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18/05/2012

Venezia a volo d'uccello

carta di Venezia.jpgLa Serenissima è nata e vissuta in simbiosi con l'acqua, mantenendo  sempre un'attenzione rigorosa ed efficiente alla salvaguardia dell'equilibrio città - laguna, e punendo severamente ogni abuso,

Nel Magistrato delle Acque, murata dietro gli stalli dell'antica sede era stata murata una targa che diceva:
La città del Veneti per volere della Divina Provvidenza fondata sulle acque, circondata dalle acque e protetta dalle acque in luogo di mura, chiunque pertanto oserà arrecare danno in qualsiasi modo alle acque pubbliche sarà condannato come nemico della Patria e sia punito  non meno gravemente di colui che abbia violato le sante mura della Patria di questo Editto sia immutabile e perpetuo".

editto di Egnazio.jpgQuesto monito solenne dell'umanista veneziano Giovanni di Cipelli Battista Egnazio (1478 -1553) è noto come Editto di Egnazio, ed è collocato ora tra due finestre della sala riguardante le cartografie al Museo Correr,( ed è di questa sala e di cosa vi è contenuto che volevo raccontare).

Questa era l'autorità veneziana a cui era affidato il compito di sorvegliare e proteggere il delicato equilibrio dell'ambiente lagunare.

Sotto l'ala del Leone di S. Marco, è qui esposto l'imponente leone marciano in legno (secolo XVII) proveniente da una delle canterie della Basilica di S. Marco, la Città si è espansa con uno sviluppo ininterrotto dai primi nuclei urbani di Rialto verso le aree perimetrali ai limiti della laguna. Sempre conservando l'attenzione ed il controllo per l'equilibrio città - laguna.

volo.jpgvolo d'uccello 7.jpga volo d'uccello 6.jpgEd è appunto lo sviluppo urbanistico di Venezia che è qui documentato attraverso vedute  e piante. Poche città dispongono infatti di un repertorio cartografico come quello veneziano, che si sviluppa con ricchezza e coerenza nell'arco di cinque secoli.

Capolavoro assoluto della cartografia Veneziana è la celebre " Veduta di Venezia a volo d'uccello"di Jacopo de Barbari (1470 - 1516 ) di cui parlerò in seguito, datata MD. Sulla parete di destra c'è l'esemplare appartenuto a Teodoro Correr.

xilografia.jpgDi questa straordinaria opera, realizzata su sei fogli, sono esposte al secondo piano le matrici originali in legno e un'ulteriore stampa.

volo d'.jpgLa xilografia qui affianco è il primo stato della veduta, in cui il campanile di S. Marco , danneggiato nel 1489 da un fulmine, ha la copertura provvisoria in tegole. Ritratta da un punto di osservazione molto alto , a volo d'uccello appunto, è ripresa da sud  con in primo piano una parte della Giudecca e l'isola di San Giorgio.

Sullo sfondo, oltre alle isole della laguna settentrionale il profilo dell prealpi con SERAVAL ( l'odierna Vittorio Veneto) ad indicare il passo che conduceva a nord.

Del tessuto urbano rimangono le architetture più fortemente rappresentative . l'area marciana al centro del potere politico della città, le basiliche dei Frari e di SS: Giovanni e Paolo, le facciate dei Palazzi sul Canal Grande, l'Arsenale, ma insieme appaiono riprodotti meticolosamente in tutta la città, numerosissimi dettagli che ne fanno un documento di estrema rilevanza per la parte di Venezia a volo d'ucello.jpgvolo d'uccello 2.jpgvolo d'uccello 3.jpgconoscenza dell'impianto urbano, l'unica testimonianza visiva della Venezia cinquecentesca nella sua interezza.

La presenza inoltre di Mercurio e di Nettuno, la grande quantità di navi in bacino, ed il brulicare di gondole in Canal Grande sottolineano un intento celebrativo dell'opera.

carta di Arzenti.jpgpianta prospettiva di Venezia.jpgNella parete di fronte la veduta di Gian Battista Arzenti (attivo dal 1600 al 1625)e la pianta prospettica di Joseph Heintz il giovane, post 1678).

