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Il Gansèr a Venezia, tra tristezza e gentilezza, un vecchio mestiere!

gondole.jpggondoliere.jpgUna figura tipica della vita veneziana che passava le sue giornate in tutti i traghetti e stazi di gondole, e che ormai sta scomparendo, come tanti altri mestieri tipici veneziani, c’era il Gansèr.

In genere era un vecchio gondoliere, non più in forze, che, armato di un bastone abbellito da borchie dorate e che con un uncino sulla cima ( detto ganso) aspettava che una gondola si fermasse. Con il suo ganso aiutava l’attracco della barca e poi, con il braccio, favoriva la discesa dei passeggeri, levandosi il cappello.

ganser.jpggondola.jpgAl termine del suo compito il gansèr faceva l’atto di rimetterlo, con gesto lento, sulla testa, invitando in questo modo i passeggeri del traghetto o della gondola a retribuire in qualche modo questa cortesia; naturalmente l’offerta non era obbligatoria, ma certamente i gondolieri invitavano i propri clienti ad offrire un piccolo compenso per sostenere questi anziani lavoratori, che cercavano di arrotondare le loro entrate svolgendo un lavoro gentile e dignitoso.

Con Giacomo Casanova l’immagine culturale e politica d’Europa e la decadenza di Venezia!

Giacomo Casanova 1.jpgalchimia.jpgGiacomo Casanova, veneziano fino all’osso e per questo cittadino del mondo testimonia nelle sue memorie la vita politica e sociale del 1700 con sguardo acuto ed attenta analisi politica (da brava spia e anche Massone) racconta l’europa del 1700, e  anche attraverso  un’ampia e fondata conoscenza della medicina e della scienza del tuo tempo, spacciata a ogni piè sospinto come alchimia, come contatto con spiriti elevati, con il credere rosacrociano, da un’idea della tecnologia dell’epoca.

Concordamente al marchese de Sade anche Casanova trova illogico il comportamento e l’abbigliamento delle donne: ” se giudichiamo la bellezza di una donna dal suo viso e sade.jpgCASANOVA.jpgamante di ùcasanova.jpgsiamo costretti poi a sopportare ” se le parti che non ci mostra sono tutto il contrario di ciò che la grazia del volto ci fanno immaginare, non sarebbe più naturale e più conforme alla ragione andare sempre in giro col viso coperto e per il resto nudi e innamorasrsi di un corpo, non desiderando altro per coronare la nostra passione che un bel visetto corrispondente alle grazie donne veneziane.jpgmaria_luisa_austria.jpgducato di Parma, Piacenza e -guastalla.jpgche ci hanno fatto innamorare? ne deriverebbe che solo le donne col viso brutto esiterebbero fino alla fine a scoprirlo e che le belle lo farebbero più facilmente. Ma le brutte non ci farebbero sospirare per appagare i  nostri desideri: ci accorderebbero tutto pur di non essere disposte a scoprirsi. (vol. VI cap.  VIII).

Viaggiando per l’europa Casanova non esita a descrivere quelle che ritiene le peculiarità di quelle etnie: descrive “la boria dei francesi che appena impossessatisi dei ducati di Parma , Piacenza e Guastalla mostravano di sentirsi superiori a tutti”, aggiungendo che gli uomini francesi erano gelosi delle loro amanti e non delle proprie mogli.

220px-Voltaire.jpg350px-Alchemist's_Laboratory,_Heinrich_Khunrath,_Amphitheatrum_sapientiae_aeternae,_1595.jpgCi racconta, nelle sue memorie, che conversando con Voltaire concorda su un punto: il popolo è felice solo se oppresso, soggiogato  e tenuto a catena, e parlando della Repubblica di Venezia afferma che vi si gode della più ampia libertà, e che la sua condanna al carcere, da cui scappò avventurosamente e che narrò nella “Fuga dai piombi”, fu dovuta ad un abuso della sua libertà, e che a volte ritenne giusta, per cui avevano avuto ragione a farlo imprigionare anche senza le ordinarie formalità (vol. VI cap. X). Degli inglesi fa notare la passione per le scommesse ,lo straordinario aplomb con cui accettavano che la colpa di un componente di famiglie nobili non declassasse, in caso di condanna (compresa la pena capitale)il nobile casato, ma con l’espiazione del colpevole l’onore della famiglia fosse salvo.

