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La leggenda dell’usuraio e la sua anima fiammeggiante a Venezia

Fondamenta Antonio Canal.jpgUna piccola storia,ma che fa parte delle leggende di Venezia: Bartolomeo Zenni era un vecchio usuraio che viveva in fondamenta Canal a Cannaregio. La notte del 13 Maggio 1437, durante un furioso incendio (uno dei tanti che tormentò Venezia) egli cercò di salvarsi, recando con sè una pesante borsa carica d’oro e gioielli: tutti gli averi che l’usuraio si era procurato lucrando sulle persone in necessità.

Tutta la zona era in fermento, e Bartolomeo venne chiamato in aiuto dai vicini per salvare i propri figli, ma invece di accorrere in soccorso dei bambini preferì cercare di mettere in salvo i suoi averi.

Ma il sacco era talmente pesante che non riusciva a sollevarlo, e fu costretto a trascinarlo fino al vicino Canale, per salvarsi dalle fiamme: ma il sacco cadde in acqua e con esso lo stesso Zenni: entrambi scomparsero nelle acque.

Dopo qualche giorno i superstiti videro l’usuraio che trascinava il suo prezioso e pesantissimo carico : egli repirava a malapena e chiedeva a chiunque di dargli una mano per portare con lui l’oneroso fardello: alcuni lo evitarono, altri si allontanarono, e solo quelli che pensarono di dargli comunque, per pietà e carità, una mano, fuggirono alla vista  di quel corpo che mentre camminava bruciava.

Campo dell'Abazia.jpgCampo S. Fosca.jpgChiesa di Santa Fosca.jpgSi narra che l’anima di Bartolomeo Zenni finirà di bruciare e sarà liberata soltanto quando qualcuno lo aiuterà a portare il sacco pieno dei suoi preziosi, sul percorso che va dal Campo dell’Abazia alla Chiesa di S. Fosca, per donare tutti i suoi averi ai poveri!

Chiunque di notte si trovi a passeggiare in quella zona, e incontri un’anima disperata e in preda alla fiamme potrà capire e decidere se porre fine a quel tormento, o lasciare per secoli che lo Zenni paghi la sua colpa!

La commovente e taumaturgica Madonna dell’Orto a Venezia: tra misticismo ed arte!

Chiesa della Madonna dell'orto.jpgNel magico luogo della Misericordia a Venezia, oltre che alla Vergine arrivata da Rimini, in barca, vi è un’altra statua taumaturgica, e famosa per i veneziani: la mitica Madonna dell’Orto.

Nel 1355 fra Tiberio da Parma, generale dell’ordine degli Umiliati fece costruire una chiesa, dedicata a S. Cristoforo martire. Nel frattempo, nel 1377 allo scultore Giovanni de Santi, facente parte della parrocchia di Santa Margherita, venne commissionata una statua raffigurante la Vergine con il Bambino dal Parroco di Santa Maria Formosa.

Lo scultore lavorò una pietra tenera, e ne trasse un’immagine molto delicata ma semplice, ed il committente la rifiutò. Fu stemma_Umiliati.gifmadonna_miracolosa.jpgcosì che il De Santi decise di mettere la statua nel suo giardino.

Poco dopo, ogni notte prima la moglie dell’autore, poi anche gli altri abitanti li vicino si resero conto che l’immagine emanava strani bagliori: naturalmente tutti accorsero per richiedere grazie e miracoli, e così avvenne: la Statua si era dimostrata miracolosa, e per richiesta popolare il vescovo decise che il De Santi avrebbe dovuto cedere l’immagine miracolosa ai frati della Chiesa di San Cristoforo, che l’acquistarono per centocinquanta ducati d’oro, offerti dai confratelli della Scuola.

Nel 1414 il Consiglio dei Dieci concesse alla Chiesa di San Cristoforo, l’uso, ormai comune , della dedica alla Madonna dell’Orto.

Attualmente questa semplice e commovente statua si trova a fianco dell’altare della Cappella di San Mauro, dove è conservato il SS. Sacramento.

interno 2.jpgAll’ingresso della cappella, sull’architrave della porta è esposta una piccola Madonna col Bambino, autore sempre il De Santi: il Bambino reca un cartiglio con la scritta:” Abie in mente fra de dir ognio di una mesa per lanema de quelo che mese mia mar equa”, una esortazione ai frati di ricordarsi con una messa dello scultore che li è stato sepolto, oltre che a Tiberio da Palma.

S. Lorenzo Giustiniani di Gentile Bellini.jpgDopo gli umiliati, nel 1461, subentrarono alla guida della Chiesa i Canonici Regolari di San Giorgio in Alga ( isola dove si dice che sia conservata una parte del tesoro dei Templari), di cui faceva parte San Lorenzo Giustiniani, che divenne il primo patriarca di Venezia nel 1451.

Nel 1483 fu collocato il portale opera di Bartolomeo Bon e nel 1503 il Campanile, unico nel suo genere, Madonna dell'Orto.jpgsormontato dalle Statue del Redentore e dei quattro Evangelisti, opera di Pietro Lombardo.

interno Madonna dell'Orto.jpgIl Tintoretto, che abitava poco distante dalla Chiesa, dette il suo contributo con dieci opere, e, alla sua morte, venne qui sepolto.

Nel 1622 il Patriarca Tiepolo commissionò il ciclo raffigurante i Santi e Beati veneziani, unica raccolta iconografica di questo tipo.

