Lo zucchero a Venezia: la rivoluzione gastronomica europea!!!!!!

navi a VeneziaL’importanza di Venezia nella diffusione della canna da zucchero e in seguito la sua esportazone ai Caraibi fu determinante per la modifica del commercio e dell’alimentazione in Europa. Come sempre la Serenissima all’avanguardia, attraverso i suoi osservatori e mercanti.

zucchero di canneLa scoperta di questa sostanza, sottoforma di canna avvenne nel 1099 per merito dei Crociati che poterono osservare e annotarono , nei pressi di Tripoli di Siria, la città dove nacque l’amore passionale e perfetto tra Jauffret Radel e la splendida Melisend,  delle canne color miele . Di questo parla un cronista di guerra dell’epoca al seguito dei cristiani, Albert d’Aix ;  ” i campi erano coperti da canne mielate. chiamate zucchero e coltivate con molta cura;  quando sono mature gli indigeni le pestano in mortai e se ne ottine un sacco che viene raccolto e lasciato indurire come neve o sale fino. I crociati ne fanno delle pappe mescolandi lo zucchero col pane ed aggiungendovi dell’acqua.

Tripoli di SiriaDurante gli assedi in Albania, ad Archas ed a Marra si nutrono con le dolcissime canne.”Fino a quel momento la culturta orientale in fatto di cucina era considerata superiore, per vua delle spezie e dei sapori intensi e unici che la caratterizzavano. Per questo motivo si ebbe un fiorire della ricercA culinaria testimoniata da testi di gastronomia.
In Europa apparvero ricettari fino al XIII secolo mentre in oriente c’era un catalogo ricettario fin dal  secolo-

Molto imnportante è che a Venezia venne tradotto tra i secolo XIII e XIII un trattato di dietetica araba da un personaggio chiamato Jamboninus da Cremona,  (un manoscritto inedito è conservato a Parigi). Alla fine di questo trattato che è in effetti un libro con 83 ricette è scritto: “Liber de ferculis et condimentis , traslatus in Venecia a magistro Jamibono cremonesi e arabico in latinyum extractus  ex libro Gege filii Algazael( medico di Bagdad morto nel 1100) intitolato de cibis et medicinis simplicitis et compositis-

Tzuccheroutto ciò dimostra che i veneziani acquisirono determinate abitudini gastronomiche derivate dalle esperienze culinarie effettuate in oriente e all’uso facile e ghiotto delle spezie che in Europa non erano conosciute. Nel 1222 il doge Ziani si lamentava della carenza di pesce e di tutto ciò che si era abituati a consumare, proveniente dalle campegne interne, dal frumento, al vino all’olio! Esagerava il doge, retrogrado e non propiettato alle nuove consuetudini: a lui rispose Angelo Faliese, procuratore di S. Marco  che gli fece notare che non s’era alcuna carenza di pesce, ne di olio, ne di frumento, ma che le nuove abitudini dei veneziani erano frutto della loro ricchezza: le importazioni dall’Oriente e il ruolo fondamentale della Serenissima nello Tripoli di Siriasviluppo della cultura europea!’importanza di Venezia nella diffusione della canna da zucchero e in seguito la sua esportazone ai Caraibi fu determinante per la modifica del commercio e dell’alimentazione in Europa. Come sempre la Serenissima all’avanguardia, attraverso i suoi osservatori e mercanti.

La scoperta di questa sostanza, sottoforma di canna avvenne nel 1099 per merito dei Crociati che poterono osservare e annotarono , nei pressi di Tripoli di Siria, la città dove nacque l’amore passionale e perfetto tra Jauffret Radel e la splendida Melisend,  delle canne color miele . Di questo parla un cronista di guerra dell’epoca al seguito dei cristiani, Albert d’Aix ;  ” i campi erano coperti da canne mielate. chiamate zucchero e coltivate con molta cura;  quando sono mature gli indigeni le pestano in mortai e se ne ottine un sacco che viene raccolto e lasciato indurire come neve o sale fino. I crociati ne fanno delle pappe mescolandi lo zucchero col pane ed aggiungendovi dell’acqua.