A fianco del De Barbari è invece il curioso dipinto Natali di Venezia.jpgsettecentesco con i Natali di Venezia, in una ricostruzione fantastica, l'articolata rappresentazione della città in pianta, in cui ciascun punto notevole è contrassegnato da un numero, è accompagnata nella fascia inferiore da tre ordini di personaggi, anch'essi contrassegnati, e da una legenda descrittiva.

Sia questi dipinti che la pianta a stampa consentono di valutare le trasformazioni avvenute nella città per forma ed estensione nei diversi secoli.

Al centro della sala due globi, celeste e terrestre, pezzi rari della vasta produzione del cartografo veneziano Vincenzo Coronelli.jpgglobi coronelli.jpgclobo terrestre.jpgglobo terrestre particolare.jpgglobo celestrìe particolare.jpgCoronelli (1650-1718) frate francescano, cosmogrofo ufficiale della Repubblica di Venezia, che visse ed operò nel convento dei Frari.

 


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15/05/2012

Venezia : dalla Sensa alla fiera

Ascensione di Gesù 1.jpgAscenmsione di Gesù.jpgascensione.jpgNella Venezia antica, fino al 1500 circa, si usava legare alla  ricorrenza dell'Ascensione di Gesù al cielo ad una festa carica di simbolismi e di significati politici. Ultimamente la festa è stata ripresa a Venezia, ma con valenze turistiche, e quest'anno si svolgerà tra sabato 19 e domenica 20 maggio .

Invece, per il significato importante della Repubblica, veniva officiato lo Sposalizio del Mare da parte del Doge, che benediceva e gettava in mare un anello nuziale, simbolo del legame stretto tra la Serenissima e cio' che la legava a quest'elemento sia per i trasporti, sia per i commerci, sia per la supremazia che questa straordinaria Repubblica era riuscita a costruire tra occidente ed oriente, dando lezione ad altri paesi europei di capacità illuminate di governo, di rapporto con altre etnie, e di apertura mentale.

barche allo sposalizio del mare.jpgsensa-031.jpgNel 1400 la liturgia dello stato toccò il culmine della sua rappresantatività proprio con questa cerimonia che si articolava così: Il giorno dell'Ascensione, all'alba, il " Cavalier" , il Doge incaricato dei preparativi cerimoniali stabiliva se il mare era abbastanza calmo per un corteo di barche: se così era, egli otteneva la vera nuziale dai funzionari delle Ranson vecchie ( galere gloriose che avevano partecipato alla battaglia di Lepanto)ed annunciava l'inizio della Sensa.

bucintoro altro.jpgDopo la celebrazione della Messa in San Marco, il doge, gli alti magistrati e gli ambasciatori stranieri si imbarcavano sul Bucintoro, la galea cerimoniale del Doge, con decorazioni raffiguranti la Giustizia e con le insegne della Repubblica. Nel frattempo il Coro della Cappella di San Marco cantava mottetti e le campane delle chiese cominciavano a suonare.

Intanto il Verscovo di Olivolo (Castello) sulla sua barca a fondo piatto (piatto) si univa al corteo delle navi.

Canaletto sposalizio.jpgI riti religiosi della benedictio si svolgevano nell'imbarcazione del Patriarca: due canonici iniziavano col cantare liriche religiose ed il patriarca benediceva le acque ed i canonici cantavano horemus.

Il Bucintoro dogale veniva affiancato dall'imbarcazione patriarcale, ed il primicerio di San Marco intonava per tre volte " Asperges me hyssopo et mundabor". Poi la barca contenente il Patriarca girava per tre volte attorno al Bucintoro, questi benediceva il Doge, usando un ramoscello d'ulivo come aspersorio.

usi di Venezia con lo spoasalizio del mare.jpgQuando il corteo raggiungeva l'imbocco della laguna,li dove per un attimo  si aveva contatto diretto con il Mare Adriatico, aveva luogo la sacra cerimonia: ad un segnale da parte del Doge  il Patriarca vuotava in mare una grossa ampolla  (mastellus) di acqua santa, ed il Doge, a sua volta, lasciava cadere in mare il suo anello d'oro dicendo: " Desponsarum te Mare, in signum veri perpetique dominii".