Nel 1668 ai Canonici vennero sostiutiti i Cistercensi di Torcello, e tintoretto_self.jpgVerrocchio-Madonna.jpgquando anche questo ordine venne allontanato la Canonica venne affidata al Clero secolare divenendo rettoria della Parrocchia di San Marziale Vescovo.

Attualmente, oltre che la Chiesa, di tutto quello che fu l’edificio del Monastero rimanse il meraviglioso Chiostro formato da tre lati, costutuiti da dieci arcate sui lati lunghi e nove su quello corto, ritmati da 26 colonnine di pietra d’Istria e in marmo di Verona la cui base è analoga alla lavorazione delle dieci colonne che fomano la navata della Chiesa.

Misteri della fede, strane statue, due Madonne miracolose a poca distanza, anzi, nella stessa Parrocchia, bellezze architettoniche…per chi ha voglia di vedere, di bearsi gli occhi e l’anima: ecco un’altra meta legata al misticismo ed alla bellezza dell’arte: misticismo, arte….sono elementi elevati e meravigliosi dello spirito umano.

Il Sangue di Cristo a Venezia

Miracolo delle Reliquie.jpgVenezia, luogo di incontro e scambio tra occidente ed oriente divenne, tra le varie crociate, crocevia di una solida e vivace compravendita di reliquie. E tra queste, moltissime vennero conservate nelle varie chiese della città.

Basilica di San Marco.jpgInnanzi tutto il corpo di San Marco, trafugato da due mercanti e portato alla Serenissima, ed a cui è dedicata la famosa Basilica, in cui è conservato anche il corpo di S. Isidoro di Chio. San Rocco, a cui è stata edificata la omonima chiesa, e qui riposa ancora.

Mosaico della chiesa di Santa Fosca.jpgcoperchio del sarcofago di Santa Fosca.gifchiesa di Santa Fosca.jpgSanta Fosca, anche a lei una chiesa dedicata, bellissima e ricca di opere Santo Stefano.jpgd’arte, Santo Stefano Protomartire, il cui corpo riposa nella chiesa sul Rio, la chiesa appunto di Santo Stefano.

San Donato a Murano.jpgCriupta con corpo di San zaccaria.jpgchiesa di San Zaccaria.jpgNella chiesa di San Zaccaria, oltre al padre del Giovanni il Battista riposa anche San Tarasio e sono conservate le reliquie di Sant’Atanasio di Alessandria, mentre il corpo di San Donato viene venerato nella chiesa omonima di Murano.

San Giovanni Elemosinario a San Giovanni in bragora.jpgPortale della Chiesa di San Giovanni in Bragora.jpgChiesa di San Giovanni in Bragora.jpg08-sgiovannielemosinario.jpgNella chiesa di San Giovanni in Bragora sono venerate le reliquie di San Giovanni il Battista, ed il Corpo di San Giovanni l’elemosinario.

Reliquie di Santa Barbara a Torcello.jpgIl corpo di Santa Barbara, patrona dei vigili del fuoco, è conservato presso la chiesa di San Martino di Burano, mentre i bellissimi resti di Santa Lucia possono essere venerati presso la Chiesa di San Corpo di S. Lucia.jpgGeremia e Lucia.

Oltre i corpi esistono i reliquiari in cui venivano inseriti piccoli pezzi del corpi dei Santi, fatti a forma di gamba, di braccio: su questo esiste una leggenda a Burano, riguardante il reliquiario fatto per un osso del braccio di Sant’Albano, tutto d’oro e prezioso, ma poi venne la peste, ed i buranelli decisero di fondere l’oro per affrontare le difficoltà della pestilenza, per cui il braccio venne rifatto in rame, ma ossidandosi, divenne nero, per cui venne chiamato “brasso de pègoa”, braccio di reliquie.gifpece.

A parte questo, la reliquia più preziosa viene conservata nella Chiesa dei Frari, in un altare di una bellezza e lavorazione straordinaria è conservata una piccola parte del Sangue di Cristo, mescolato agli unguenti con cui il corpo, dopo la morte, era stato trattato.

AltareReliquie.jpgBasilica dei Frari.jpgOltre che inebriarsi per la bellezza della fantastica chiesa gotica, visitando Santa Maria Gloriosa dei Frari sarà possibile avvicinarsi un pò di più al mistero di Cristo!

Giu 24, 2010 - Leggende, Luoghi, Misteri    13 Comments

L’isola della Donna Vampiro

la donna vampiro.jpgLinea per ragigiungere l'Isola del Lazzaretto Nuovo.jpgSe chi vuol fare un’esperienza diversa, percorre a piedi la Strada Nuova, ed arriva alle Fondamente Nuove, proprio di fronte al Cimitero Monumentale di S. Michele, qui prendendo la linea 13 del vaporetto, scegliendo come fermata a richiesta  l’Isola del Lazzaretto Nuovo, ecco che può sbarcare in un luogo molto particolare, ricco di verde, di siti archeologici, e luogo misterioso dove il 7 marzo dello scorso anno  venne ritrovato il famoso teschio della “donna vampiro”, quello con la mattonella infissa nella bocca ( a cui ho dedicato un mio post).

Posta all’ingresso della laguna, a nord-est di Venezia, e posta proprio di fronte all’isola di S. Erasmo, nell’antichità ebbe una funzione strategica a controllo delle vie acquee verso l’entroterra.

Isola del Lazzaretto Nuovo.jpgSembra che i primi reperti archeologici risalgano all’età del bronzo, tra il 1200 e il 1000 A.C.
Castello est del Lazzaretto Nuovo.jpg
Isola del Lazzaretto nuovo 1.jpgREcentemente sono state rinvenute varie monete raffiguranto Zeus ed Apollo, collocabili tra il 238 ed il 168 A. C. Il primo documento riferentesi all’isola, denominata Vigna Murada, è un atto notarile.