Durante gli assedi in Albania, ad Archas ed a Marra si nutrono con le dolcissime canne.”Fino a quel momento la culturta orientale in fatto di cucina era considerata superiore, per vua delle spezie e dei sapori intensi e unici che la caratterizzavano. Per questo motivo si ebbe un fiorire della ricercA culinaria testimoniata da testi di gastronomia.
In Europa apparvero ricettari fino al XIII secolo mentre in oriente c’era un catalogo ricettario fin dal  secolo-

Pelleas e MelisandMolto imnportante è che a Venezia venne tradotto tra i secolo XIII e XIII un trattato di dietetica araba da un personaggio chiamato Jamboninus da Cremona,  (un manoscritto inedito è conservato a Parigi). Alla fine di questo trattato che è in effetti un libro con 83 ricette è scritto: “Liber de ferculis et condimentis , traslatus in Venecia a magistro Jamibono cremonesi e arabico in latinyum extractus  ex libro Gege filii Algazael( medico di Bagdad morto nel 1100) intitolato de cibis et medicinis simplicitis et compositis-

ziani-pietro-doge42_0Tutto ciò dimostra che i veneziani acquisirono determinate abitudini gastronomiche derivate dalle esperienze culinarie effettuate in oriente e all’uso facile e ghiotto delle spezie che in Europa non erano conosciute. Nel 1222 il doge Ziani si lamentava della carenza di pesce e di tutto ciò che si era abituati a consumare, proveniente dalle campegne interne, dal frumento, al vino all’olio! Esagerava il doge, retrogrado e non propiettato alle nuove consuetudini: a lui rispose Angelo Faliese, procuratore di S. Marco  che gli fece notare che non s’era alcuna carenza di pesce, ne di olio, ne di frumento, ma che le nuove abitudini dei veneziani erano frutto della loro ricchezza: le importazioni dall’Oriente e il ruolo fondamentale della Serenissima nello sviluppo della cultura europea!

I sottoporteghi di Venezia: una delle caratteristiche di questa meravigliosa città!

Parte tipica della urbanistica Veneziana è il sottoportego. Questo è un passaggio pedonale ottenuto con un attraversamento nel corpo stesso di un edificio. Dal punto di vista urbanistico i sottoporteghi possono essere suddivisi in tre tipi:il primo è un passaggio tra due spazi pedonali, cioè tra due calli o tra un campo e una calle; diversi sono gli esempi di questo tipo , basti pensare agli ant3425 D'Duroichissimi sottoporteghi sulla Corte del Milion, in Corte del Fontego a S. Margherita, in Sottoportico 2sottoportico-corte-novasottyoportico 10Salizzada S. Sottoportico 3Lio, in Corte del Remer o in Corte Barzizza a S. Silvestro. Interessanti sono anche quelli in Campo S. Barnaba, in Calle della Bissa o a S. Giovanni Nuovo.

Un secondo tipo di sottoportego è costituito dal passaggio tra un rio e una calle, o trfa un rio e un campo. Anche in questo si possono riscontrare numerosi esempi : sul Canal Grande verso la corte del Duca Sforza o verso Calle Giustiniani a Cà Foscari, oppure sul rio di S. Severo, sul rio della Pietà, sul rio Foscari ecc.

sottoporticoi 9Un terzo tipo di sottoportego è ottenuto da un lungo passaggio sotto uno o più edifici posti lungo un rio; in questo caso il sottoportego prolunga e sostituisce la fondamenta e si innesta spesso con un ponte. Questo tipo di sottoportego risulta assai più legato degli altri all’architettura dell’edificio soprastante, anzi, in questo senso la determina : esso appare per la sua posizione più aperto e luminoso e ha spesso un aspetto monumentale. Vari importanti esempi di questo tipo si hanno in edifici celebri sul Canal Grande, come Palazzo Manin o le fabbriche nuove di Rialto del Sansovino, il Palazzo Moro  Lin. Altri esempi notevoli  sono i sottoporteghi della Scuola Vecchia della Misericordia, del Palazzetto Priuli a S. Sofia,  del Palazzo Falier ai SS. Apostoli, del ponte Widmann ai Biri, dal Banco Salviati a San Polo.

