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Venezia: il sottoportego della pietra rossa e della Madonna della Peste.

sottoportico-corte-novaA Venezia, città magica, esoterica ma anche solidamente pragmatica c’è un sottoportico , “sottoportego della Corte nova” , tra corte Nova e Calle Zorzi, che racchiude nella sua storia tutto ciò che è enigmatico, strano e da raccontare comunque a tutte quelle persone che non conoscono la strana storia della pietra rossa.calle zorzi

il sottoportego della pietra rossala pietra rossaNel 1630 una pia donna, quasi mistica, di nome Giovanna, abitante nel Sestiere di Castello , ebbe la visione della Madonna che le raccomandò, per vincere la peste, di dipingere un quadro rappresentante la Sua immagine e quelle dei santi Rocco, Sebastiano e Giustina, e di esporre questo quadro appeso alla parete del sottoportego della Corte Nova. E così fecero gli abitanti del sestiere, informati dalla mistica, che decorarono il sottoportico con il quadro richiesto dalla “Madonna” e , di fronte un altra rappresentazione della Vergine.

capitello-corte-novaE infatti il sestiere e specificatamente la zona legata a queste immagini rimasero indenni dal terribile morbo, che all’improvviso si dileguò, così come sparì il quadri miracoloso, ma a terra, tra i masegni ne rimase uno di colore rosso,
dove, a voce di popolo , la peste, per volere della Vergine, era sprofondata , lasciando finalmente sana la Serenissima.

la pietra rossaDa allora i veneziani che camminano nel  sottoportego si guardano bene dal calpestare quel masegno rosso temendo di portare con se sfortuna o disgrazie…tra religione , fede e superstizione, ma comunque sia, meglio non sfidare la sorte!!!!

Giovanni da Fontana veneziano, scienziato allucinato, magico e maestro di illusioni!

Da Fontana apparentia mnotturna ad terrorem videntiumda Fontana autoUna delle personalità veneziane più interessanti  del 14° secolo ( e non molto conosciute) fu Giovanni (Antonio,Jacopo) Fondana (o da Fontana o de fontana), nato presumibilmente nel 1390 a Venezia, e dottore in arti presso l’università di Padova nel 1418.

bellicorum18bellicorum 2Uomo di interessi compositi e vari, interessato alle macchine da guerra, dai delicati mecccanismi degli orologi, medico, studioso e visionario.

bellicorumDai documenti dell’ateneo Patavino, prestigiosa università si può avere una serie di informazioni circa i suoi studi. Stimolato da un grande evento naturale che colpì la Serenissima nel 1410 scrisse il suo trattato “Liber de omnibus rebus naturabilus”, e il 17 maggio 1421 ricevette il suo grado medico, figurando nei documenti come “magister Johannes Fontana da Venetiis artium doctor”.

bellicorum4Tra il 1419 e il 1440 svolse la propria attività di medico (poco dopo il 1438 fu assunto come medico condotto a Udine) e tale impegno lo tenne distante dagli studi meccanica e tecnica. Frequentando le montagne della zona ideò uno strumento per misurazioni trigonometriche che descrisse in un grosso trattato andato perduto e intitolato De trigono bestiario.

bellicorum7Ma una delle sue opere più straordinarie fu “Bellicorum ed instrumentorum liber” in cui tratta l’argomento bellicorum5dei razzi in cui raffigura anche uno suo straordinario progetto riguardante una sorta di carrozza o auto spinta da razzi, e con il medesimo propellente progetta siluri sull’acqua, immaginati come pesci, uccelli, lepri, o addirittura draghi, con cui incutere timore o addirittura terrorizzare i nemici, come anche un diavolo volante che emette fuoco dalla bocca, e stratagemmi per ingannare i sensi come il “castello degli inganni”, il “labirinto quadrato”, espedienti per creare effetti quasi magici come la mitra e il pastorale risplendenti e il candeliere magico. Illustra inoltre progetti in campo musicale come l’organo meccanico, giocattoli (puerilia) e ancora, maschere, chiavi , bellicorum9grimaldelli, navi da guerra , specchi doppi, stufe, progetti idraulici.