Nel Medio Evo fu proprietà dei Monaci di San Giorgio Maggiore che vi edificarono una chiesa intitolata a San Bartolomeo.

Nel 1468 l’isola divenne un lazzaretto, denominato nuovo, a differenza di quello già esistente, dove venivano inizialmente ricoverati i contagiati da peste conclamata, mentre in quello nuovo si cercava Hospitaler al Lazzaretto Nuovo.jpgL'isola nel secolo XVI-XVII dall'isolario di Antonio visentini.jpgdi attuare un’opera di prevenzione, e l’efficacia delle misure preventive portò ad avere un successo enorme, visto che l’epidemia si concluse due anni prima che negli  altri paesi europei.

Qui venivano ricoverate le navi e gli equipaggi di quelle navi sospette di portare contagio, perchè provenienti da zone contaminate o che trasportavano merci possibili ricettacoli di virus.

Per questo motivo vennero costruiti parecchi edifici, tra cui il Teson Grando, un enorme edificio, che come scrisse il Sansovino nel 1576 era dotato di 100 stanze, e cento camini alla veneziana, ognuno per ogni stanza, poste a ridosso delle mura di cinta, e costruite pozzxo nel lazzaretto nuovo.jpgTeson Grande.jpgtettoie (teze) per la purificazione delle merci, per cui si usavano fumi di erbe aromatiche, quali ginepro e rosmarino.

priore.jpgL’organizzazione faceva capo ad un priore, dipendente dal Magistero della Sanità, dai guardiani, che scortavano i passeggeri delle navi alle camere, e che prendevano nota (sapevano leggere e scrivere) delle varie operazioni di sbarco.

Le merci invece erano trasportate dai “bastazzi” chiamati così perchè trasportavano i pesi (basti), ed erano facilmente riconoscibili per il loro vestiario: casacca, braghe e camicia di tela ruvida, nei colori azzurro cenere o giallino pallido, e larghe bretelle rosse o bianche incrociate sul petto o sulla schiena.

Per ricordare dove riportare le merci “disinfettate” i bastazzi usavano scrivere sulle pareti del Teson Grando sigle ed annotazioni utilizzando un colore rosso bastazzi_tezon.jpgiscrizioni sul muro del Teson.jpgsul muro del teson altre iscrizioni.jpgbrunastro a base di ossido di ferro.

Quando si verificarono le prime morti per peste in quel lazzaretto, divenne una figura presente e considerata di malaugurio di un “medico della peste” (di cui ho gìà raccontato).
Pestilenza dopo pestilenza l’isola divenne un gran cimitero, ed a testimonianza di ciò si ritrovarono migliaia di reperti archeologici, scheletri, teschi, medagliette, monete, murrine.

medico della peste a Venezia.jpgNella epidemia del 1575 morirono cinquantamila persone, e la maggior fosse nell'isola del Lazzaretto nuovo.jpgCampi didattici estivi al Lazzaretto Nuovo.jpgparte vennero sepolte qui, a circa 60 centimetri di profondità dal piano di calpestio, persone povere, ceto medio ed anche nobili. All’epoca la sepoltura nei cimiteri dietro le reperto 1.jpgchiese o nelle chiese venivano operate soltanto per i Nobili morti di cause naturali e non certo per il terribile morbo.

Tutt’ora, per chi volesse passare una vacanza in un luogo strordinario, partecipando a scavi archeologici è possibile aderire a tali iniziative.

Le enigmatiche triplici cinte a Venezia

gioco.jpgLarchens.jpgConosciuta ai più attraverso una seria ed intensa ricerca di Marisa Uberti,( vedi il blog due Passi nel Mistero) la triplice cinta è ancora enigmaticamente misteriosa: si riconosce al vederla, nel gioco popolare delle pedine chiamato comunemente “filetto” in Italia, ed è sempre sotto l’aspetto ludico che è stata considerata.

Ma l’enorme diffusione in tutti i territtori percorsi dai Cavalieri Templari al ritorno dalle Crociate, ed i luoghi stessi dei ritrovamenti delle incisioni lasciano incerti, perplessi ed alla ricerca di una spiegazione.

Sono state trovate graffite in rocce rupestri, sui muri di antiche chiese, su gradini di vecchie case.

triplla cinta nella torre di Chinon.jpgFortezzza di Chinon.jpgChinon.gifMa il ritrovamento di graffiti simbolici lasciati su pareti in verticale da alcuni dignitari dell’Ordine Templare, prigionieri nella Torre della fortezza di Chinon, in Francia, apre nuove prospetive sull’ipotesi di possibili altri impieghi.

Sembrerebbe che dietro la triplice cinta si nascondesse una conoscenza più antica, un valore simbolico ed esoterico legato alle caratteristiche dei luoghi e della storia che li ha interessati.

in una chiesa.jpg1.jpgAlcuni esemplari sono stati trovati in India antica, in Egitto, nell’Impero Romano, perfino nelle incisioni rupestri di Val di Scalve ed in Valcamonica; comunque sarà capitato a qualcuno di vedere sulla facciata di una chiesa tre quadrati concentrici uniti al centro da una sorta di croce: è proprio la triplice cinta, presente non solo in edifici religiosi ma anche in antiche vestigia appartenenti a civiltà risalenti all’età del bronzo (3.550 a.c – 1200 a.c.).

Però è in particolare nel Medio evo che trova ampia diffusione soprattutto in alcune cattedrali gotiche e dove la presenza dei cavalieri templari non poteva mancare.