sottoportico 6La soluzione economica e pratica del sottoportego, così frequente nell’edilizia e nell’urbanistica veneziana, è stata attuabile grazie ad una concezione politico-amministrativa  dove la propietà privata poteva essere limitata e subordinata a necessità pubbliche; d’altra parte le esigenze private, in questgo caso il diritto di edificare, potevano liberamenbte svilupparsi fintanto che non vincolavano talune fondamentali esigenze della comunità cittadina, per esempio per necessità di transito. La rigida concezione della proprietà del Diritto romano (ab infera usque ad sidera) era così del tutto superata in una applicazione più elastica, e diciamo pure, più moderna.

Queste soluzioni, questo modo di concepire la viabilità a Venezia, con la consapevolezza che tutti i cittadini dovevano collaborare e rinunciare magari a una piccola parte delle proprie proprietà in favore di trasporti più scorrevoli, come tante piccole vene che attraversano un corpo vivo, vibrante, dove la vita è lavoro e vitalità!  Venezia sempre all’avanguardia.

Venezia: la città portuale europea più importante del Rinascimento!

veduta venezia jacopo de barbariISOLE DELLA LAGUNA DEL BordoneLA repubblica del 1500 si presenta, agli inizi dell’epoca moderna, con la città ed un territtorio già completamente organizzati e definiti in tutti i suoi aspetti essenziali che sono quelli fissati da due fondamentali documenti grafici, la veduta di Jacopo de Barbari  del 1500 e la pianta della laguna di Benedetto Bordone del 1528.,

jacopo-de-barbari-plan-of-venice-detailCiò che fece Venezia fu essenzialmente un’opera di abbellimento formale e di autocelebrazione attraverso l’opera di alcuni famosi architetti, Sammicheli (difese a mare), Sansovino ( Piazza S. Marco) Palladio e Longhena ( Bacino di S.Marco), lavori di grande significato che però non potevano nascondere la crisi politica, economica e sociale dello stato, proprio quando la Serenissima si trovava a fronteggiare il più grave pericolo ambientale della sua storia: l’interramento della laguna causato dai fiumi, che pregiudicava la sua funzione  vitale, cioè quella portuale.

barbari-with-st-mark_lde barbari 1Venezia è una città nata , più che sull’acqua, nell’acqua, una città anfibia , sorta con una precisa vocazione portuale.La sua maggior arteria, il Canal Grande, costituiva la zona dei “docks”, dove gli edifici, le case fontego . erano costruzioni ad uso commerciale , per lo scarico ed il magazzinaggio delle merci, oltre che residenzale.

de barbari 4L’unico pomte sul Canal Grande, quello di Rialto, fu fino alla fine del cinquecento un ponte levatoio; si può infatti datare dalla costruzione dell’attuale ponte in pietra (1588-91)la fine della funzione portuale di questo canale interno.

I suoi tre grandi centri urbani , S. Marco, Rialto e Arsenale erano pure centri portuali con precise funzioni in questo senso; ma in effetti tutta la città , specialmente la zona periferica in contatto con la laguna, aveva questa particolare funzione, si trattasse di rive, pontili, squeri, magazzini ospedali o fortificazioni.

de barbarui Squero della GiudeccaSotto questo aspetto la pianta prospettica del De Barbari rappresenta una preziosa fonte di informazoni: pontili di varia grandezza appaioni chiaramente segnalati sulla riva degli Schiavoni e lungo il canale della Giudecca, presso i magazzini del Sale, S. Agnese, i Gesuati e soprattutto sulla punta di S. Marta. E fasci di legname galleggiante appaiono nei pressi di SS. Giovanni e Paolo.

De-Barbari-001-e1363276321763-300x229Questo legname proveniva dal Cadore, attraverso il fiume Piave e la laguna nord, essendo questa la zona che costituiva il punto di arrivo dei percorsi fluviali da Trevigiano e dal nord. Gli squeri, per la costruzione delle barche e delle navi sono rappresentati con particolare evidenza all’interno delle mura dell’Arsenale, a S. Moisè, sul Canal Grande, a S. Gregorio, e nelle zone di S. Agnese sul Canale della Giudecca e infine, sul versante nord dietro S. Lucia.