Il suo interesse, come detto, furono anche gli orologi, le mongolfiere, campane per le immersioni subacquee, e tutto nel trattato “metrologium de pisce, cane et volucre”, e nella piccola opera “Nova  compositio horologi”dedicata all’amico Ludovicus Venetus, e congegni per fari risalire oggetti dal fondo del mare.

bellicorum15Uomo straordinario, ingegnoso, tra il mago, il matematico, il medico, insomma, una grande mente che trovò mille rivoli di interessi, e che, dopo secoli, messo alla prova qualche anno fa, trova la testimonianza che la sua auto razzo era effettivamente realizzabile.

bellicorum14bellicorum11Della sua morte non c’è ricordo storico ( si ipotizza nel 1455 circa) , e bellicorum12questa incertezza circa le date di nascita e di morte ci portano ancor più convinti a ipotizzare “fantasticamente”che la sua vita stessa sia stata una grande illusione di cui rimangono comunque scritti certi, documenti storici legati ai suoi studi, quasi che in qualche modo non sia mai nato, ne sia mai morto….ma che sia vissuto in una grande, splendida ed entusiasmante allucinazione fantastica, come le sue creazioni …..un veneziano magico insomma, come la città che gli diede i natali.

Alla ricerca di Marco Polo

Ci sono diverse curiosità affascinanti in questa città dove ogni dettaglio dovrebbe essere osservato, ogni particolare salta all’occhio.

imagesCAUO5G9S.jpgPer cui decidiamo di andare alla ricerca della casa di Marco Polo. Siamo a S. Giovanni Crisostomo, proprio vicino al Ponte di Rialto, sulla destra troviamo un Campiello, delizioso che si affaccia proprio sulla riva del Canale. e proprio osservando la riva si potrebbe assistere ad una scena agghiacciante: il corpo affiorante dall’acqua di Fosco Loredan, e la testa di sua moglie Elena.

Il dramma avvenne nel 1578: il povero Fosco era assai geloso della moglie, ed una sera la rincorse perchè convinto di essere stato tradito dalla donna; in quel mentre giungeva il Doge, Marino Grimani, zio della sposa; egli chiese al Loredan ragione di quella violenza, ma egli ribadì la sua convinzione del tradimento della fanciulla, poi, all’improvviso, con un fendente, decapitò la povera Elena.

Subito dopo, affranto e disperato chiese al Doge quale sarebbe potuto essere il suo castigo.

Grimani gli rispose che doveva immediatamente recarsi a Roma dal Papa, recando con se il corpo e la testa della vittima. Così egli fece, ma il pontefice non volle neppure riceverlo, per cui, disperato e pentito, ritornò a Venezia, andò sul luogo del misfatto e si buttò in acqua, annegando. Ancora adesso si parla di quesi poveri ed infelici fantasmi, destinati a galleggiare l’uno accanto alla testa dell’altra.

Corte Morosina.jpg90px-7989_-_Venezia_-_Campo_Santo_Stefano_-_Palazzo_Morosini_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_12-Aug-2007.jpgProprio su questo campiello si affaccia la terrazza del Palazzo Morosini caratterizzato sull’arco di ingresso da un rilievo rappresentato da un elmo ed uno scudo, messo li in onore di un giovane cavaliere proveniente dalla Terrasanta, che portava con sè, nell’elsa della sua spada una preziosissima reliquia, si dice un pezzo della Santissima Croce da consegnare al prevosto a Colonia.

Durante il viaggio di ritorno egli aveva conosciuto un Morosini, e con lui strinse un patto di amicizia. Arrivati a Venezia il mercante volle ospitare il giovane nella sua casa, proprio quel palazzo.

Capitò così che il Cavaliere conobbe la sorella del mercante e se ne innamorò, al punto di fermarsi in questa città per qualche tempo. Ma il Morosini lo aveva ingannato perchè la donna non era sua sorella ma la sua amante, per cui una notte fuggirono portando con sè la preziosa spada con la reliquia.

palazzo-morosini-cortile.JPGimagesCAAOEQRW.jpgSi racconta che di notte il cavaliere vagasse gemendo ed urlando disperato per le calli, finchè un giorno furono rinvenuti, nel Campiello Morosini che si trova parallelamente al Campiello del Remer, ma dall’altro lato del Palazzò la corazza e l’elmo,  completamente vuoti.
Ora noi  proseguiamo, oltre al Campiello Morosini, buio e non molto grande, con un selciato in mattoni, al centro una vera da pozzo che porta uno scudo con una zampa di leone per insegna, attorniato da archi di mattoni.imagesCA52PWNG.jpg

imagesCAO56M1J.jpgPassiamo sotto il Primo sottoportego del Milion, e poi anche il Secondo, ed arriviamo alla seconda corte del Milion. La casa di Marco Polo è molto vicina: passiamo sotto l’arco bizantino e ci troviamo di fronte al Teatro Malibran. 391379853_c15fa2fbfd.jpg

il milione.jpgEd è proprio qui, sotto al Teatro che a causa di lavori di ristrutturazione nel 1998 furono effettuati degli scavi sotto il controllo dell’Architetto Luigi Fozzati. Sono stati trovati i resti della casa fondaco del mercante veneziano, con reperti veramente interessanti: agianature lignee di epoca tardo antica ( tra il 650 e il 673). I rerti di ceramica recuperati, dice l’Architetto Laura Anglari, hanno permesso di ampliare le conoscenze Marco Polo.jpgrelative ai rapporti e scambi che Venezia ha casa.jpgavuto nel corso dei secoli.