Rene Guenon.jpgtriplice cinta.jpgVi sono naturalmente delle letture esoteriche che spaziano, come quella di Rènè Guènon che le decodifica come i tre grandi stadi delle scuole esoteriche, o quella di Cherbonneau – Lassay il quale interpreta il quadrato interno come “il mondo terrestre”, inserito in un altro quadrato “il mondo del firmamento” e quello esterno “il mondo celeste”, più ampio e con più grande valenza simbolica in quanto in esso risiede Dio con i puri spiriti.

triplice cinta templare.jpgMa c’è anche chi la identifica come delle non meglio specificate ” linee del campo magnetico terrestre” o la presenza in quel luogo di un “varco dimensionale”,presente anche,per alcuni ricercatori, in una certa località di Barcellona.

E’ tutto da vedere e da dimostrare, anche se si suppone comunque una sorta di messaggio che i cavalieri templari lasciavano nei luoghi attraversati per quelli che successivamente sarebbe passati dopo.:.un linguaggio in codice.

01.jpgpiantina di S. Marco.jpgimagesCA23ZIG9.jpgTriplice cinta a San Rocco Venezia.jpgScuola di San Rocco.jpgnel tempio.jpgA Venezia ci sono tre triplici cinte: una si trova incisa su una panca in marmo accanto alla facciata della Scuola  Grande di S. Rocco, la seconda sul parapetto della balaustra al secondo piano del Fondaco dei Tedeschi (ora Poste Centrali di Rialto ) l’ultima  all’interno della Basilica di S. Marco, incisa su un sedile in pietra sul lato destro dentro la chiesa:  Memorie, tracce, così come ce ne sono tante in questa Basilica carica di tesori sia d’arte che d’oro e pietre preziose, ma estremamente enigmatica ed ancora, forse, tutta da scoprire.

Giovan Francesco Valier: un’ enigmatica spy story a Venezia

impiccagioni a Venezia.jpgLuogo delle esecuzioni di Jacopo de Barbari.jpgColonne di Marco e Todaro.jpgIl 22 settembre 1542, sul patibolo allestito tra le colonne di Marco e Todaro a San Marco, davanti agli occhi dispiaciuti e sbigottiti dell’ambasciatore dei Gonzaga, Benedetto Agnello, venivano giustiziati Giovan Francesco Valier, Agostino Abondio e Niccolò Cavazza, rei di tradimento della Serenissima.

Niccolò Cavazza aveva coperto l’incarico di Segretario del Senato, mentre il fratello, Costantino Cavazza, segretario del Consiglio dei Dieci, venne condannato all’esilio perpetuo. Di Giovan Francesco Valier venne cancellata qualsiasi traccia della sua esistenza
a seguito della “damnatio memorie” a cui erano destinati coloro i quali si erano macchiati di un delitto così terribile.

ariosto.jpgMa un lutto colpiva anche la letteratura dell’epoca, poichè Giovan Francesco Valier, uno dei più straordinari e misteriosi personaggi dediti a  tale arte , era un fine letterato, poeta, novellatore. Ma dei suoi scritti non rimane alcuna traccia; rimangono invece le citazioni di Ludovico Ariosto che gli attribuiva la fonte di una delle più belle novelle dell'”Orlando Furioso”.

speronesperonibig.jpgPietro Bembo.jpgPietro Bembo gli inviava le prime stesure dei suoi manoscitti per ottenerne un parere e Baldassarre Castiglione gli affidò la correzione delle bozze del ” Cortegiano (edito poi da Manuzio a Venezia). Sperone Speroni gli assegnò il ruolo di interlocutore nei suoi due importanti dialoghi: ” Dialogo della Retorica” e ” Dialogo della vita attiva e contemplativa”, Claudio Tolomei gli dedicò il famoso Canzoniere sperimentale Versi e regole della Poesia Toscana.

Molto giovane e valente letterato, appunto, Giovan Francesco Valier venne inviato come Ambasciatore presso la corte dei Gonzaga a Mantova: e da qui ebbe inizio la tragedia che lo portò alla vergogna ed alla morte: Nell’ambiente degli ambasciatori presso le varie corti europee si creavano amicizie, maneggi, missioni segrete ed anche episodi di spionaggio.

Ermolao Barbaro.jpgNell’ambito degli ambasciatori si possono annoverare letterati famosi, come Macchiavelli per Firenze, Baldassarre Castiglione.jpgIl Libro del Cortegiano edito da Manuzio a Venezia.jpgGuicciardini per Roma, Baldassarre Castiglio per Urbino e Ermolao Barbaro per Venezia, tutta gente attenta ai particolari e dedita a delicati episodi di spionaggio.

Giovan Francesco Valier fece amicizia con George de Selve, Ambasciatore di Francesco I° di Francia, rivale per quanto riguardava i contatti e la “diplomazia” con i Turchi di Carlo V°, Imperatore . Non si Georges del Selve a destra con Francesco I°.jpgFrancesco I° di Francia.jpgCarlo V ritratto dal Tiziano.jpgLa sublime Porta.jpgconoscono le motivazioni, ma il Valier, attraverso una sottile rete di spionaggio e di informazioni (di cui facevano parte Agostino Abondio, Niccolò e Costantino Cavazza) riuscì ad informare Francesco I° di Francia delle “commissioni” date dai decemviri veneziani all’ambasciatore Alvise Badoer presso la ” Sublime Porta ” ( la parte del Palazzo di  Istambul  in cui il Gran Visir riceveva e svolgeva le cerimonie di benvenuto agli Ambasciatori) che prevedevano di arrivare alla concessione di due piazze forti della Morea per ottenere la pace a tutti i costi con i Turchi: tutto questo per mantenere l’egemonia dei mercati e dei trasporti nel Mediterraneo.