Dopo la cerimonia il Doge  e i suoi ospiti si fermavano a S. Nicola al Lido, per pregare e per un banchetto che durava fino a sera.

Svolgendo le Cerimonie della Sensa i Veneziani del XVI Secolo  ricordavano la leggenda del Papa Alessandro III (  di cui abbiamo già parlato, e che comporta, oltre all'assoluzione plenaria per chi recita un'ave davanti alla piccola immagine della Madonna, con sotto ora, la statua del  sacerdote) anche un'altra assoluzione plenaria per chi prega nella Basilica di San Marco entro le due settimane successive alla " sensa", e tendevano ad enfatizzare:stampa Sposalizio del mare.jpgL'anello come segno del favore papale,e lo Sposalizio come simbolo del Dominio Veneziano e la Benedizione come atto propiziatorio.

I doni di Papa Alessandro III e lo Sposalizio del Mare erano le principali componenti leggendarie e ritualistiche  del mito imperiale di Venezia.

sposalizio del mare 3.jpgC'è comunque un ultimo particolare che va segnalato: Esiste una curiosa convergenza linguistica: se è vero infatti che Sensa  in Veneziano significa ascensione,  è altresì chiaro che il lemma è lo stesso di "senseria", mediazione, percentuale sull'affare; il che, in una Repubblica a forte connotazione mercantile come quella veneziana, esprime una strana ambiguità di fondo: Non a caso già dal 1180 venne allestita, in concomitanza con questa celebrazione, una vera e propria Fiera, dove, alle merci esotiche provenienti dai commerci veneziani, si affiancavano i prodotti raffinati dell'artigianato locale.

sposalizio del mare 2.jpgmopdello del bucintoro.jpgl'ultimo Bucintoro.jpgbucintoro-particolari.jpgbucintoro e sposalizio del mare.jpgLa mostra venne allestita  dapprima in barche in legno e poi ospitata in Piazza San Marco, nel recinto di botteghe disegnato dal Sansovino nel 1534, e la Fiera della Sensa divenne una delle maggiori esposizioni europee.

 


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Lido di Venezia, dai Crociati alla Mostra del Cinema

s_nicolo_ponte_romano.jpgIsola del Lido.jpgAnticamente litus era il nome del Lido, cioè litorale, una lingua di terra lunga dodici chilometri che separa la Republica di Venezia dal Mare Adriatico.

Isola del Lido di Venezia.jpgLa sua formazione avvenne dal trosporto dei fondali naturali, a causa dei detriti dei fiumi dalla parte della laguna nel regolare e priodico movimento delle correnti marine-fluviali.

La sua forma naturale proteggeva e protegge Venezia dalle furie del mare, dalla minaccia degli assalti dei corsari e dei pirati dalmati.

Da quest'isola partirono tutte le grandi imprese di Venezia del Dogado, e poi della più estesa Repubblica Serenissima di Venezia.Da qui partirono  e qui fecero ritorno le flotte del doge Pietro Orseolo (anno 998), dopo Lido di Venezxia.jpgaver liberato il mare dai corsari Dalmati. L'Adriatico venne denominato Mare Nostrum, e la grandezza di Venezia si espanse per tutto il Mediterraneo, diventando la Regina dei Mari.

Nello Stato della Repubblica di Venezia venne istituita una "Magistratura"che avrebbe tutelato queste zone, e furono nominati i Povveditori sui Lidi incaricati di salvaguardare questa località.

ossa di SW. Nicolò al Lido.jpgDoge Domenico Selvo.jpgChiesa di S. Nicolò o Nicoleto a Lido.jpgNel 1071, per acclamazione del Popolo, nella chiesa di S. Nicolò ( S. Nicoleto) fu nominato doge Domenico Selvo.