imagesCANZGLHT.jpgimagesCAHMYT33.jpgTra i manufatti di più antica produzione di Venezia vi sono le stoviglie del XIII e XIV secolo, di particolare interesse è la ceramica invetriata alto medievale. Ma l’oggetto che risvegliato più entusiasmi è stato un bicchiere di vetro viola, rarissimo per colore e per il fatto che un vetro sia arrivato quasi indenne ai giorni nostri.

Palazzo Bembo Boldù con Cronos.jpgPassiamo per il ponte di S. Maria Nova ed ecco che davanti a noi appare il Palazzo Bembo Boldo con sulla facciata una bellissima nicchia del 500 con la scultura esterna forse più affascinante di Venezia: una figura di uomo selvaggio ricoperto di pelo, Chronos, il tempo, o Saturno che reca in mano un disco solare.imagesCAGT5CEJ.jpg

Meravigliosa passeggiata alla ricerca della vita Veneziana (ben poco vissuta in questi luoghi) del simbolo dell’innovazione, della ricerca, del mercante veneziano e di quella Serenissima di cui tutti i Veneziani sono orgogliosi, ma anche attraverso simboli, patare, archi, testimonianze artistiche che i veneziani hanno la fortuna di vedere tutti i giorni, di sfiorare con le dita, di sapere che quella realtà è nei loro geni, nel loro modo di concepire la vita, la democrazia, la repubblica e l’esplorazione, sempre necessaria in tutte le sue espressioni (ricerca, viaggi, scavi archeologici!!) per crescere ed essere cittadini consapevoli di sè e del proprio valore del mondo!

 

 

Con Giacomo Casanova l’immagine culturale e politica d’Europa e la decadenza di Venezia!

Giacomo Casanova 1.jpgalchimia.jpgGiacomo Casanova, veneziano fino all’osso e per questo cittadino del mondo testimonia nelle sue memorie la vita politica e sociale del 1700 con sguardo acuto ed attenta analisi politica (da brava spia e anche Massone) racconta l’europa del 1700, e  anche attraverso  un’ampia e fondata conoscenza della medicina e della scienza del tuo tempo, spacciata a ogni piè sospinto come alchimia, come contatto con spiriti elevati, con il credere rosacrociano, da un’idea della tecnologia dell’epoca.

Concordamente al marchese de Sade anche Casanova trova illogico il comportamento e l’abbigliamento delle donne: ” se giudichiamo la bellezza di una donna dal suo viso e sade.jpgCASANOVA.jpgamante di ùcasanova.jpgsiamo costretti poi a sopportare ” se le parti che non ci mostra sono tutto il contrario di ciò che la grazia del volto ci fanno immaginare, non sarebbe più naturale e più conforme alla ragione andare sempre in giro col viso coperto e per il resto nudi e innamorasrsi di un corpo, non desiderando altro per coronare la nostra passione che un bel visetto corrispondente alle grazie donne veneziane.jpgmaria_luisa_austria.jpgducato di Parma, Piacenza e -guastalla.jpgche ci hanno fatto innamorare? ne deriverebbe che solo le donne col viso brutto esiterebbero fino alla fine a scoprirlo e che le belle lo farebbero più facilmente. Ma le brutte non ci farebbero sospirare per appagare i  nostri desideri: ci accorderebbero tutto pur di non essere disposte a scoprirsi. (vol. VI cap.  VIII).

Viaggiando per l’europa Casanova non esita a descrivere quelle che ritiene le peculiarità di quelle etnie: descrive “la boria dei francesi che appena impossessatisi dei ducati di Parma , Piacenza e Guastalla mostravano di sentirsi superiori a tutti”, aggiungendo che gli uomini francesi erano gelosi delle loro amanti e non delle proprie mogli.

