Salute e dai suoi simbolismi cabalistici e rosacrociani) ornò con patàre di significato alchemico questa costruzione, che, fino all’avvento di Napoleone era uno scrigno prezioso di opere d’arte di Tiziano, Veronese e Tintoretto.

Nelle patare vengono rappresentati momenti diversi della metamorfosi alchemica: Nella prima appare l’immagine di un uomo (l’alchimista) che si posa su due cigni, simboli Palazzo Lezze 1 small.JPGPalazzo Lezze 3 small.JPGPalazzo Lezze 2 small.JPGdella purezza, dell’albedo (il biancore della luce) dell’umido (aria ed acqua insieme) e della purezza, che porta alla sublimazione dell’opera : infatti i cigni accostati a due serpenti, simboli dello zolfo e del mercurio…materiali che trasfigurano la mutazione, tutto sopra due coccodrilli che rappresentano la materia prima: ogni materia, ogni stato, ogni trasformazione è un elemento ed un passaggio del fine  principale Palazzo Lezze 4 small.JPGPalazzo Lezze 5 small.JPGdell’alchimia: non esiste materia vile di per sè, ma essa è soggetta. grazie ai vari stadi delle modifiche a sublimarsi via, via, arrivando allìopera compiuta, alla vicinanza dellìuomo al sublime, all’essenza vera del creato.

Nella seconda vengono rappresentate due arpie ( elementi che congiungono lo spirito umano all’aria, all’etereo) che si posano su due cigni. In una terza viene rappresentata un’aquila con due teste, ed il suo simbolo è l’aria, ancora in divenire, poichè da due ne resterà una soltanto.

Ecco le meravigliose immagini che sono state rappresentate a salvaguardia del palazzo, a cercare di rappresentare quanto di Palazzo Lezze 6 small.JPGsublime, di meraviglioso, di elevato può fare l’uomo, attraverso la conoscenza delle materie, dei pianeti, dei minerali..di tutto quanto insomma  ha a disposizione la gente comune per poter cercare, dentro di sè, la vicinanza alla perfezione divina.

Quanti piccoli gioielli poco notati possono donare ricchezza d pensiero, piacere puro per l’arte e motivi di riflessione in una delle zone più suggestive di Venezia, città ancora tutta da conoscere e da scoprire, percorso doveroso per chi desidera cercare arte e bellezza …….

Venezia ed i suoi palazzi che accolsero gli artisti più importanti d’Europa!

Palazzo Bolani.pngPalazzo Bellavite. targa d Giorgio Baffo.jpgVenezia, luogo di richiamo di storici, letterati ed artisti provenienti da tutto il mondo. Girando si possono leggere le targhe che testimoniano la passata presenza di questo o quel personaggio importante che li soggiornarono.

Iniziando in ordine alfabetico ecco la testimonianza della presenza dell’Aretino dal 1527 al 1536, data della sua morte, in Palazzo Palazzo Bellavite.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgBolani in Riva del Carbon a Cannaregio. La vita e le origini di Giorgio Baffo, uno dei più grandi poeti erotici veneziani, e grande amico del padre di Giacomo Casanova che sostituì nell’educazione sentimentale del piccolo , futuro cavaliere adorato dalle donne,
 sono esposte in una targa in pietra d’Istria a Palazzo Bellavite in Campo S. Maurizio.

Browning fu spesso ospite della famiglia Curtis a Palazzo Barbaro, ma morì a Cà Rezzonico nel 1889.LordB

Byron visse a Palazzo Mocenigo dopo un breve periodo in cui ca-rezzonico_m.jpgdimorò in Frezzeria, al 1676.

Alla Giudecca, sotto il nome di marchese Pellegrini dimorò, con la bellissima moglie Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, che aveva avuto modo di conoscere il Casanova (nato  nel 1725 a Corte Malipiero) in una locanda vicino al Santuario di Santiago di Compostela, e che a Venezia ebbe modo di riincontrare, assieme al misterioso Conte di Saint Germain, altro alchimista e come i suoi amici, seguace dei Rosacroce, in un appuntamento molto evocativo e quasi magico davanti alla chiesa di SS.Giovanni e Paolo in una notte profonda, misteriosa e complice di segreti inconfessabili.

Canova venne ospitato dal famoso caffettiere Francesconi, noto poi come Florian, il fondatore della famosa bottega del Caffè. L’edificio venne poi distrutto, ma l’anima del famoso artista rimane collegata al mitico Caffè Florian-

Cà Dario.jpgPalazzo Barbaro Wolkoff.jpgGabriele d’Annunzio, autore della targa posta davanti al lepidario di S. Apollonia, frasi molto suggestive, e grande amico della contessa Stampa venne ospitato presso la Casetta Rossa di proprietà degli Hohenlohe. De Regnier , il famoso poeta francese vissr a Cà Dario, palazzo masedetto, dalla fine dell’800 ai primi del novecento. A Palazzo Wolkoff , proprietà del famoso pittore, venne ospitata Eleonora Duse dal 1894 al 1897.

palazzo-fortuny-san-beneto.jpgMariano Fortuny accquistò Palazzo Orfei e qui ospitò in vari periodi Alessandro Wodkoff, Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, Isadora Duncan, John Singer Sargent, Dorothy Gish, Maria Casati Stampa.