Di grande importanza sono i magazzini. Edifici di questo tipo e di notevole imponenza appaiono oltre che nella xilografia del De Barbari (i granai di Terranova e S. Marco, i magazzini della dogana e del Sale), in una bella veduta prospettica secentesca, quella dell’Alberti del 1686, che mostra due edifici ai lati del rio dell’Arsenale indicati rispettivamente come ” Casa dei forni e del biscotto pubblico” e “magazzini pubblici”, questi ultimi formano una costruzione simile in grandezza a quella delo Palazzo ducale.

A rendere ancor più porto internazionale Venezia, ci sono, nella pianta del De Barbari “l’Ospedale dei Marinai”, ed i tre punti fortificati della città resi evidenti dalle grandi mura merlate attorno all’Arsenale, alla Punta della Dogana e sulla estremità  est della Giusecca , che costituiva l’entrata in città giungendo dai porti di Malamocco e di Chioggia.

Centro nevralgico dei commerci dall’0riente all’europa  la Serenissima era il fulcro più importante per la cultura, il commercio e la diplomazia di tutta Europa! Merito questo di commercianti, mercanti , armatori ed artigiani veneziani , gente dalla mentalità aperta alle altre diverse culture, e città accogliente e curiosa!

Le Stue e gli Stueri a Venezia tra cura del corpo ed erotismo: l’oriente veneziano!

FondamentadelaStua_SANTACROCE_01Le stufe, o stue a Venezia erano luoghi, simili al “calidarium” degli antichi romani, o paragonabili ai bagni turchi. Ne parla, nei suoi diari Alvise Molin (1606-.1671) ambasciatore della Serenissima a Costantinopoli che così narra: ” nel ritorno a casa dessimo un’occhiata a uno dei loro bagni che molti e frequentissimi sono nella Turchia, fatti per lavarsi prima delle orazioni loro, che altro non sono che stufe simili alle nostre”.

FondamentadelaStua_SANTACROCE_04venezia-ponte-tette-carampanen questi locali pubblici, collocati sempre molto vicino ai luoghi  dove “esercitavano” le meretrici ( vedi il ponte de le Tette) dalla fine del Medioevo si praticava il culto del corpo più con finalità estetiche ed erotiche che con intenti terapeutici o igienici, anche se gli stueri erano accorpati alla corporazione dei barbieri ( che esercitavano, oltre che la loro naturale funzione, anche quella di chirurghi, riconosciuti anche dal punto di vista sociale come eroi, durante le guerre e le battaglie per le loro capacità di salvare vite!). Gli stueri infatti si occupavano di tenere accese le stufe ideate e create allo scopo di scaldare l’acqua, ma si occupavano anche di togliere i calli e tagliare le unghie dei piedi: erano insomma considerati al livello più basso.

Venezia meretriciNon a caso la Repubblica promulgò leggi restrittive sia sulla frequentazione sia per l’uso di questi luoghi, dove appunto le meretrici potevano lavorare, ma col tempo divennero centri estetici e saune e massaggi. Un’immagine comunque questa veneziana che molto la avvicina all’oriente e ai suoi splendori e vizi!!!!!

ponte de le teteVenezia e la lunaaQueste immagini sono tipiche della Serenissima dove gli ospiti provenienti da tutta Europa avevano diverse opportunità di vivere bene e fruire dei mille piaceri che questa città-stato poteva offrire, non senza un pizzico di malizia, ma con tanto erotismo, fantastica come le sue notti illuminate dalla luna, o ricca di malia come le sue nebbie e l’affascinante respiro della laguna!
Venezia con la nebbiaVenezia e la laguna

Le vere da pozzo a Venezia, straordinario sistema idrico e ornamento della Serenissima!