220px-Voltaire.jpg350px-Alchemist's_Laboratory,_Heinrich_Khunrath,_Amphitheatrum_sapientiae_aeternae,_1595.jpgCi racconta, nelle sue memorie, che conversando con Voltaire concorda su un punto: il popolo è felice solo se oppresso, soggiogato  e tenuto a catena, e parlando della Repubblica di Venezia afferma che vi si gode della più ampia libertà, e che la sua condanna al carcere, da cui scappò avventurosamente e che narrò nella “Fuga dai piombi”, fu dovuta ad un abuso della sua libertà, e che a volte ritenne giusta, per cui avevano avuto ragione a farlo imprigionare anche senza le ordinarie formalità (vol. VI cap. X). Degli inglesi fa notare la passione per le scommesse ,lo straordinario aplomb con cui accettavano che la colpa di un componente di famiglie nobili non declassasse, in caso di condanna (compresa la pena capitale)il nobile casato, ma con l’espiazione del colpevole l’onore della famiglia fosse salvo.

Straordinario il racconto di un suo viaggio in Olanda, a bordo di una slitta a vela, veneti2.jpg220px-Diego_Valeri.jpgda Amsterdam a Zaandam: ” il viaggio mi parve straordinariamente divertente . Arrivammo presto grazie ad un vento impetuoso che ci fece raggiungere la velocità di quindici miglia inglesi all’ora (circa 24Kmh).

Nella sua Histoire vi è però un’acuta analisi della società Veneziana nel finire del 700, e che Diego Valeri descrisse: ” E’ una Venezia che ride e folleggia in tristezza, che s’inebria di casacca-busto-fra-galgario-1750.jpgveneziq 700.jpgpiaceri innocenti e no, pur avendo coscienza della sua labilità esterna ; che si fa bella, più bella che mai , nell’aspettazione della morte  (Storia delle Civilità veneziane). Venezia infatti languisce ed è prossima alla fine della sua esistenza come Repubblica indipendente, e non bastano nè le ricchezze raggiunte, nè il prestigio e la memoria della passata potenza, a garantirla dalle avide monarchie che le alitano sul collo, invidiose delle sue fertili terre, e più ancora del suo aperto sbocco al mare e della sua antica, gloriosa esperienza marinara.

Una decadenza imminente di cui, proprio Giacomo Casanova può essere l’emblema. La fine di uno stato glorioso, illuminato, unico al mondo consumata nelle feste di Colonne di Marco e Todaro.jpgcarnevale, nei lussi, nella libertà morale…il cuore di noi  veneziani che, comunque sia, della storia della nostra fantastica Serenissima siamo orgogliosi perchè a volte essere troppo avanti, precorrere i tempi, può essere azzardato e se vogliamo pericoloso, ma nessun altro stato può vantare un passato così aperto e libero culturalmente, saggiamente amministrato e scientificamente seguito in una realtà così mobile, così legata alla natura, alle maree, ad un territtorio unico ed affascinante!
 

I maestosi, alchemici ed esoterici leoni di Venezia.

Leone di S. Marcfo alla Porta della Carta di Palazzo Ducale.jpgleone_san_marco_venezia_ala987.jpgLeone di S. Marco sulla colonna in  Piazzetta.jpgL’effige del Leone, simbolo di S. Marco e della Serenissima, si può trovare un pò dappertutto a Venezia: il classico leone alato che regge con la zampa il libro con la scritta ” pax tibi Marce, evangelista meus”, innanzi tutto proprio a Palazzo Ducale, sulla  Porta della Carta, o sulla torre dell’orologio, nella piazzetta dei Leoni,  quindi, da chimera trasformato in leone sulla colonna dedicata a S. Marco.

leone-torre-orologio.JPGPiazzetta dei leoni.jpgPer un certo periodo la Serenissima ospitò dei leoni in carne ed ossa, ospitati in palazzi privati o addirittura in edifici pubblici: il 12 settembre 1316 una leonessa, ricoverata in una gabbia nel cortile di Palazzo Ducale partorì dei piccoli, destando grande gioia e scalpore nella città che vide in quell’evento un buon auspicio per le sorti della Repubblica.

IN Piazza S. Marco veniva tenuto in una gabbia doraata un leone vivo, ma questi morì sembra avvelenato dalle dorature delle sbarre. Durante il Il casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgCarnevale del 1762 venne esposto un leone vivo, sempre in Piazza S. Marco, diventato famoso perchè ritratto da Pietro Longhi nel suo quadro “Il casotto del leone”, conservato ora nella pinacoteca della fondazione Querini Stampalia, circondato da cani mascherati e sicuramente ammaestrati.