Nel 1099 nell'isola arrivò parte delle ossa del corpo di S. Nicolò che a causa del trafugamento si erano spezzate, le altre parti vennero inumate nella Chiesa di San Nicolò di Bari, e quello che rimase a Venezia venne conservato e adorato nella chiesa di San Nicolò o San Nicoleto, come dicono i Veneziani.

pavimento della chiesa.jpgla IV crociata.jpgcrociati.jpgEnrico Dandolo.jpgconvento e chiostro di S, Nicolò.jpgNel 1202 la zone diventò la base dei Cavalieri Crociati francesi in attesa di partire per la IV crociata agli ordini del Doge Enrico Dandolo.All'epoca vennero costruire grandi capanne di tavole per soldati, e scuderie per i cavalli.

In seguito nel 1500 in questa zona venne eretto un Torrione, chiamato Castel Vecchio, e venne completata una fortificazione  formata da un corpo centrale merlato con una terrazza ai lati. Il torrione di destra, innalzando al centro un alto torrione con una lanterna , aveva funzione di faro.

caserma_pepe_veduta_aerea.gifQuest'opera, che isolava una gran parte del territtorio  del Lido, possedeva all'interno i quartieri per i soldati ( i fanti de mar) e un edificio adibito alla costruizione della polvere da sparo ( tezon per i salnitri), le stalle, il convento e la chiesa di S. Nicoleto.

caserma_pepe_leone_ingresso_monum.gifcaserma_pepe_ingresso_monumentale.gifFanti de Mar.jpgTale edificio racchiudeva in sè potenzialmente le caratteristiche delle Caserme moderne, e Caserma divenne. Nel 1600 divenne Caserma dei Fanti de Mar, diventati in seguito Compagnia dei Lagunari, e la Caserma, vero monumento all'arte della fortificazione, venne chiamata poi Caserma Pepe. Purtroppo tale caserma è ora abbandonata, senza alcuna funzione. Da ammirare il bellissimo cortile, reso suggestivo dall'uso dei mattoni che creano un'atmosfera di intonazioni cangianti che variano a seconda dell'ora, dal rosa, all'arancione e al rosso infuocato.

cimitero portale.jpgcimitero erbaioco.jpgCimitero ebraioco 3.jpgcimitero ebraico 4.jpgNel 1389 venne istituito qui il Cimiteo Ebraico, uno dei più belli e suggestivi che si conoscano, e successivamente, poco distante, il Cimitero dei Protestanti Anglicani.

Ora al Lido si può andare in automobile, l'isola è impreziosita dall'annuale Mostra del Cinema di Venezia, ma per chi ha voglia di guardare oltre, c'è ancora da vedere un passato glorioso ed importante.


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11/05/2012

La Cà d'oro a Venezia:la sintesi della raffinatezza,dell'eleganza e della struggente bellezza del gotico veneziano!

ca-d-oro_m.jpgCaDOro-Venezia-F01.jpgTra i palazzi meravigliosi e suggestivi che si specchiano sulle rive del Canal Grande, uno dei più particolari, uno dei più raffinati e belli è la Cà d'Oro, puro esempio del gotico veneziano.

La Cà d'Oro è l'esempio più celebre di casa patrizia veneziana, nota sopratutto per l'eleganza degna di un merletto, dei trafori marmorei sulla facciata, Meno noto è l'impianto planimetrico e spaziale interno, che trova una perfetta coerente corrispondenza nella assimetria della facciata.

pianjta portico.pngpianta della Cà d'oro.pngPIANTA_large.jpgLa pianta è a schema di C  e si svolge attorno al cortiletto laterale, il vero centro spaziale di questo edificio. Sia l'androne del piano terra, sia il "portego" (il salone) dei due piani nobili, trovano nel porticato e nelle logge verso il Canal Grande uno sviluppo planimetrico a "L", di immediato effetto scenografico.