Pizzocchere 5Nella società veneziana i “tagliapiera” erano assolutamente stimati, la corporazione infatti fu alla base della massoneria veneziana, e le loro opere rimassero “scolpite” nella città. Le prime , grandi espressioni dei taiapiera furono le vere da pozzo: nel giro di alcuni secoli queste raggiunsero il numero di seimila.

vera 1La quantità di questre opere era legata ai pozzi che dovevano assicurare ad una città creata sull’acqua l’approvigionamento di acqua dolce, specialmente quella piovana per soddisfare le necessità dei cittadini. Marin Sanudo notava che Venezia “è in acqua ma senza acqua”. Le sole aree dove erano presenti delle richhe vene di acqua dolce erano i lidi.  Ed è molto probabile che proprio la scoperta di questi pozzi naturali, formatisi dall’accumularsi dell’acqua piovana infiltrata e depuratA dalla sabbia abbia in un certo senso influenzato l’ingegneria costruttiva delle cisterne cittadine dato che, solo a Venezia, si usarono strati di sabbia per filtrare e rendere potabile l’acqua piovana.

L’acqua meteorica , convogliata dai tetti o da apposite piattaforme ingegnosamente costruite nei pozzi profondi, scavati nel terreno, dopo aver attraversato strati di ghiaia e di sabbia, si raccoiglieva nei pozzi stessi, dove si manteneva pura e fresca.

Era tale l’importanza della perfetta costruzione dei pozzi, che era affidatas ad una ristretta connfraternita detta dei Pozzeri, affiliata all’arte dei muratori.Gli iscritti si tramandavano il mestiere di padre in figlio e avevano l’obbligo di lavorare esclusivamente per i pozzi”all’uso di Venezia”.

Inoltre ben tre magistrature avevano competenza sui pozzi pubblici: i Provveditori di Comune, che sovraintendevano alla costruzione ed alla manutenziine dei pozzi, il Magistrato alle acque che aveva il compito di sorvegliare la Seriola, un canale artificiale del Brenta cui si risaliva con le barche per prelevare l’acqua durante i periodi di siccità,  e il Magistrato alla Sanità che comprava l’acqua da coloro che la trasportavano. Inoltre i capi contrada avevano in custodia
le chiavi delle cisterne e, al segnale della “campana dei pozzi” le aprivano al pubblico uso una, due volte al giorno.

vera 2vera di Palazzo ducalePer le vere da pozzo vennero usati capitelli ricavati dalle rovine di Altino, Jesolo, Concordia Sagittaria, fusti di colonne, e urne funerarie. In seguito venne usata la pietra d’Istria e calcare veronese. Fra le vere da pozzo rarissimi sono gli esemplari “firmati”: in realtà solo due, le vere in bronzo nel cortile di Palazzo Ducale, datate la metà del XVI secolo , una di Alfonso Alberghetti, l’altra di Nicolò da Conti. A queste si può aggiungere quella vera 3della Cà d’Oro, sicuramente realizzata dallo scultore Bartolomeo Bon.

vera 12vera 17l pozzo, nato dai bisogni essenziali di una comunità,  era strettamente legato alla sua vita: esso poteva essere situato nel chiuso di ambienti privati, come la cucina, centro intimo della vita familiare, oppure nelle corti private, aree di filtro tra interno ed esterno, dove si continuava a sviluppava l’attività di vera 7casa in osmosi con quella cittadina, nei chiostri . ad uso delle comunità religiose, che in alcuni anni erano obbligate dalla legge  della Repubblica ad estendere in determinate ore del giorno , l’uso del pozzo anche alla popolazione, e infine nei campi o nei campielli, dove il pozzo era beneficio comune.

vera 5Il pozzo a Venezia era quindi un bene comune e contemporaneamente uno splendido arredo di una città, di una Repubblica che ha fatto delle proprie difficoltà un ulteriore elemento per renderla sempre più unica e speciale !.

Le Pizzocchere di Venezia: altre donne straordinarie!!!!

FiPizzocchere 2n dal 1499 a Venezia, repubblica laica, dove il dogado teneva in gran conto il benessere dei cittadini, esisteva un nucleo di persone, specificetamente donne, di tutte le età, di varie estrazioni sociali, conducenti vite diverse (nobildonne decadute, vedova, ex prostitute etc.) che, affiliate a terz’ordini religiosi delle Orsoline, Francascani, Domenicani ,Agostiniani, Serviti e Carmelitani donavano le loro opere ed il loro tempo per aiutare i poveri, reietti e bisognosi.