Questo simbolo è stato raffigurato rampante, cioè di profilo, in moleca ( granchio nel periodo della muta del carapace)cioè seduto di fronte, accosciato, con le ali spiegate a ventaglio, vessillifero, cioè recante la bandiera della serenissima, visto di profilo.

leone-san-marco-moleca.JPGUno dei Leoni in Moleca più famosi è quello che sul campanile di S. Aponal sorge dalle acque, a significare la supremazia di Venezia nei mari europei, conservato ora, assieme ad altre raffigurazioni nel Museo Correr, un altro nell’appartamento del Doge, a Palazzo Ducale (XV secolo)

L’immagine classica del Leone veniva raffigurata con 350px-I_Leoni_dell'Arsenale.jpgil libro aperto in tempo di pace, e chiuso in tempo di guerra, mentre il leone sguaina una spada.

Altri possenti ed imponenti sono collocati davanti all’ingresso dell’Arsenale, e leone all'Arsenale.jpgLeone con altra testa all'Arsenale.jpg6056_-_Venezia_-_Fondamenta_dell'Arsenale_-_Leone_di_San_Marco_(sec__XVI)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_4-Aug-2007.jpgdi questi uno porta delle scritte runiche, ora molto consumate, ( legato ad una leggenda abbastanza conosciuta a Venezia, che vi ho già raccontato) ,  statue portate dalla Grecia da Francesco Morosini, uno siede placidamente in Campo Manin, altero in tutt la sua regale maestosità, ed infine un altro si può ammirare a Palazzo Ferro Leone alato in Campo Manin.jpgLeone a Palazzo Ferro Fini.jpgFini.

Altri due leoni sono collocati sul portale del campanile di S. Polo, uno dei quali è aggredito al collo da un biscione, ispirati, sembra, da un monito che il Consiglio dei Dieci pose a tutti coloro che tradivano Venezia, qualcuno dice in occasione della decapitazione di Marin Faliero, altri (ed io sono tra quelle), visto il simbolismo leone a S.jpgleoni e albero della vita.jpg6554_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007.jpgdel biscione, pensano che si trattasse dell’esecuzione capitale del Conte di Carmagnola ( a questo argomento ho dedicato un post qualche tempo fa).

715px-6555_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007a.jpgAltri due leoni medievali si trovano sul muro di una casa al traghetto di S. Tomà, mentre lottano e distruggono serpenti e draghi, ed infine, sul pluteo della Cattedrale di Torcello sostengono l’albero della vita, assumendo quindi, nel linguaggio del bestiario alchemico una particolare importanza, vista la propensione esotereica della città.

Venezia ed il suo simbolo, i Leoni, che comunque i veneziani ed anche i veneti in genere continuano a “porre di guardia” sopra pilastri di cancelli, o nei giardini…maestosi e formidabili nella loro regalità e potenza…simboli sempre vivi per i figli di questa terra e di questa grandissima Repubblica.

 

Storia di un artista importante di Venezia: Alessandro Vittoria.

Aloessandro Vittoria del Veronese.jpgTra i personaggi illustri che sembrano di secondo piano nella bellezza dell’arte di Venezia, uno fu Alessandro Vittoria, scultore di valore, e che ha lasciato il suo segno in chiese importanti di Venezia.

Nativo di Trento, (nel 1525) si formò presso i laboratori dei più insigni artisti della sua città, come Martino da Como e Antonio Medalia. Divenne poi apprendista nella bottega del vicentino Vincenzo e del padovano Giangerolamo Grandi, molto attivo nella Basilica di S. Maria Maggiore.

Apprezzate le doti e le potenzialità del Vittoria il principe e vescovo di Trento lo raccomandò alla scuola di Jacopo Sansovino, protoarchitetto presso la Repubblica di Venezia. Purtroppo il carattere del giovane Alessandro lo spinse ad allontanarsi dal grande masestro, ed allora si ritirò a Vicenza.

S.Sebastiano.jpgS.Rocco e S. Sebastiano.jpgS. girolamo ai Frari a Venezia.jpgSpirito irrequieto, grande artista, poco incline alla disciplina, nel 1551 si sposò a Trento con l’amata Paola, che lo accompagnò per pochi anni: infatti morì nel 1561 senza aver potuto dargi figli. Nel 1553, grazie all’intervento ed alle sollecitazioni di grandi artisti come Tiziano Vecellio e Pietro Aretino il talentuoso Alessandro fece ritorno alla bottega del Sansovino.