leone di S. Marco.jpgVenezia e Islam.jpgSublime porta.jpgCosì il nome di Valier venne cancellato, le sue opere ( che si possono immaginare sublimi dalle testimonianze di altri grandi letterati)  distrutte per sua volontà secondo un atto da lui firmato ad un notaio pochi giorni prima dell’esecuzione affinchè il cognato alienasse  tutti i suoi scritti, e la sua immagine eliminata secondo la legge della “damnatio memorie”:  ma supremazia ed il bene di Venezia venivano innanzi tutto: Giustizia dura, vera, ma uguale per tutti, anche per chi aveva talenti così particolari ed unici, ma un pò di rimpianto rimane!

 

Mag 12, 2010 - Leggende, Misteri, Personaggi    14 Comments

La donna Vampiro a Venezia, Dalla leggenda alla realtà

imagesCA0J6529.jpgIl ritrovamento venerdì 7 marzo di due anni fa nell’isola del Lazzaretto nuovo a Venezia, da parte dell’archeologo dottor  Matteo Borrini del teschìo di una donna (risalente a metà del 17° secolo), con un mattone in bocca, naturalmente un rito svolto in una creatura deceduta per peste, visto che in quell’isola di Venezia sono stati concentrati diversi corpi di defunti per questo terribile morbo, ci riporta a vecchie leggende veneziane che narravano di donne vampiro a Venezia. Si riteneva infatti che i portatori della peste fossero i vampiri, per cui trovando il corpo non decomposto di una vittima di questo morbo terribile, con un rivolo di sangue al lato della bocca, o dal naso (cosa naturale per chi moriva di quella malattia),  e per di più donna  (strega?)  secondo la credenza destinata a nutrirsi del sangue od anche solo delle energie dei viventi che si avvicinassero al suo corpo era come ritrovarsi  davanti la sconosciuta, la potente, chi è in grado di dare la vita, ma anche di toglierla … Per cui , per difendersi e difendere il resto della popolazione era necessario un rito: si teschio.jpginseriva un mattone nella sua bocca, e la “vampira” non avrebbe più potuto nuocere.

Tutto cio nasce dalla figura del Nachzeher, dalle parole tedesche Nacht (notte) e Zehrer(divoratore).

Da come si potrà intuire la figura è prettamente nordica, come una sorta di vampiro.  Secondo la tradizione  si tratterebbe di una persona morta annegata od un bambino che alla nascita sarebbe rimasto con tutto il sacco amniotico o soffocato dal cordone ombelicale.

Più interessante è la teoria Polacca (e numerosi ebrei vennero dalla Polonia a Venezia) Qui il Nachzeher è visto come un vero e proprio vampiro, al quale però non è stata data la possibilità di completare l’abbraccio, cioè non si è compiuta la definitiva trasformazione tra essere umano e vampiro.

imagesCAASFTAJ.jpgNon essendo un essere completo, si troverebbe in uno stato di torpore perenne all’nterno della sua tomba, non vigile ed incapace di intendere cosa stia succedendo; Proprio per questo si limiterebbe a masticare il suo sudario, come fosse una sorta di bambino.

Come altre creature leggendarie masticherebbe, come già detto, il proprio sudario, ed anche i suoi vestiti ed altre parti del corpo come le mani e le labbra.

Anche se apparentemente innocuo la leggenda vuole che il Nachzerher  rimanga in vita succhiando l’energia vitale degli esseri viventi che si trovano accantro alla sua tomba , e che da  portatore di peste, il suo sudario guarirebbe invece tutte le malattie, per cui c’era l’interesse, da parte dei “tombaroli” di trovare questi sudari, scatenando la violenza dei “vampiri” proprio contro chi si fosse reso responsabile del furto.

Il solo modo per fermare il Nachzehrer era quello di fermare la mascella del defunto, con dei sassi, delle monete, o con dei piccoli mattoni.

imagesCA47PZNI.jpgimagesCA30HD81.jpgQuesto mito ha attirato l’attenzione di diversi studiosi. Uno dei primi fu Philip Rohr, teologo, che nel 1679, nel trattato “De masticatione mortuorum” suggeriva che dietro questa immonda attività si nascondesse l’attività blasfema di un demone, Azazel.

imagesCAJ2P85V.jpgimagesCACGSTAO.jpgimagesCABM49G4.jpgSuccessivamente fu Michael Ranfitus, nel 1725, ad occuparsi dell’argomento. Egli propose due teorie: prima una spiegazione razionale, suggerendo che i rumori tra le tombe e la diffusione della peste fossero da ascriversi alla febbrile attività dei ratti , quindi dava una   supposizione                                                                                                                                                                                                                                               supposizione sovrannaturale:l’esistenza di imagesCAO6QZ86.jpgimagesCALOPZKB.jpgimagesCAM3992I.jpgun’anima vegetativa che aleggiava intorno al morto, causando la crescita dei peli e delle unghie ed a volte in grado anche di danneggiare i vivi.

Rimane comunque l’inquietante mistero di un teschio di giovane donna. di vecchie credenze e dell’ombra sinistra che il morbo della peste aveva portato e continuava a portare sui quei poveri resti, attori e vittime di leggende, storie e , magari, di angosciose presenze di esseri morti ed abbandonati, senza alcun rito, senza alcuno che li piangesse, così come accade in corso di terribili epidemie..sperando che non accada più!