Straordinario il racconto di un suo viaggio in Olanda, a bordo di una slitta a vela, veneti2.jpg220px-Diego_Valeri.jpgda Amsterdam a Zaandam: ” il viaggio mi parve straordinariamente divertente . Arrivammo presto grazie ad un vento impetuoso che ci fece raggiungere la velocità di quindici miglia inglesi all’ora (circa 24Kmh).

Nella sua Histoire vi è però un’acuta analisi della società Veneziana nel finire del 700, e che Diego Valeri descrisse: ” E’ una Venezia che ride e folleggia in tristezza, che s’inebria di casacca-busto-fra-galgario-1750.jpgveneziq 700.jpgpiaceri innocenti e no, pur avendo coscienza della sua labilità esterna ; che si fa bella, più bella che mai , nell’aspettazione della morte  (Storia delle Civilità veneziane). Venezia infatti languisce ed è prossima alla fine della sua esistenza come Repubblica indipendente, e non bastano nè le ricchezze raggiunte, nè il prestigio e la memoria della passata potenza, a garantirla dalle avide monarchie che le alitano sul collo, invidiose delle sue fertili terre, e più ancora del suo aperto sbocco al mare e della sua antica, gloriosa esperienza marinara.

Una decadenza imminente di cui, proprio Giacomo Casanova può essere l’emblema. La fine di uno stato glorioso, illuminato, unico al mondo consumata nelle feste di Colonne di Marco e Todaro.jpgcarnevale, nei lussi, nella libertà morale…il cuore di noi  veneziani che, comunque sia, della storia della nostra fantastica Serenissima siamo orgogliosi perchè a volte essere troppo avanti, precorrere i tempi, può essere azzardato e se vogliamo pericoloso, ma nessun altro stato può vantare un passato così aperto e libero culturalmente, saggiamente amministrato e scientificamente seguito in una realtà così mobile, così legata alla natura, alle maree, ad un territtorio unico ed affascinante!
 

I maestosi, alchemici ed esoterici leoni di Venezia.

Leone di S. Marcfo alla Porta della Carta di Palazzo Ducale.jpgleone_san_marco_venezia_ala987.jpgLeone di S. Marco sulla colonna in  Piazzetta.jpgL’effige del Leone, simbolo di S. Marco e della Serenissima, si può trovare un pò dappertutto a Venezia: il classico leone alato che regge con la zampa il libro con la scritta ” pax tibi Marce, evangelista meus”, innanzi tutto proprio a Palazzo Ducale, sulla  Porta della Carta, o sulla torre dell’orologio, nella piazzetta dei Leoni,  quindi, da chimera trasformato in leone sulla colonna dedicata a S. Marco.

leone-torre-orologio.JPGPiazzetta dei leoni.jpgPer un certo periodo la Serenissima ospitò dei leoni in carne ed ossa, ospitati in palazzi privati o addirittura in edifici pubblici: il 12 settembre 1316 una leonessa, ricoverata in una gabbia nel cortile di Palazzo Ducale partorì dei piccoli, destando grande gioia e scalpore nella città che vide in quell’evento un buon auspicio per le sorti della Repubblica.

IN Piazza S. Marco veniva tenuto in una gabbia doraata un leone vivo, ma questi morì sembra avvelenato dalle dorature delle sbarre. Durante il Il casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgCarnevale del 1762 venne esposto un leone vivo, sempre in Piazza S. Marco, diventato famoso perchè ritratto da Pietro Longhi nel suo quadro “Il casotto del leone”, conservato ora nella pinacoteca della fondazione Querini Stampalia, circondato da cani mascherati e sicuramente ammaestrati.

Questo simbolo è stato raffigurato rampante, cioè di profilo, in moleca ( granchio nel periodo della muta del carapace)cioè seduto di fronte, accosciato, con le ali spiegate a ventaglio, vessillifero, cioè recante la bandiera della serenissima, visto di profilo.

leone-san-marco-moleca.JPGUno dei Leoni in Moleca più famosi è quello che sul campanile di S. Aponal sorge dalle acque, a significare la supremazia di Venezia nei mari europei, conservato ora, assieme ad altre raffigurazioni nel Museo Correr, un altro nell’appartamento del Doge, a Palazzo Ducale (XV secolo)

L’immagine classica del Leone veniva raffigurata con 350px-I_Leoni_dell'Arsenale.jpgil libro aperto in tempo di pace, e chiuso in tempo di guerra, mentre il leone sguaina una spada.