Dopo quattro anni il Vittoria, contando  sull’apprezzamento ottenuto per le sue opere aprì una propria bottega: le sue opere erano state ed erano molto apprezzate e famose nella Serenissima: La statua del S. °Giovanni Battista per la chiesa di S. Zaccaria a Venezia, il San Girolamo, nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, il San Sebastiano a S. Francesco della Vigna.

Nel frattempo conobbe una ricca vedova veneziana, che morì nel 1591. Dalla Serenissima gli venne conferito il titolo di massimo scultore veneziano vivente, e successivamente morì a Venezia nel maggio del 1608.

Doge Nicolò da Ponte a Venezia.jpgLorenzo Cappello.jpgSalone della biblioteva marciana.jpgDa ricordare sono anche i ritratti della nobiltà Veneziana, come il doge Nicolò da Ponte o il busto di Lorenzo Cappello: eseguì anche le volte degli stucchi della “scala d’oro”del Palazzo Ducale e dello scalone della biblioteca Marciana.

Rispetto alla fama di scultori ed artisti venziani Alessandro Vittoria non è ricordato come giustamente merita, ma rimane comunque vicino agli occhi ed al cuore dei veneziani e di chi ha visitato o visita Venezia, per l’espressività, il vigore e la bellezza delle sue opere, che ne fanno uno dei massimi artisti che ha donato il suo talento alla Serenissima…..ricambiato comunque da chi d’arte si intende e ama Venezia e le sue meraviglie.

 

 

Venezia: città alchemica e il suo meraviglioso labirinto acquatico!

VENEZIA_INCISIONE.jpgL’immagine di Venezia come città è legata all’idea del labirinto: già i numeri civici sono singolarmente legati a un sistema molto particolare che rende praticamente impossibile, per chi non conosca questa meravigliosa città , trovare un indirizzo in modo pratico: ogni sestiere ha una numerazione civica che si espande da unn elemento caratterizzante il sestiere, come ad esempio un castello nell’omonimo sestiere, o la vicinanza della basilica di S. marco, per cui facilmente si potrà trovare il numero 1 accanto all’ultimo numero del sestiere.

La ricerca della destinazione diventa un’avventura meravigliosa (perchè si venezia 1.jpggira, si osserva, ci si inoltra in calli, campi e campielli) e la ricerca nella città diventa un ancorarsi a nomi di calli ( di calle drio la Chiesa che ne sono in quantità, cone Calle del Gesù o Calle della Madonna, ma qui sono distinte proprio dal Sestiere), a meno che non venga nominato un palazzo storico, o comunque noto…la buona volontà aiuta!

Tutto questo sembra in qualche modo legato all’immagine  del  “labirinto acquatico”, rappresentato nel libro alchemico , una delle prime basi dell’alchimia , “Hypnerotomachia Poliphili”, il libro conservato presso la labirinto acquatico0.jpglabirinto.jpghypnerto.jpgBiblioteca Marciana, donato dal cardinale Bessarione, ed alla base delle scienze orientali acquisite e studiate nell’occidente.

Venezia è quindi un esempio fantastico di un labirinto non solo acquatico, ricca com’è di rii, che la collegano e che diventano quasi un sistema circolatorio di un corpo vivo, vibrante, ma anche terreno, ricca com’è di calli, callette, sottoportici, rive, salizzade, campi e campielli, ma che diventa acquatico quando l’acqua alta sommerge tutto, e la rende un unicum.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgEcco quindi l’immagine e l’essenza di questa città unica al mondo : uno straordinario labirinto terreno-acquatico che la rende sempre e comunque diversa in ogni momento della sua e della vita dei suoi abitanti, confermando quindi l’essenza vera di Venezia , città d’acqua, nata nell’acqua e mutevole come le maree, dolcissima nei suoi giorni di calma, fantastica nell’iridescenza delle sue onde e abbandonata, come una donna innamorata, all’amore del suo mare e della sua laguna!

Venezia : Palazzo Lezze ed i suoi simboli alchemici in uno dei suoi luoghi più suggestivi!

Chiesa_dell'Abbazia_della_Misericordia_(Venezia).jpg270px-Scuola_vecchia_della_Misericordia_(Venezia).jpgVicino ad uno dei luoghi più affascinanti della Venezia poco conosciuta ai turisti, quel campo meraviglioso pavimentato con cotto rosso,e con la Chiesa e l’antica scuola della Misericordia a dominare tanto colore e tanta bellezza, con il loro aspetto austero venne eretto Palazzo Lezze, per commissione del procuratore di San Marco Giovanni da Lezze agli inizi del 600, per poi venire completato dal 1645 al 1663 dal famosissimo Baldassarre Longhena.