Mag 1, 2010 - Misteri    5 Comments

Sior Rioba e la sua testa scomparsa: Spirito Massariol (poltergheist) o vergognosa incivilità?

Venezia_-_Palazzo_Mastelli_(del_cammello).jpgNon so come definire, se come uno scherzo, uno del Massariol, spirito  “polthergheist”, burlone e anima di Palazzo Mastelli a Venezia, legato ad un esorcismo del Cappellano di S. fantin,  reso necessario dal fatto che ogni giorno, alla stessa ora, suonassero in contemporanea tutti i campanelli delle stanze del Palazzo o il mondo burlesco, da Pasquino, con cui con l’ironia si castigavano i costumi della gente tipico di quello che venne attribuito all’illustre “scomparso” ( solo la testa, ma quanto basta) del cosiddetto Sior Antono Rioba, o naso di ferro, uno dei tre fratelli Mastelli raffigurati in fondamenta dei Mori, a Cannaregio, tra Campo Santi Apostoli e le fondamente nuove, e destinatario e mezzo di comunicazioni del popolo con l’esecutivo, chiaramente, ironicamente, ma comunicazione seria e pressante.

Sio Rioba o naso di Ferro.jpgcamello.JPGimmagine di poltergheist.jpgPalazzo Mastelli, il Palazzo dei Cammelli, e famoso per i fenomeni di poltergheist, come sopra descritto ,  che si sono succeduti nel tempo e che fanno di questo edificio  uno dei tanti legato all’idea di possessione e di mistero, vero! ed i suoi proprietari, che lo costruirono nel 1112, i fratelli Mastelli, commercianti di spezie, che per rendere unica la facciata del loro palazzo , fecero applicare una patara raffigurante un cammello: quindi, famoso ed unico Palazzo del Cammello.

Narra la leggenda che nelle notti  particolarmente fredde lo spirito, intrappolato all’interno della raffigurazione di Rioba , pianga, e che soltanto i puri di spirito, posando una mano sul petto della statua possano percepire i battiti del suo cuore.Sior Rioba in campo dei Mori.jpgRioba.jpgMoro a Venezia.jpgb1_camello_1.jpgSpero soltanto che ben presto l’importante ed unica testa di “naso di ferro” possa ritornare al suo posto per ridonare a questa immagine la sua identità, vergognosamente sottratta e per ricostituire un’unicum delizioso, legato all’essenza stessa di Venezia, delle sue etnie e alla struttura  di uno Stato multietnico, particolarmente moderno ed unico, che tanto avrebbe ad insegnare ai legislatori italiani.

 

Scuola di San Giorgio degli Schiavoni: tra draghi, templari, ed arte!!

250px-ScuolaDegliSchiavoni_Front.jpgLa Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, fondata nel 1451 per raccogliere sotto la protezione di S. Giorgio, S. Gerolamo e San Trifone  i dalmati (schiavoni) di Venezia è tutt’ora intatta con tutto il patrimonio artistico e i documenti della sua secolare attività.

Essa ci mostra, attraverso le opere artistiche conservate, un angolo autentico della Venezia del Rinascimento, che non appartiene alla solennità civile del Palazzo Pubblico, nè a quella religiosa delle chiese; una Venezia meno nota, distaccata dalla luminosa scenografia a cui necessariamente sono legati i suoi esterni più celebri.

Importante è la sala che contiene i nove quadri di Carpaccio ( di circa 10 metri per dieci) e nel suo rapporto di spazio è al limite tra l’oratorio rinascimentale e il “gabinetto per pitture” come quello inaugurato alla fine del quattrocento da Isabella Gonzaga a Mantova, e suggerisce un senso di scoperta di un luogo intatto della Venezia d’un tempo favoloso, per la misura altissima di queste opere d’arte, che si inseriscono poi in modo così aderente ed immediato nella vita quotidiana della città.

borchia.jpgEntrando nella scuola il nostro sguardo non può fare a meno di includere nello spazio reale anche quello “illusorio” della ” Visione di S. Agostino ” di Carpaccio, che conserva la forma misteriosa dell’arte al limite della magia, frammenti intatti nel loro tempo, nel quale entriamo con sconcertante intimità.

La scuola si trova presso il Priorato di Malta, che fu un tempo uno dei più importanti conventi veneziani, ed il suo piccolo edificio si riflette sulle acque del Rio della Pietà, vicino a Campo S. Giovanni in Bragora e la chiesa di S. Antonin, a Castello.

La facciata, rifatta nel 1551 con abbellimenti di marmi e sculture è fatta di Pietra d’Istria: la scultura di Pietro da Salò (del 1551) con San Giorgio che assale il drago si innesta così naturalmente  nella parte centrale, sotto l’antico bassorilievo della metà del quattrocento, rappresentante la Madonna e il Bambino con al centro S. Giovanni Battista che presenta un confratello.

158px-Vittore_Carpaccio_014.jpgScuola di San Giorgio degli Schiavoni.jpgLa “Mariegola” è decorata da bellissime borchie gotiche in argento rappresentanti S. Giorgio e San Gerolamo.

La Mariegola ci tiene in primo luogo a ricordare i principi di devozione dei confratelli verso i Santi protettori, e pone subito in evidenza il privilegio concesso dal Consiglio dei Dieci di riunirsi in “fraternita, ovverso scuola, secondo la condizion delle Scuole pizzole” sotto il titolo di San Giorgio e S. Trifone nella Chiesa di San Giovanni del Tempio (di origini templari)dell’Ordine Gerosolomitano.