Altri possenti ed imponenti sono collocati davanti all’ingresso dell’Arsenale, e leone all'Arsenale.jpgLeone con altra testa all'Arsenale.jpg6056_-_Venezia_-_Fondamenta_dell'Arsenale_-_Leone_di_San_Marco_(sec__XVI)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_4-Aug-2007.jpgdi questi uno porta delle scritte runiche, ora molto consumate, ( legato ad una leggenda abbastanza conosciuta a Venezia, che vi ho già raccontato) ,  statue portate dalla Grecia da Francesco Morosini, uno siede placidamente in Campo Manin, altero in tutt la sua regale maestosità, ed infine un altro si può ammirare a Palazzo Ferro Leone alato in Campo Manin.jpgLeone a Palazzo Ferro Fini.jpgFini.

Altri due leoni sono collocati sul portale del campanile di S. Polo, uno dei quali è aggredito al collo da un biscione, ispirati, sembra, da un monito che il Consiglio dei Dieci pose a tutti coloro che tradivano Venezia, qualcuno dice in occasione della decapitazione di Marin Faliero, altri (ed io sono tra quelle), visto il simbolismo leone a S.jpgleoni e albero della vita.jpg6554_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007.jpgdel biscione, pensano che si trattasse dell’esecuzione capitale del Conte di Carmagnola ( a questo argomento ho dedicato un post qualche tempo fa).

715px-6555_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007a.jpgAltri due leoni medievali si trovano sul muro di una casa al traghetto di S. Tomà, mentre lottano e distruggono serpenti e draghi, ed infine, sul pluteo della Cattedrale di Torcello sostengono l’albero della vita, assumendo quindi, nel linguaggio del bestiario alchemico una particolare importanza, vista la propensione esotereica della città.

Venezia ed il suo simbolo, i Leoni, che comunque i veneziani ed anche i veneti in genere continuano a “porre di guardia” sopra pilastri di cancelli, o nei giardini…maestosi e formidabili nella loro regalità e potenza…simboli sempre vivi per i figli di questa terra e di questa grandissima Repubblica.

 

I gatti di Venezia

Venezia come luogo di incontro di varie etnie, porto determinante per tutto il Mediterraneo2.jpg  a cui le le navi  attraccavano e ripartivano  , portando con sè dei piccoli nemici infidi e pericolosi: i ratti asiatici, portatori, purtroppo della peste.

La Serenissima,  come gran parte delle altre capitali europee fu vittima frequentemente di queste epidemie che portarono addirittura a dimezzare la popolazione.

180px-Chiesa_Redentore_sezione_2_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg180px-Chiesa_Redentore_sezione_1_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg90px-Redentore02.jpgimagesCAK9Y3RH.jpgEd il senso pragmatico dei veneziani (mercanti, per cui aperti a qualsiasi soluzione logica ed economicamente vantaggiosa), portò a costruire per prima una basilica, nell’isola della Giudecca, chiamata la Basilica del Santo Redentore, nota ai veneziani come  il Redentore, progetto di Andrea Palladio, che portò a termine l’opera nel 1577.

180px-Chiesa_Redentore_pianta_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg180px-Redentore01.jpgLa ricchezza dell’interno e all’altezza della città che l’ha costruita e che la ospita:
Opere del Tintoretto, Veronese, Palma il Giovane ecc.

E’ tradizionalmente il fulcro della grande Festa del Redentore che viene celebrata la terza domenica di luglio a memoria del pericolo scampato ad una pestilenza che colpì la città nel 1575.

L’ epidemia provocò circa 50.000 vittime, quasi un veneziano su tre.

Nel settembre del 1576 , quando il male sembrava averla vinta con gli abitanti della Serenissima, il Senato chiese l’aiuto divino  facendo voto di realizzare un nuova chiesa intitolata al Redentore.

Nel maggio del 1577 si pose la prima pietra del progetto di Andrea Palladio ( che da 1570 era il Proto della Serenissima, architetto capo della Repubblica veneziana.

Il 20 luglio successivo si festeggiò la fine dell’epidemia con una processione che raggiunse la chiesa attraverso un ponte di barche.

250px-Chiesa_del_Redentore_retouched.jpgL’edificio ha pianta rettangolare, con un singolare e splendido transetto costituito da tre absidi comunicanti con la grande cupola centrale. La facciata, in marmo bianco è uno dei più mirabili esempi di ispirazione neoclassica che tanto resero famoso il Palladio.

La ricorrenza si celebra ogni anno la terza domenica di luglio, ed è una delle feste più belle per i veneziani, che viene onorata con canti, fuochi arftificiali, ed è di rigore mangiare l’Anara col pien (l’anatra ripiena) seduti sulle barche o sulle gondole, tra luci , luminarie e canti.