Campo de le Gate, casa di Ugo Foscolo.jpgHotel bAUER.jpgLocanda Cipriani a Torcello.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgUgo Foscolo dimorò presso il Campo de le Gate, Goethe al Ponte dei Fuseri, Hamingway venne ospitato sia all’Hotel Bauer e alla locanda Cipriani a Torcello. Il discusso Herman Hesse a S. Trovaso, Henry James scrisse il suo “Carteggio Aspem” a Palazzo Barbaro, ospite della vedova Curtis. Sempre ospite della vedova Curtis a Palazzo Barbaro ci fu Monet, con la moglie.

hotel-des-bains-front.jpgtomba di ezra Pound.jpgtomba di Igor Stravinscky.jpgNiente di sorprendente nel soggiorno di Thomas Mann presso l’Hotel de Bains, al Lido. Mentre Nietsche prima trovo alloggio a S. Marco, per poi scrivere il suo “Aurora”alle Fondamente Nuove, e mai luogo fu più appropriato considerata la visione che da questa fondamenta si poteva godere: il cimitero monumentale di S. Michele.

Palazzo Valmarana.jpgCole Porter troivò alloiggio negli anni trenta presso Cà Rezzonico, mentre Ezra Pound, tumulato proprio a S. Michele usciva ogni mattina in Fondamenta Cà Balà. Rilke fu ospite del Palazzo Valmarana di proprietà della principessa Marie Von Thurm and Taxis.

Palazzo Corner del Sansovino.jpgRolfe, chiamato anche Corvo Bruno  venne ospitato prima a Palazzo Mocenigo Corner, per poi morire a Palazzo Marcello. Altro personaggio importante come Ruskin soggiornò prima alla Pendsione Calcina, per poi venire ospitato nel Palazzo del Barone Wetzlar, l’attuale Hotel Gritti.

E dal 1858 al 1859 Wagner onorò la sua presenza in questa meravigliosa città creando a Palazzo Giustinian  il II atto di Tristano e Isotta, per poi Palazzo Vendramin Calergi.jpghotel-danieli-venezia_large.jpgvivere dal 1862 al 13 febbraio 1863 presso Palazzo Vendramin Calergi, dove morì.

E l’Hotel Danieli ebbe l’onore di ospitare George Sand, Charles Dickens, De Musset, Honorè de Balzac, Proust, Wagner.

Questo per raccontare quanto Venezia sia  stata faro e centro meraviglioso di cultura dove le personalità più importanti e che creavano l’arte in Europa trovarono la necessità di soggiornare e confrontarsi con personalità così vive, così importanti, complesse e a volte discusse, e tra questi chi scelse di finire i propri giorni qui. Arte, acqua, aria e luce…cultura, immagini , particolarità che hanno creato l’humus importante per l’eredità culturale dell’intera Europa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venezia, S. Marco e il bocolo

imagesCAJKK75U.jpgBasilica di S. Marco.jpgPer tutti gli italiani il 25 Aprile è la festa della liberazione, ma a Venezia. assieme a questa celebrazione ce ne solo altre due. La prima è la ricorrenza della morte  di S. Marco, il patrono della Serenissima Repubblica di Venezia prima, e poi solo di questa città, è la festa del bocolo, che per le donne veneziane è la più romantica dolce..fantastica ricorrenza che riguarda proprio l’amore tenero , drammatico e delicato, che rende la giornata una dedica a tutte le donne ed a tutti gli uomini innamorati.

Il corpo del patrono fu trafugato ad Alessandria d’ Egitto, e trasportato a Venezia nell’828 da due mercanti veneziani: Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. Racconta la leggenda che i due commercianti misero il corpo del santo Traslazione del corpo di S. Marco.jpgtra la carne di maiale, facendo così in modo che, alla dogana la carne non fosse debitamente controllanta, vista l’avversione dei mussulmani per questo tipo di carne.

imagesCA45LIKS. Marco.jpgLa reliquia di S. Marco fu accolta con grande emoziresti dii S. Marco.jpgone a Venezia, perchè la tesoro 3.jpginterno San Marco.jpgstoria veneta racconta che proprio l’evangelista Marco, mentre era in vita, avrebbe evangelizzato le genti venete diventandone patrono.

leone.jpgimagesCAMXLW50.jpgNell’emblema della città venne raffigurato come un leone  alato che  regge un libro in cui c’è la scritta: PAX TIBI MARCE 2.jpgEVANGELISTA MEUS, Pace a te Marco, mio evangelista.