Pizzocchere 3Queste donne venivano chiamate Pizzocchere ( Pinzocchere e Bizzocchere), nome che era derivato da un tessuto grezzo di lana, grigio (bigio) ottenuto con la tessitura di lana bianca misto a lana nera.

Queste donne venivano sostenute nelle loro opere dalle famiglie nobili che le ospitavano o presso i loro palazzi, o in caxette, ossia case a loro concesse “amore dei”,  cioè gratis, oppure ospitate in ospizi o ospedaletti.

pizzocchere1Tra i loro compiti c’erano quelli di partecipare come cantore alle cerimonie di matrimoni, funerali, prendersi cura degli altari e delle chiese di Venezia (che sono circa 200).

Considerate le loro attività, così vicine al Doge e alle istituzioni  venivano considerate alla stregua di ficcanaso, spione ambigue ed ingannevoli.

Le pizzocchere erano conosciute a Castello, S. Anna, S, Domenico, San Pietro, San  Giuseppe e Calle delle Furlane: una di queste fu Cassandra Fedele che fu nominata “priora de l’hospeal de le Donzele appresso a San Domenego; morì nel 1558 a 102 anni dopo aver studiato medicina e teologia a Padova, e aver composto opere letterarie.

Non a caso a Venezia troviamo  una corte a loro dedicata.Pizzocchere 5

Nel 1727 le Pinzocchere assunsero il titolo di Comunità Religiose riconosciuta dalla Serenissima e nel 1746 venne loro destinato un burcio (una barca da trasporto merci).

Ho voluto raccontare con molto piacere la storia di queste donne coraggiose, caritatevoli votate al bene altrui perchè nei miei ricordi di bambina giganteggia l’immagine di una “zia” , non vera zia,(era una terziara francescana) dalle mie sorelle e da me chiamata zia Ninetta, amica di mia nonna  Adele, donna impegnata, forte ed intelligente che rimasta vedova a 28 anni con tre figli da crescere, nei primi anni del novecento si impose nel lavoro presso la Cellina, (antenata dell’Enel) fino a diventare cavaliere del lavoro. Zia Ninetta divenne per noi , nipoti di tale donna distrutta ancora abbastanza giovane dall’Alzhaimer, un alter ego della nonna, e il ricordo di lei mi è rimasto, vivissimo , e la sua immagine:lei piccolina, la crocchia grigia, gli occhialini ed il visetto grinzoso e il suo dolcissimo sorriso che mi illuminò l’ultima volta che la vidi, nell’Ospedale di SS. Giovanni e Paolo.

Donne straordinarie degne figlie di questa Venezia e di questa cultura, illuminata e grande!!!!

Venezia: il sottoportego della pietra rossa e della Madonna della Peste.

sottoportico-corte-novaA Venezia, città magica, esoterica ma anche solidamente pragmatica c’è un sottoportico , “sottoportego della Corte nova” , tra corte Nova e Calle Zorzi, che racchiude nella sua storia tutto ciò che è enigmatico, strano e da raccontare comunque a tutte quelle persone che non conoscono la strana storia della pietra rossa.calle zorzi

il sottoportego della pietra rossala pietra rossaNel 1630 una pia donna, quasi mistica, di nome Giovanna, abitante nel Sestiere di Castello , ebbe la visione della Madonna che le raccomandò, per vincere la peste, di dipingere un quadro rappresentante la Sua immagine e quelle dei santi Rocco, Sebastiano e Giustina, e di esporre questo quadro appeso alla parete del sottoportego della Corte Nova. E così fecero gli abitanti del sestiere, informati dalla mistica, che decorarono il sottoportico con il quadro richiesto dalla “Madonna” e , di fronte un altra rappresentazione della Vergine.

capitello-corte-novaE infatti il sestiere e specificatamente la zona legata a queste immagini rimasero indenni dal terribile morbo, che all’improvviso si dileguò, così come sparì il quadri miracoloso, ma a terra, tra i masegni ne rimase uno di colore rosso,
dove, a voce di popolo , la peste, per volere della Vergine, era sprofondata , lasciando finalmente sana la Serenissima.

la pietra rossaDa allora i veneziani che camminano nel  sottoportego si guardano bene dal calpestare quel masegno rosso temendo di portare con se sfortuna o disgrazie…tra religione , fede e superstizione, ma comunque sia, meglio non sfidare la sorte!!!!