Successivamente, a seguito di un’altra epidemia, come ringraziamento della sua fine, venne edificata la Chiesa della Madonna della Salute, ma il problema reale rimaneva, per cui la scaltrezza ed il pragmatismo imagesCAXVKM2F.jpgveneziano consigliarono di andare in Dalmazia, riempire le navi di gatti, e lasciarli poi liberi in questa città, tra le sue calli, i suoi micio.jpgcampielli..pancione soddisfatto al sole, e tante lunghe appisolate accanto ad una vera da pozzo. Questi sono i veri gatti di Venezia, questa la strategia contro i topi, per cui se vi capita, una carezza magnanimamente concessa da uno di questi “dormiglioni”diventa un modo di comunicare con questa Venezia appagata, placida  e soddisfatta.

Purtroppo ultimamente, per evitare problemi, la maggior parte di questi “abitanti” di Venezia sono stati sterilizzati, per cui la carezza elargita, lo sguardo enigmatico e scrutatore di questi felini diventano sempre più rari….Venezia, la popolazione dei suoi gatti che cala, inevitabilmente, sembra esigere ancora questi “personaggi” silenziosi che per anni hanno donato e continuano a donare una compagnia discreta ed affascinante.

 

 

 

La Chiesa di S. Maria del Giglio e l’unico dipinto di Rubens a Venezia.

Madonna col bambino e S. Giovannino di Rubens a S. Maria del Giglio.jpgchiesa-san-maria-giglio-2.jpgC’è una chiesa a Venezia dove è custodito l’unico quadro di Rubens in questa città: La Madonna col Bambino e S. Giovannino, ed è una chiesa particolare: S. Maria del Giglio (Zobenigo), che si affaccia suol campo omonimo, nata da un impianto antichissimo , risalente al X secolo.

Venne voluta dalla famiglia Jubanico o Giubenico per dare lustro alla propria noibiltà, e da qui il nome divenne Zobenigo…ogni anno , dal 1519, venivano organizzati festeggiamenti con corse di tori e esibizioni di orsi. Dopo un periodo di decadimento il tempio venne ricostruito da Giuseppe Sardo dal 1680 al 1683 per volere di Antonio Barbaro, che a questo scopo mise a disposizione 30.000 ducati, facendo della facciata, barocca e AntonioBarbaro.jpgS. Maria del Giglio 2.jpgcommemorativa, il tempio della sua famiglia. Giusto Le Courd fu l’artefice della statua sovrastante il suo sarcofago, mentre a Enrico Marengo vennero affidate le statue dei suoi quattro fratelli.

Bellissime le immagini allegoriche dell’attico,e , a piano terra, i bassorilievi raffiguranti alcune fortezze veneziane, le più importanti a ricordare le vittorie dellla Serenissima contro l’eterno nemico: i Turchi.

Nell’interno della chiesa, a parte il famoso quadro del Rubens, inestimabilmente facciata S. Maria del Giglio 1.jpgfacciata-chiesa-santa-maria-giglio.JPGbelle le portelle dell’organo dipinte dal Tintoretto, ed altre opere di prezioso valore.

S. Maria del Giglio, una chiesa di grande bellezza affacciata in un campo posto in un luogo straordinario, vicino all’Hotel luna Baglioni, sede dal 1300 dei Templari a Venezia, e con la meravigliosa visione della laguna aperta…accostata al bacino di San Marco, preziose immagini legate e preziose opere d’arte e testimonianze storiche!

Questa meravigliosa città è legata con le sue innumerevoli chiese e alle opere d’arte che le inteerno di S. Maria del Giglio organo.jpggiglio 3.pnggiglio 4.jpggiglio 5.jpggiglio5.jpghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgimpreziosiscono ad una sublimazione unica che la rende diversa da qualsiasi altra città! visitandola ci si può chiedere cosa valga di più: la meraviglia delle costruzioni o i preziosi gioielli d’arte che qui vengono raccolti!? ma forse è proprio questo dubbio che la rende unica al mondo.

La bellezza della maternità e la dolcezza di chi la aiuta!

Desidero affidare queste mie parole alla maternità, di cui oggi si dedica la festa . e non solo alla maternità fisica….che è frutto di esperienze pregresse, di progetti comuni o no che hanno coinvolto o coinvolgono un’altra persona, soggetto della paternità! ed è proprio al frutto di una capacità fisica o anche solo creativa di poter far nascere nuove persone ma anche nuove idee e nuovi processi mentali.