Per cui si tratta di una scuola creata in base ai principi dei Cavalieri templari,di cui è esempio img179.jpg161px-Vittore_Carpaccio_007.jpgriprodotto in diversi quadri di diversi autori, come la riproduzione di Sebastiano Michieli, priore dell’ordine dei Cavalieri Gerosolomitani ( una delle branche dell’ordine dei Cavalieri Templari) presso cui è nata la Scuola.
Il Michel, con la croce di Malta sul petto è ben riconoscibile nel quadro di Giovanni Bellini, conservato presso la Chiesa del Priorato di Malta, ed in uno dei Teleri di Carpaccio.

Egli è molto probabilmente riconoscibile anche nel “MIracolo della Croce” di Carpaccio
mentre si trova in gondola presso il Ponte di Rialto e nella ” Processione” di Gentile Bellini in Piazza San Marco nel 1496, dello stesso ciclo dei ” Miracoli della Croce”.

Sebastiano Michiel era ben noto ed esattamente descritto nei “Diari” di Marin Sanudo.

San Trifone ed il demonio.jpgmiracolo della croce du Carpaccio.jpgcarpaccio_042_il_trionfo_di_san_giorgio_1507.jpgcarpaccio_017_san_giorgio_e_drago_1504.jpgUna scuola, una congregazione, un proseguimento della fede templare in questa città, Venezia, che si trovava e si trova al centro esatto tra oriente ed occidente: un passaggio obbligato per quelli che furono cavalieri templari e i loro confratelli con cui condivisero i misteri, le ricchezze e le reliquie che in questa città vengono venerate in grande quantità…tra musulmani e cristiani…storie simili e diverse..e ve_carpaccio_visioneagostino.jpgl’oriente e l’occidente in questo caso si sono fusi per dare vita ad una città diversa..completamente da qualsiasi altra.

Nov 20, 2009 - Chiese, Luoghi, Misteri    7 Comments

Misteri e malìa di una notte di nebbia a Venezia

nebbbia a Venezia.jpgNon si può dire di aver assaporato fino in fondo il mistero e la malìa di Venezia se non si è passeggiato nella nebbia, il “caligo” che tutto avvolge e che ti fa vivere le diverse dimensioni di questa città attuale, viva, ma tutta intrisa della sua storia e sempre antica, misteriosa, carica di suggestioni.

Dalla finestra la nebbia appare come un velo ovattato, che copre tutto, ed io so che in questa nube lattiginosa e misteriosa mi dovrò immergere. Scendo le scale ed ecco che il tonfo del portone mi scaraventa in questo grigiore, in questo oceano ovattato e uniforme:  alle mie spalle il biancore che riflette i bagliori della laguna e fa riconoscere il Cimitero Monumentale dell’Isola di San Michele, ed a sinistra, appena accennato..il Casin degli Spiriti che cela Cimitero di San Michele.jpgCasil degli spiriti.jpgl’orrore ed il tormento senza fine dei fantasmi delle persone assassinate.

convento degli ospitalieri ai Gesuiti a Venezia.jpgchiesa dei Gesuiti a Venezia.jpgMi avvio per raggiungere Campo SS. Apostoli, e mi accingo ad attraversare il Campo dei Gesuiti…i lampioni emettono una luce debole, giallognola, un alone che riesce ad ingrandire la maestosità della Chiesa dei Gesuiti, sulla sinistra, ed a destra il vecchio ricovero dei frati Ospitalieri, fuggevolmente mi appare l’ombra di un frate , poi…tutto ritorna uniforme e ..normale.

Solo il rimbombo dei miei passi sui masegni ( i lastroni in Pietra d’Istria che formano il selciato di Venezia) , poi, …un pò alla volta, altri suoni, altri caigo.jpgantico fanale.jpgrimbombi…un gatto che scivola timido e spaventato tra una calle e l’altra, il mio cuore che batte in fretta..tutt’attorno il vuoto..un mondo che sembra spettrale ma che è fatto di suoni e di sensazioni…i passi dietro prendono un’altra cadenza ed io mi affretto verso il ponte che mi porterà più avanti, li dove i passanti mi potranno dare la sensazione di uscire da questo vuoto..

Ecco, dopo aver percorso in fretta calli e callette, il suono dei passi si moltiplica, e le luci diventano un pò più vive…l’alone giallognolo attorno ad ogni lampada illumina in modo inquietante un piccolo spazio, ed i suoni che  sembrano provenire da strane ombre proiettate sui muri..ombre che sembrano dileguarsi alla mia venuta..ecco Venezia, la realtà che è passato, ed il passato che non si dimentica…legato com’è alle immagini fuggevoli di una gondola con Felze.jpgpietra che può sembrare un mascherone ghignante, e quando ti avvicini assume l’immagine più rassicurante di una patara, sempre antica e sempre legata ad immagini antiche e reali di questa città…lo sciabordio dell’acqua…forse una gondola?..ecco il lume…ecco più lumi, ..gondole coperte dove non si sa se si stiano consumando meravigliose storie d’amore, o cospirazioni o soltanto si stia giocando……naturalmente d’azzardo.