Ora i festeggiamenti si svolgono il 25 aprile, data imagesCA0IUN5P.jpgdella morte del Santo, ma a Venezia, prima dell’avvento di Napoleone, i festeggiamenti erano tre: uno al 31 processione 1.jpgrito per san marco.jpgGennaio, giorno in cui vennero sbarcate le spoglie del Santo Patrono a Venezia, il 25 Aprile, data della morte, ed il 25 giugno, data in cui le reliquie del Santo vennero miracolosamente ritrovate. Per le ricorrenze così importanti per la Serenissima si svolgevano processioni comprendenti il Doge, le più alte cariche della Repubblica, i nobili e la gente comune.

Quando vennero portate alla Serenissima le Sante Reliquie vennero custodite in una piccola cappella, dove ora si trova il tesoro di S. Marco, in attesa di costruire una basilica degna di un patrono così importante, ma nel frattempo la reliquia sparì, con grande sgomento di tutti, ma la volontà popolare spinse perchè fosse costruita la chiesa e venisse consacrata comunque allo storico Patrono.

Altari Maggoore di sa. Marco.jpgBasili di S. Marco a Venezia.jpgEbbe quindi inizio la costruzione della Basilica , che ebbe termine nell’832.  Dante stesso, nel suo memorabile poema scive:” Cielo e mare vi posero mano.”, ed effettivamente la Basilica è un prestigio di armi e di oro.

Il doge Pietro Orseolo il Santo la ristrutturò a sue spese  . I  lavori  iniziarono nel 1063, per proseguire poi per la volontà del doge Domenico I Contarini.  e ulteriormente vennero proseguiti, per quanto riguarda i marmi e gli abbellimenti architettonici dal suo successore, Doge  Domenico Selvo, (1071- 1084).

La Basilica venne consacrata al Santo Patrono ,quando era doge Vitale Falier, dopo un tributo di penitenza e digiuno spoglie di S. Marco.jpg§Trittico.jpgcattedera di S. Marco.jpgimages.jpgTesoro7.jpgperchè le reliquie non si erano più trovate, il 25 tesoro 8.jpggiugno 1094: alla fine del rito ecco che apparve un braccio da una colonna, o, secondo altre voci apparve il leone alato, simbolo del Santo, versione raccontata anche da Giacomo Casanova nelle sue memorie, e,  spaccato il marmo della colonna riapparve la cassetta contenente i resti del Santo. Per secoli allora venne festeggiato anche questo evento, con processioni e riti.

Ma c’è altro a Venezia, e la consuetudine è ancora più bella e delicata; Non c’è donna veneziana che al mattino del 25 aprile non riceva dal marito, dall’innamorato o anche un semp0lice corteggiatore un bocciolo di rosa rossa: si tratta della festa del Bocolo, e l’origine di questa dolce consuetudine  nasce da due leggende:

Maria Partecipazio.jpgLa storia d’amore contrastato tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi.

Nell’intento di superare gli ostacoli dovuti alla differenza sociale Tancredi partì per la guerra, cercando di ottenere una fama militare per renderlo degno al lignaggio della sposa.

Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto agli ordini di Carlo Magno, egli cadde ferito a morte sopra un roseto, che si tinse del rosso del suo sangue.

imagesCA6L40NW.jpgPrima di morire Tancredi affidò al suo amico Orlando  un bocciolo di quel roseto perchè lo consegnasse all’amata.

Orlando, fedele alla promessa, giunse a Venezia il 24 Aprile e consegnò alla dama il bocciolo quale estremo messaggio d’amore dell’innamorato.

La mattina seguente, 25 Aprile, la nobildonna venne trovata morta nel suo letto con il bocciolo sul petto.

Da allora i veneziani usano quel fiore come emblema del loro pegno d’amore.

imagesCAH3MNIU.jpgimagesCAISXACG.jpgLa seconda leggenda invece narra di un roseto che cresceva accanto alla tomba dell’Evangelista Marco. La pianta sarebbe stata donata ad un marinaio della Giudecca, di nome Basilio come premio per aver aiutato nel trafugamento del corpo del Santo. Piantato nel giardino della sua casa, alla morte di Basilio il roseto divenne il confine della proprietà divisa tra i due figli.

In seguito avvenne una rottura tra i due rami  della famiglia, e la pianta smise di fiorire. Un 25 aprile di molti anni dopo un discendente di un ramo della famiglia si innamorò, ricambiato, di una discendente dell’altro ramo. Si innamorarono imagesCAJUVB3O.jpgguardandosi attravero il roseto che separava i due giardini, ed il giovane , vedendo un bocciolo di rosa, l’unico, lo raccolse e lo donò alla fanciulla che già amava. In ricordo di questo amore che avrebbe restituito l’affetto e l’armonia alle due famiglie i veneziani offrono ancor oggi il “bocolo” rosso alla donna amata.

 

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