Io come madre, e orgogliosa futura  nonna, so cosa vuol dire partorire una creatura concepita in comune con la persona amata. e so che nonostante il progetto comune e la partecipazione più sentita, l’esperienza del parto è qualcosa di unico, che la donna vive con le proprie sofferenze, con il propro coraggio facendo fronte alle proprie paure di persona consapevole, si, ma non del tutto preparata ad un’esperienza che può diventare cruenta: e tutto ciò mi rende orgogliosa innanzi tutto dell’essere donna, ma non soltanto, di essere un individuo che porta qualcosa di meraviglioso e nuovo al mondo!

E allora , proprio in questo giorno, desidero rendere omaggio alle persone innovative, a chi , con le proprie idee ha contribuito e contribuisce al miglioramento del nostro modo di pensare, ad illuminare, con le proprie capacità e i propri studi il cammino della scienza; a chi con la propria costanza e i propri sacrifici riesce a donare sollievo a quelle donne, malate di Aids ed ai loro figli, che sopravvivono con dolcezza e tenerezza!

Per me la maternità è portare in sè creature non consapevoli, tenerissime, dolcissime, che nulla hanno chiesto e che non conoscono il proprio destino…creature che , al sicuro nel ventre materno si muovono, sbadigliano, dormono…..rassicurate e serene, che verranno poi catapultate, all’improvviso in un mondo fatto di fame, sete, sofferenze…..ed è anche portare idee, pensieri, capacità che, se giustamente sostenute potrebbero rendere la vita…tutte le vite, degne di essere affronte e vissute!

E a questo io mi sento di congratularmi con chi, madre o non madre, uomini,, donne….donano vita alla vita!!!!! Auguri a tutte le mamme e alle persone che queste donne seguono con abnegazone e rispetto!!!!

Jacopo Sansovino, l’impronta di una grande architetto ed artista a Venezia.

biblioteca marciana 1.jpgbiblioteca marcina 3.pngDurante il Cinquecento a Venezia dominarono tre architetti: Jacopo Sansovino (1486-1570) , Michele Sammicheli (1484-1559) Andrea Palladio(1509-1580). L’opera di Sansovino, insigne scultore ed architetto toscano, sarà la più determinante per l’architettura veneziana del cinquecento, tanto che la su urbanistico della città.

Con la nomina a “proto” di S. Marco, primo architetto, cioè, del governo, egli diviene una personalità politicamente molto in vista, accanto ad un pittore , Tiziano, e ad un letterato come l’Aretino.

Biblioteca Marciana.jpgloggetta del Sansovino.jpgSansovino riuscì a fondere il classicismo romano con l’ambiente e l’atmosfera di Venezia, rendendola aerea, leggera e spesso anche pittorica la potenza strutturale delle sue costruzioni.  Architetto e scultore nato il Sansovino è sensibile anche alla pittura di Venezia, al suo carattere, alla sua classicità, interpretata in una atmosfera del tutto particolare.

loggia derl sansovino.jpgLa scultura risale in superficie nei suoi edifici: dalle sinuosità grafiche della decorazione lombardesca, essa ora acquista un nuovo valore, che è in carattere con la scenografia della città in stretto legame con i grandi pittori del tempo. I suoi capolavori , Libreria, Zecca e Loggetta in Piazza S. Marco sono edifici emblematici della Venezia rinascimentale in stretto rapporto all’ambiente e alle soluzioni spaziali che essi prospettano con l loro inserimento in Piazza S. Marco.

Dal momento in cui opera Sansovino a quello in cui lavorano Coducci e Lombardo sono passati pochi anni, circa una trentina, ma ci troviamo in due epoche differenti divise da una evoluzione politica di grande importanza dopo la lega di Cambrai e la nuova posizione della _Serenissima  di fronte all’Europa.

Sansovino venne a Venezia dalla città natale  del Sanmicheli,Verona dove ha potuto confrontarsi con le opere del grande architetto dell’epoca, la cui classicità è sobria e robusta sul modello dell’architettura militare di cui è maestro come possiamo vedere dalle fortificazioni che si possono ancora ammirare nell’isola di S. Andrea.

dolfin-manin_m.jpgUn altro meraviglioso esempio dell’architettura del Sansovino vi è anche il palazzo Dolfin-Manin.

Le caratteristiche dell’architettura del Sansovino sono esempi lampanti e splendidi di un artista straordinario che diede a Venezia opere splendide, e che dalla Serenissima ottenne grandi riconoscimenti e fama, tutta meritata!