Palazzo Lezze1.jpgPalazzo Lezze 1.jpgPalazzo Lezze della Misericordia.jpgL’architetto, di origine ebraica, e molto legato alla cabala ed esperto di studi alchemici ( basta pensare alla Basilica della Madonna della Salute e dai suoi simbolismi cabalistici e rosacrociani) ornò con patàre di significato alchemico questa costruzione, che, fino all’avvento di Napoleone era uno scrigno prezioso di opere d’arte di Tiziano, Veronese e Tintoretto.

Nelle patare vengono rappresentati momenti diversi della metamorfosi alchemica: Nella prima appare l’immagine di un uomo (l’alchimista) che si posa su due cigni, simboli Palazzo Lezze 1 small.JPGPalazzo Lezze 3 small.JPGPalazzo Lezze 2 small.JPGdella purezza, dell’albedo (il biancore della luce) dell’umido (aria ed acqua insieme) e della purezza, che porta alla sublimazione dell’opera : infatti i cigni accostati a due serpenti, simboli dello zolfo e del mercurio…materiali che trasfigurano la mutazione, tutto sopra due coccodrilli che rappresentano la materia prima: ogni materia, ogni stato, ogni trasformazione è un elemento ed un passaggio del fine  principale Palazzo Lezze 4 small.JPGPalazzo Lezze 5 small.JPGdell’alchimia: non esiste materia vile di per sè, ma essa è soggetta. grazie ai vari stadi delle modifiche a sublimarsi via, via, arrivando allìopera compiuta, alla vicinanza dellìuomo al sublime, all’essenza vera del creato.

Nella seconda vengono rappresentate due arpie ( elementi che congiungono lo spirito umano all’aria, all’etereo) che si posano su due cigni. In una terza viene rappresentata un’aquila con due teste, ed il suo simbolo è l’aria, ancora in divenire, poichè da due ne resterà una soltanto.

Ecco le meravigliose immagini che sono state rappresentate a salvaguardia del palazzo, a cercare di rappresentare quanto di Palazzo Lezze 6 small.JPGsublime, di meraviglioso, di elevato può fare l’uomo, attraverso la conoscenza delle materie, dei pianeti, dei minerali..di tutto quanto insomma  ha a disposizione la gente comune per poter cercare, dentro di sè, la vicinanza alla perfezione divina.

Quanti piccoli gioielli poco notati possono donare ricchezza d pensiero, piacere puro per l’arte e motivi di riflessione in una delle zone più suggestive di Venezia, città ancora tutta da conoscere e da scoprire, percorso doveroso per chi desidera cercare arte e bellezza …….

Venezia e le sue “isole dimenticate”

costanz4,jpg.jpgMisteriosi ed abbandonati siti della Laguna di Venezia, a nord est di Torcello, e primi insediamenti dei veneti e romani a causa delle invasioni barbariche, l’arcipelago detto Ammiana fa parte intrinseca della storia di Venezia e della sua evoluzione.

Dell’arcipelago facevano parte le isole di Costanziaco, San Lorenzo e San Felice, oltre ad altre piccole isole fantasma,che a seconda della marea vengono allagate e poi riappaiono: un mondo fantastico e misterioso che solo chi possiede una barca può andare a visitare, beandosi dei reperti delle vecchie chiese, importanti come Abazie, e Conventi.

Isola Ammianella o Motta dei Cunicci.jpgMotta dei cunicci o Ammianella.jpgcunicci.jpgPietro-Tradonico.jpglotario-i.jpgSi ha notizia per la prima volta di Ammiana a seguito del patto dell’840 tra Lotario Imperatore, figlio di Ludovico il Pio e nipote di Carlo Magno con il doge Pietro Tradonico, per dar vita alla nascente Venezia.

Orso II Partecipazio.jpgLe isole dell’arcipelago erano abitate da profughi di Altino, e qui erano state erette sette chiese, tra cui la più nota: S. Lorenzo e S.Felice, ed in quest’ultima vennero tumulati i corpi dei dogi Orso Partecipazio II (932) e Pietro Badoer Partecipazio(942). Ora è chiamata ” Motta dei Cunicci”,dei conigli ).

L’ultimo ricordo negli annali di Venezia risale al 1550, quando le monache del convento di S. Felice, per ragioni di salute, dovettero lasciare l’isola.