E’ comunque un tutt’uno, ed ecco che, raggiunto S. Giovanni Crisostomo, mi avvio verso Campo San Giovanni e Paolo: davanti al portale della chiesa tre figure, guardinghe, timorose, le vesti settecentesche, i tricorni, l’aria di chi è avvolto da alone di mistero..posso riconoscerli: il Conte di Saint Germain, Cagliostro e Giacomo Casanova.. parlano chiesa dei SS., Giovanni e Paolo.jpgcon fare furtivo, sembrano ripromettersi nuovi incontri, e poi, al suono del mio passo, ecco che le ombre si dileguano…

i leoni dell'arsenale.jpgTroppo intense le sensazioni, per cui, attraversato il ponte, ecco che mi avvio verso San Marco.In lontananza voci ovattate, risate di donne, commenti maschili, la fuggevole immagine di coppie in abiti settecenteschi e bautte, qualche coppia si attarda posata al muro di una calle per scambiarsi baci e gesti affettuosi più o meno audaci…poi di nuovo il silenzio, il suono dei passi, dei miei e quelli di altri, nel presente o nel passato, mentre le luci sembrano più fioche ( lumini in cera posati in apposite nicchie sui muri per illuminare zone estremamante oscure….che possono far rabbrividire), ed il suono dell’acqua che accompagna costantemente questo percorso che mi porta a Castello, e mi fa incontrare con la maestosità dei leoni dell’arsenale..qui l’illuminazione è più intensa per rendere evidente l’ingresso dell’ Arsenale, anche se il ricordo delle vecchie leggende, e il poter constatare con le dita i solchi delle scritte runiche su questi potenti animali, leone.jpgcosì fieri, enormi e felinamente pronti all’attacco mi danno i brividi.

Meglio raggiungere Piazza San Marco, mentre in distanza i fanali preposti all’illuminazione della Riva sembrano evidenziare spudoratamente ogni masegno, ogni pietra,ogni muro ed ogni calle…ed ecco l’insegna di un bacaro..i vetri resi opachi dalla condensa, la voglia di qualcosa di caldo e di qualcuno con cui condividere questa esperienza della passeggiata nelle nebbie di tutti i tipi di Venezia.Entro e mi assale il profumo speziato del saor, il vapore della polentina che attrae il palato e la voglia di caldo, gente che chiacchiera bevendo un’ombra, l’ovetto sodo, i nervetti, le trippe….tutto questo mi rincuora, ed esco…….

el codega.jpgMi  appare una coppia: i vestiti riccamente decorati di lei e raffinati di lui con un codega( era una persona preposta ad accompagnare  con una lanterna le persone nelle  calli buie) che  illumina loro la strada, ed allora mi rendo conto di essere codega 1.jpgvicina al Caffè Florian! sono in Piazza San Marco..e le colonne di Marco e Colonne di Marco e Todaro.jpgfanale veneziano.jpgTodaro si ergono nel nulla…ma innanzi a me si apre un nulla con fanali luminosi, ma a ben guardare la luce si riflette sull’acqua del bacino ed alle mie spalle, quasi miracolosamente, sul balcone della Basilica di San Marco due fiaccole accese in onore della giustizia brillano come le stelle più luminose di questa città repubblica, di questo luogo incantato e magico.

Lentamente e con la magia del luogo e del tempo mi Pilastri acritani.jpgceppo esecuzioni.jpgavvicino ai Pilastri Acritani..li sfioro, tanto per avere un ulteriore contatto con il passato, poi mi avvicino al cippo che fu il patibolo dei condannati a morte, ripensando a chi è già passato di li, a chi ha vissuto il mistero, ed  alla meraviglia di questa passeggiata nei luoghi e nel tempo.

La strada mi accompagna verso San Tomà: salgo i ripidi gradini del Ponte di Rialto e rimango incantata a guardare piccole fiammelle lontane galleggiare sul Canal Grande che è un tutt’uno con la nebbia, altre gondole, immagino) e mi dirigo verso la Scuola di S. Giovanni Evangelista, di cui si può intuire una parte (peccato perdere l’immagine completa ma il “caligo” è intenso), ed allora mi accontento di percepire con le dita sulla panca a sinistra dell’ingresso il solco della triplice cinta..e questo mi riporta ai templari..mentre voltandomi indietro sembra quasi minacciosa la severa struttura gotica della la Chiesa dei Frari, ricetto di misteri, dimora di frati dedicati alla conservazione di codici e ricordi e le cui ombre di concretizzano, fuggevoli, davanti fiaccle.jpggondola coperta.jpgnebbia 1.jpga me, per sparire poi nel confine tra il passato e realtà..

chiesa della Maddalena a Venezia.jpgMi aspetta, in questo viaggio in questa nebbia fantastica l’immagine ovoidale della Chiesa della maddalena, da dove i cavalieri templari approfittavano dell’ombra per allontanarsi da una realtà che per loro era  pericolosa se non mortale……

viaggio meraviglioso, ormai i suoni dei passi sono moltiplicati, le voci gondola coperta 1.jpgBasilica dei Frari.jpgTriplice cinta della Scuola Grande di San Rocco.jpgScuola Grande di San Rocco.jpgacute,dialettali e non..la realtà, nebbia a Venezia 1.jpgNebbia a Venezia 2.jpgassieme alla luce elettrica hanno (per il momento) soverchiato la realtà vera di questa meravigliosa Venezia….un unicum perfetto tra passato e presente, l’unico luogo dove chi passeggia può ritrovarsi in un mondo fatto di ombre, di ricordi, di vite già vissute ma realmente presenti, qui dove il tempo e lo spazio sono un tutt’uno…basta venire, immergersi in una serata di nebbia autunnale e Venezia è tutto ciò che è e che è stata…una passeggiata nello nebbia a Venezia 3.jpgspazio e nel tempo! Ed altre serate misteriose mi attendono ed attendono tutti coloro che voglio immergersi nel senso vero di questa , ora città , prima Stato e Repubblica!

 

 

 

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