 

La mistica di Venezia, Suor Chiara.reclusa per le proprie visioni e Francesco Giorgi! il più famoso alchimista veneziano.

monastero a Venezia.jpgsuora-clarissa.jpgCelata nelle “Cronache dell’ordine dei Frati minori instituito da S. Francesco” di Bartolomeo Cimarelli, si nasconde la vita di una suora, abadessa del Monastero del Santo  Sepolcro a Venezia , distrutto dalle truppe di Napoleone, i cui resti, si trovano  alle °Zattere”.

Il monastero era controllato dal Padre Guardiano di S. Francesco della Vigna, Grancesco Giorgi ( o Zorzi), conosciuto come grande studioso di scienze, alchimista e per questo in qualche modo legato ai Rosacroce.

La monaca, Suor Chiara Bugni, donna completamente dedita alla fede, tanto che Marin Sanudo così scrisse di lei: L’abbadessa di Sepulcro, qual non manza, vive di comunion, à auto sangure, late, acqua di cristo in una “impoleta” si che è santa.”
Le consorelle narravano  che avesse una ferita mai cicatrizzata al costato, che sanguinava continuamente, e che si nutrisse appunto solo dell’ostia consacrata e del liquido contenuto in un’ampolla che Dio stesso le avrebbe mandato.

Francesco Giorgi.jpgFrancesco Giorgi_ hombre vitrubiano.JPGFrancesco_Zorzi_De_Harmonia_Mundi_totius.pngChiara, che dal 1504 divenne priora del Convento, in osservanza all’ordine a cui apparteneva, non raccontò a nessuno le visioni che aveva, e che pose per iscritto, visioni apocalittiche e terribili, di cui fece parte soltanto a Francesco Giorgi.

La fama della suora divenne sempre più ampia a Venezia, anche perchè le sue profezie vennero trascritte sempre nel Monastero del Santo Sepolcro che nel frattempo era stato modificato da Tullio Lombardo, con uno straordinario monte di marmo che simboleggiava la grotta in cui Gesù venne sepolto.

vite e rivelazioni di Chiara Bigni a Venezia.jpgPurtroppo, ascoltate e lette le terribile profezie il consiglio dei Dieci decise che non era il caso di comunicarle al popolo, per cui Chiara Bugni venne deposta dal suo ruolo e segregata im un’ala del convento, senza poter comunicare con nessun’altra persona. Morì il 7 settembre 1514, nel giorno esatto delle stimmate di S. Francesco d’Assisi.

Francesco Zorzi scrisse le visioni e le profezie di questa monaca, vissuta nell’ombra, donna sofferente e meravigliosamente mistica. Ora, finalmente, tali profezie vengono pubblicate ed in seguito mi dedicherò al loro contenuto.

Dopo cinquecento anni , finalmente, si apre uno spiraglio su questa donna totalmente dedita alla fede , per cui un’umile suora ha sacrificato la propria vita per cercare di comunicare ( a torto o a ragione) la voce intensa che percepiva dentro di sè, e che la sollecitava nell’urgenza di comunicare quello che per lei era un messaggio divino…oltre alle rivelazioni che l’hanno soverchiata e costretta per tutta la sua vita a seguire un’urgenza intensa di trasmettere messaggi e visioni che lei riteneva, come tanti altri che si sono ritenuti “mezzi” attraverso i quali il Divino ha trasmesso moniti e dsollecitaziomni all’umanità intera!

Venezia dal 1400 al 1500 capitale indiscussa della cultura umanistico-scientifica d’Europa.

San giovanni Elemosinario.jpgven-ve-smarco1.jpgDal 1454 si avvertì a Venezia la necessità di adeguare a questo Stato, sempre più raffinato e attento alle arti, la preparazione della sua classe dirigente. Su questa graduale conquista di pensiero che si attuò dal quattrocento al cinquecento, si pose la Scuola di retorica presso la Cancelleria di San Marco, nell’orbita quindi dello stesso governo, e la Scuola di Logica,filosofia naturale e le matematiche, con sede nella Chiesa di san Giovanni Elemosinario a Rialto, nel pieno centro quindi dell’attività commerciale di Venezia.

venezia_chiesa_di_santo_stefano_3.jpgve-frari.jpgSS. giovanni e Paolo.jpgDue scuole fondamentali, una con un netto carattere umanistico, l’altra scientifico che Università di Padova.jpgintegravano e preparavano a Venezia gli Studi dell’Università di Padova, giustamente definita ” la Oxford del padova.gifS. Francesco della Vigna.jpgpatriziato Veneziano”, a cui si affiancavano le attività culturali dei più noti conventi, come S. Giovanni e Paolo, I Frari, S. Stefano, S. Francesco della Vigna, S. Michele in isola e S. Giorgio in Alga.

sanmichele.jpgDurante il Medio Evo l’Università san_giorgio_in_alga.jpgdi Padova era diventata uno dei centri più importanti relativi alla cultura araba, e divenne comunque importante per l’apertura di Venezia dell’involucro che la San Giorgio in alga.jpgcollegava a Bisanzio , determinando una problematica più vasta della cosmotologia tolemaica e la metafisica aristotelica, che erano gra parte della filosofia medievale.