Aelia_Galla_Placidia.jpgAmiano Marcellino.jpgAmmiana.jpgCostanziaco ( o Costanziaca), il cui nome è legato a Costantino ( l’impero Bizantino era il polo verso cui la nascente e piccola Venezia si orientava), oppure da Costanzo, marito di Galla Placidia, che aveva dato nome alle Costantiacae, legioni romane che secondo Ammiano Marcellino sostavano in zona.

Il doge Tribuno Medio (fine del X secolo) cita quest’isola in un documento dove si cita: Dominicus, fiulius Georgii Gambasyrica, de Costantiaco.

Papa Alessandro II.jpgCostanziaco e l'Ammiana.jpgUn bolla di Papa Alessandro II cita esplicitamente monasteri e la pieve di Costanziaco, e da un documento del 1105 si apprende che l’isola era mministrata da un gastaldo.

Il centro era costituito da quattro isole, che erano poste a due a due li dove sfociava il Sile: erano stare erette due parrocchie: SS. Sergio e Bacco e SS. Massimo e Marcelliano, e altre cinque chiese ( S. Moro, S. Zanipolo, S.Pietro,S. Arian).

Ossario di San Arian.jpgS.Arian (isola di S. Adriano) dove era stato collocato un ossario e nel quale eera stato costruito un convento femminile (1160 circa) le cui consorelle facevano parte della più alta nobiltà della nascente Repubblica Veneziana, e che, costrette per motivi di salute e di abbandono, dovettero lasciare nel 1549.

Da alcuni anni l’associazione di Archeologia Medievale di Venezia ( a cui ho “rubato” una foto) cerca di catalogare le vestigia rimaste, come ad esempio i resti dei conventi, le anfore in cui cippi indicanti le linee di confine a Costanziaco.jpgresti del Monastero di San Lorenzo in Ammiana.jpglaguna.giferano stati sepolti bambini, in un piccolo ma commovente cimitero a San Lorenzo.

Altre isole nella laguna sud, ma questa è un’altra storia di cui parleremo più avanti.

inaspettate tracce della clavicola di re Salomone

imagesCAD03B75.jpgCi troviamo  nella calle dei Preti o del Pistor, ed  andiamo a cercare un esempio di una traccia precisa legata ai templari, ai rosacroce, alla clavicola di re Salomone.

200px-The_Martyrdom_and_Apotheosis_of_St_Pantalon_-_Gian_Antonio_Fumiani_-_San_Pantalon_-_Venice.jpgPassiamo il campiello dei preti o del pistor, su cui troneggia una meravigliosa vera da pozzo: sappiamo che nella chiesa di S. Pantalon ci aspetta l’immagine straordinaria dello spettacolare dipinto su tela, di grandissime dimensioni, forse il più grande in Italia e nel mondo,eseguito nell’arco di ventitrè anni (1680-1704) dal pittore veneziano Gian Antonio Fumiani che qui fu sepolto nel 1710.

imagesCA1UIRY9.jpgAll’interno di una prospettiva di notevole efficacia si narrano i momenti più salienti della vita e del martirio di San Pantaleone.

imagesCA54CKRR.jpgimagesCA223F0J.jpgimagesCAZVOZLO.jpgMa ora torniamo indietro ed entriamo in Campiello Cà Angaran e troviamo una delle sculture erratiche più affascinanti della città: L’Imperatore bizantino (arte imagesCATCMMZU.jpgimagesCAEA5JA2.jpgcostantinopolitana del XII° secolo).

Nella collezione Dumbarton a Washington ne esiste uno quasi eguale e, secondo gli studiosi, si tratterebbe di Isacco II° Angelo (1185-1193 e 1203 – 1204) o del fratello Alessio (1195-1203).

Altre la datano addirittura al X° secolo e sostengono trattarsi di Leone VI° detto  il Saggio Filosofo.

Alessio.jpgLasciamo quindi questo campiello, ma non con il cuore e l’emozione, in quanto il mistero rimane tale: come sia finito appeso ad un muro questo tondo magnifico che  in qualche modo rientra,  nelle numerose tracce lasciate dai Rosacroce per chi, seguace ed introdotto è ancora alla ricerca dell’arcano che cela il tesoro legato alla clavicola (piccola chiave) di Re Salomone, che non è una vera chiave, ma appunto una serie di simboli e significati per portare l’affiliato alla pietra filosofale: cioè all’opera finita: un percorso umano ed alchemico insieme in questo mondo, nei suoi elementi, nella ricerca del divino…e dell’essenza stessa della vita.

imagesCAZVOZLO.jpgimagesCAE3TNV0.jpgimagesCA8GJP36.jpgimagesCAZ18IO8.jpgE Venezia è una fonte di risorse e di scoperte.

 

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