Venezia: la “straordinaria” consuetudine di un gondoliere in una città magica!

gondoliere 5Essere veneziani, quelli veri, è uno stato di grazia, un essere cresciuti un modo particolare, aver vissuto situazioni e sensazioni che in qualsiasi altra città è impossibile vivere; La fortuna di aver conosciuto una donna ironica, bellissima, intelligente, figlia di un gondoliere è un tesoro che  si può  condividere attraverso il racconto di  delicati momenti da lei vissuti.

gondoliereFiglia di un gondoliere ha testimoniato , con le sue evocazioni, la vita semplice ma anche emozionante e ricca di suggestioni della gente del popolo veneziano.

C. Naya, Gondoliere, Venezia 1880 ca., albumina, 190x250La donna di cui parlo , Vittoria, se ne è andata da diversi anni, così come suo marito, artista importante, grande incisore, autore di barene essenziali, bellissime, ma anche critico d’arte e poeta, e proprio attraverso una sua poesia desidero trasmettere il suo delicato racconto dedicato al suocero ” Me Misser”, che è un messaggio estremo d’amore alla sua dolcissima compoagna : Lui è Manlio Alzetta, artista importante che è rimasto nel cuore dei veneziani, e ancor più dolce arriva al cuore quella immagine di padre gondoliere e figlia, uniti e cullati dallo sciabordio della laguna e da tanto, tanto amore:

” Me missier ” (mio suocero)

Me morosa, fia de gondoliere de parada
del so zorno più belo me contava:

Mio pare, de riposo dal tragheto
a inizio de zornada
comprava vin, gazosa e bon sguazeto
e un fià de peverada.

Ciapà per man el so “anzoleto”
(cussì lu me ciamava)
me meteva a pagiol sul stramaseto
piantà el remo, la gondola ligava;
brazi desnui, braghe al zenocio, in testa un fazoleto
el se dava a netar, che tuto slusegava.

Sfinio ma sodisfà un bacio el me s’ciocava
mangiavimo, bevevimo come fusimo a bancheto
Lu dopo fumava e mi co l’acqua zogava.
El batassio intanto la gondola ninava e lu in falseto
na vecia barcaroila el me cantava.
Co’l sol drio buran se nascondeva vegniva su frescheto
e la laguna de fogo diventava
spiantà il remo dal palugo, nel silenzio queto
contenti a casa se tornava.

barena di Manlio AlzettaSplendida venezia e splendidi veneziani!!!!!

 

 

Venezia e il suo straordinario ruolo nel rinascimento della musica europea!

angeli musicantiartistiNel cinquecento si sviluppa il grande e importante rinascimento veneziano: al Teatro, che assieme alla pittura e scultura sono famosi in tutta Europa, si aggiunge la musica.
Questa è forse l’arte più complementare a questa città, come dice G. Fiocco: l’immagine di Giorgione suonatore di liuto nei concerti campestri e delle Veneri di Tiziano accanto alle melodie dell’organo restano emblemi della civiltà del Rinascimento a Venezia.

Il legame del teatro e la musica nella comnposizione unitaria del melodramma costituisce la sintesi di due aspetti determinanti di tutto lo sviluppo del rinascimento a Venezia: le arti figurative, la scenografia e la letteratura fatta roprattutto di immagini e di sentimenti , si trasformano per incanto in una unità suprema , inafferrabile e aerea nella musica, nella tendenza a trasfigurare la passione nella esaltazione lirica più sognante che realistica, nella declamazione che si abbandona con piacere all’onda del sentimento.