Le famiglie aristocratiche che reggevano il governo compresero che la cristallizzazione della cultura entro schemi prestabiliti avrebbe portato alla chiusura della città anche nel campo politico ed economico, nei quali la Repubblica da secoli aveva acquisito una sua precisa autonomia.

A ciò seguì anche il medesimo sviluppo nell’arte figurativa poichè Venezia assunse come proprio lo stile architettonico gotico, ma lo trasformò in forme originali dalla ferma struttura spaziale bizantina.

Alessandro%20Vittoria%20-%20Il%20Doge%20Nicolo%27%20da%20Ponte%20(Venezia,%20Galleria%20del%20Seminario).jpgfrancesco_petrarca.jpgLa venuta di Francesco Petrarca a Venezia ed il suo dono di una grande biblioteca determinò un punto fondamentale della cultura che si sviluppava nel mondo veneto, ed a questo si aggiunse il contatto con la tradizione umanistica toscana. Secondo Bruno Nardi,in base ad una sua relazione nel Corso di Studi tenuto a Venezia nel 1960 ” Umanesimo veneziano e umanesimo europeo”(diretto da Vittore Branca) i grandi maestri delle due scuole di indirizzo umanistico e scientifico furono Paolo della Pergola, insegnante dal 1451 al 1454, Domenico Bragadin ( dal 1453 al 1483) quindi Antonio Corner, Antonio Giustinian, Sebastiano Foscarin e il futuro Doge Nicolò da Ponte.

17-leonardo-da-vinci-autoritratto.jpg270px-Hermolaus_Barbarus.jpgNel 1471 entrò nel Maggior Consiglio un Tetraedro_Pacioli.jpgluca-pacioli%5B1%5D.jpggiovanissimo Ermoalo Barbaro, il più grande umanista veneziano ed appassionatissimo della cultura antica sul piano dell’artge e della scienza. A questi si aggiunse Luca Pacioli, autore del ” De divina proportine”, matematico, geometra ed astronomo, grande amico di Piero della Francesca e di Leonardo da vinci (oltre che Leon Battista Alberti), del quale modellò i disegni dei “poliedri in prospettiva”( da cui si ricavò il famoso numero aureo): tutti geni che si dedicarono alla “secretissima scientia”cultori di filosofia, architettura, scultura, musica ed altre “matematice suavissimae”.

Negli ultimi trent’anni del 1400 vennero curate anche la botanica e la medicina, scienze di cui rimangono a Venezia preziosi testi miniati ed incunabili conservati presso la Biblioteca Marciana.

Cardinale Bessarione.jpgNel 1513, dopo un furioso incendio la Scuola di Rialto si trasferì a San Marco, ed infine, la preziosa donazione del Cardinale biblioteca-marciana-venezia.jpgBessarione da Trebisonda , nel 1468, arricchì ulteriormente la fantastica biblioteca.

Insomma entro il 1500 quasi tutti i testi importanti della Grecia antica che erano stati salvati dal Medio Evo bizantino vennero resi accessibili ai più grandi grecisti europei dell’epoca, per cui Venezia e le sue biblioteche divennero meta incessante di studiosi, uomini di cultura e studenti provenienti da tutti gli Stati d’Europa: Venezia, con le sue grandissime ricchezze culturali ed editoriali fu, in quel periodo, l’astro fulgido della cultura e delle scienze per il resto del mondo!

Armatori, mercanti e navigatori veneziani: gli artefici del mondo globale!

nace mercantile.jpgmercanti_veneziani-filtered.jpgEnrico Dandolo.jpgL’inizio della Storia di Venezia coincide con l’inizio dell’economia mercantile: per merito del Doge Enrico Dandolo, nel 1200, in seguito alla conquista di Costantinopoli  e grazie alla bolla d’oro, trattato con cui i Veneziani trovarono l’appoggio di Bisanzio per espandere i propri interessi nel Mediterraneo, la Serenissima divenne il referente più autorevole nell’intermediazione dei vari mercati, acquisendo così un ruolo determinante per quanto riguardava l’interescambio tra le varie popolazioni di quel bacino.

I fattori più importanti che concorsero a formare questa assoluta superiorità marittima di Venezia furono, all’interno della Repubblica, i capitali patrimoniali d’investimento, con l’industria e la gestione dei mezzi navali, ed il mirato intervento amministrativo-politico dello Stato.

mercanti veneziani 3.pngmercanti_carpaccio.jpgmercanti veneziani 2.jpgmercanti veneziani.jpgMercanti -contrattazione.jpgLa Repubblica concedeva prestiti per finanziare affari di commercio marittimo, scritti in un contratto di commenda o colleganza. Il finanziatore e il mercante armatore partivano insieme all’equipaggio, ed il capitale investito doveva poi essere rimborsato, le spese ripartite sull’esborso delle tasse e per le spese varie.

All’inizio del 1200 si formarono le prime compagnie commerciali denominate ” Fraterne”, che erano per lo più a conduzione familiare, in cui i soci partecipavano con il capitale e l’attività personale. Tra di loro erano solidali con gli impegni presi da ciascuno di essi, e dividevano per quota i profitti e le perdite, e tutto questo sotto il controllo dei Provveditori di Comun alle Mercanzie.

Nel 1400 le strutture della Finanza Pubblica si perfezionarono accanto ai tradizionali sistemi di imposizione indiretta fiscale denominati ” dazi”.

Canaletto - S. Giacometto.jpgBanco di Pegni.jpgAi prestiti obbligatori richiesti dai cittadini allo Stato, risultati poi insolventi, crearono Chiesa di San Giacometto e il gobbo.jpgdocumenti-per-la-storia-ecnomica-dei-secoli-xiii-xvi.jpgulteriori debiti pubblici delle casse veneziani, si decise così di costituire il “Monte Vecchio”, che poi venne sostituito dal ” Monte Nuovo”, Nuovissimo e di Sussidio.

Vennero in seguito introdotte le tasse dirette, chiamate ” decime”: I mercanti potevano pagarsi l’un l’altro mediante una scrittura semplice d’accordo tra le parti presso i “Banchi da Scripta” o ” Banchi da Giro” . Verso la metà del 500 venne creato un Banco a Piazza di Rialto completamente pubblico che contribuiva ai finanziamenti per il mercato interno dello Stato: la sede di questi banchi era il Campo di San Giacometo, dove si svolgeva l’attività vera delle finanze dei mercanti e dello Stato.

Doge Andrea Dandolo.jpgNel 1284 il Governo autorizzò la coniazione di monete d’oro e d’argento: Il Ducato aureo pesava 3,65 grammi d’oro a 24 carati, e in seguito venne denominato ” zecchino”, e questa moneta divenne battuta e famosa in tutta Europa; accanto a questa moneta aurea la Zecca veneziana coniò anche monete d’argento, e tutto sotto il rigido controllo delle leggi emanate dal Governo.

Gasparo Balbi - libro.jpgNicolò de Conti.jpgCarta di cesare Federicci.jpgI mercanti veneziani dettero lustro alla Serenissima, e svelarono scoperte determinanti per l’Europa: oltre a Marco Polo nel 1400 Nicolò de Conti di Chioggia viaggiò in Asia Meridionale, nel 1500 Gasparo Balbi e Cesare Federicci visitarono le Indie.

Accanto ai mercanti i viaggiatori Veneziani furono famosi e richiesti in Europa: Alvise da Mosto offrì il suo operato ai Portoghesi, Spagnoli e Inglesi, esplorando le coste dell’Africa; Sebastiano Caboto attraversò l’Oceano Atlantico e scoprì le coste della Florida e lo Stretto di Hudson, e al servizio del Re di Spagna esplorò le coste orientali mercanti veneziani 1.jpgAlvise Da Mosto.jpg220px-Sebastian_Cabot.jpgdell’America del Sud fino a risalire il Ruo Paraguay: In questa esplorazione diede il suo nome ad uno stretto nel passaggio tra l’Oceano e il Golfo di San Lorenzo, e fra l’isola di Capo Breton e quella di Terra Nova.

Mercanti, navigatori, persone avventurose ed eccezionali di cui ho già parlato, ma non abbastanza per dare il senso vero dell’accellerazione e della propulsione che seppero e poterono dare attraverso le loro imprese alla conoscenza del mondo!!