La musica a Venezia aveva trovato il suo prezioso centro spiriturale tra le volte dorate della Baslica di S. Marco , li dove la l’espessione musicale acquista nella scuola marciana per la musica strimentale e per la creazione di un nuovo genere tanto fortunaato a Venezia quale il melodramma.

Angelo musicante 4La presenza frequentatissima di angeli musicanti nella pittura veneziana su tavola e ad affresco del trecentoi e del quattrocento proviene dalla costante rappresentazione della mjusica in quest’epoca: essa viene intesa con un sorriso soave di magia e quindi per la sua dolcezza trasferita agli angeli come qualcosa che non appartiene alla sfera terrestre, ma la sfora appena e ha il potere di dare un’immagine di quella celeste.

Contesa tra le muse e le PieridiQuando la musica è investita dalla forza del pensiero umanistico, alla fine del quattrocento, si avverte il trapasso anche in pittura, !S. Agostino nello Studio”nella scuola di S. Giorgio degli Schiavoni , eseguito dal Carpaccio nel 1502 è circondato da preziosi codici miniati , dalle statue rinascimentali e gli innumerevoli oggetti cche denuncianho la disposizione della mente alla ricerca umanistica, quali sintomi nitidi, ed ha ai suoi piedi due partiture musicali, di cui uno di carattere sacro, e quella a carattere profano,

La presenza dei senatori di liuto, lo strumento prediletto de cinquecento o di altri strumenti di concerto in soggetti profanui di Giorgione, Tiziano e dei maggiori pittori veneziani.Basilica di S. MJarco a Venezia

Angelo musicante 1artistiNel cinquecento si sviluppa il grande e importante rinascimento veneziano: al Teatro, che assieme alla pittura e scultura sono famosi in tutta Europa, si aggiunge la musica.
Questa è forse l’arte più complementare a questa città, come dice G. Fiocco: l’immagine di Giorgione suonatore di liuto nei concerti campestri e delle Veneri di Tiziano accanto alle melodie dell’organo restano emblemi della civiltà del Rinascimento a Venezia.

angeli musicante 7Il legame del teatro e la musica nella comnposizione unitaria del melodramma costituisce la sintesi di due aspetti determinanti di tutto lo sviluppo del rinascimento a Venezia: le arti figurative, la scenografia e la letteratura fatta roprattutto di immagini e di sentimenti , si trasformano per incanto in una unità suprema , inafferrabile e aerea nella musica, nella tendenza a trasfigurare la passione nella esaltazione lirica più sognante che realistica, nella declamazione che si abbandona con piacere all’onda del sentimento.

angelo musicante 2La musica a Venezia aveva trovato il suo prezioso centro spiriturale tra le volte dorate della Baslica di S. Marco , li dove la l’espessione musicale acquista nella scuola marciana per la musica strimentale e per la creazione di un nuovo genere tanto fortunaato a Venezia quale il melodramma.

La presenza frequentatissima di angeli musicanti nella pittura veneziana su tavola e ad affresco del trecentoi e del quattrocento proviene dalla costante rappresentazione della mjusica in quest’epoca: essa viene intesa con un sorriso soave di magia e quindi per la sua dolcezza trasferita agli angeli come qualcosa che non appartiene alla sfera terrestre, ma la sfora appena e ha il potere di dare un’immagine di quella celeste.

Vittore_carpaccio,_visione_di_sant'agostino_01Quando la musica è investita dalla forza del pensiero umanistico, alla fine del quattrocento, si avverte il trapasso anche in pittura, !S. Agostino nello Studio”nella scuola di S. Giorgio degli Schiavoni , eseguito dal Carpaccio nel 1502 è circondato da preziosi codici miniati , dalle statue rinascimentali e gli innumerevoli oggetti cche denuncianho la disposizione della mente alla ricerca umanistica, quali sintomi nitidi, ed ha ai suoi piedi due partiture musicali, di cui uno di carattere sacro, e quella a carattere profano,

Angelo musicante 3La presenza dei senatori di liuto, lo strumento prediletto de cinquecento o di altri strumenti di concerto in soggetti profanui di Giorgione, Tiziano e dei maggiori pittori veneziani.

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