Per esempio il percorso a piano terra, dalla Calle al Canal cà d'oro interno.jpgcadoroc.jpgGrande , attraverso il cortiletto, l'androne e il porticato , costituisce un susseguirsi di spazi con un continuo mutamento di prospettive, di luminosità e di dimensioni. Si determina in tal modo una varietà e una molteplicità di incontri, ottenuta con mezzi apparentemente semplici, ma dettati da lunga esperienza di gusto, costruttiva e urbanistica.

L'aspetto teatrale delle costruzioni medievali pianta della Cà d'oro.pngvenezia_cadoro_01b.jpgveneziane, che vediamo così ben riproposto ed esemplarmente configurato negli ambienti della Cà d'Oro non sarà mai praticamente abbandonato o dimenticato dai costruttori operanti a Venezia, basta pensare per esempio alla scenografica successione di spazi ottenuta dai Massari nel XVII secolo a Cà Rezzonico, dove al piano terra portici, androni, cortiletti, fontana, scalone, ecc. sono sapientemete concatenati secondo una sicura logica spaziale e luministica che si avvale appunto di lontane e radicate esperienze merdievali.

La facciata della Cà d'Oro non è che il risultato a grande effetto, dell'intenso lavoro distributivo e spaziale che resta all'interno dell'edificio.

Anche nella facciata vengono riassunte e rielaborate antiche antiche esperienze e tradizioni costruttive assai diffuse a Venezia.

5520_venezia_ca_d__oro_cannaregio.jpg250px-Ponti,_Carlo_(ca__1823-1893)_-_Venezia_-_122_Palazzo_detto_Ca'_d'oro.jpgI loggiati sovrapposti sono la parte che in modo più immediato ricorda altri precedenti edifici.

Balaustre, colonnine, poggiolo e trafori sopra gli archi sono pure elementi ormai diffusi nell'architettura gotica di Venezia. Il portico e i sovrastanti loggiati diventano quasi una sorta di transenna marmorea, estesa ai tre piani dell'edificio.

Si può osservare una progressiva modifica dal piano terra ai piani superiori, passando dalle semplici arcate del portico ai quadrilobi del primo finestrato e agli eleganti intrecci del piano superiore.

il-cortile-del-museo.jpgI cinque archi a piano terra dalle due ampie finestre con poggioli, che risultano ben nettamente distinte dal loggiato stesso, pur essendo divise da questo da un esile pilastro; nel secondo piano nobile il loggiato fa elemento a sè e le due finestre con poggioli, ai lati, risultano assolutamente autonome.

Nel cortile interno si possono osservare tutti gli elementi tipici della casa fontego; il muro merlato con un bel portale sormontato dall'arco originale, la scaletta esterna , il portico verso l'androne con i caratteristici "barbacani" in legno, il finestrato del primo piano che rappresenta ancora i "plutei" di sapore duecentesco.

ca-d-oro-vetrata.jpgpozzocadoro.jpgPossiamo considerare quindi la Cà d'Oro come la summa delle caratteristiche  architettoniche della casa veneziana; qui però è tutto realizzatto con una ricchezza e una raffinatezza eccezionale, quasi leziosa, ma con un nitido disegno costruttivo. L'esempio più eclatante della raffinatezza, dell'eleganza e della struggente bellezza del gotico veneziano.

ca-d-oro_m.jpgcadoro3.jpgI costruttori veneziani hanno avuto l'intelligenza di fermarsi a questo punto: l'architettura medievale a Venezia poteva in tal modo, con la Cà d'Oro, terminare in bellezza!

 

 


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10/05/2012

La quarantia criminal di Venezia e l'efferato delitto del saoner!

Chiesa dei servi a Venezia 1.jpgUn omicidio nella Venezia dei primi del 1700 di cui rimangono tracce nell'archivio storico della Serenissima, e che, per il particolare raccapriccio che suscitò, rimase negli annali degli omicidi perpetrati in questa meravigliosa città! i protagonisti: l'assassino, un savoner, (fabbricante di sapone , lavoro che a Venezia iniziò nel 1565, e la cui corporazione aveva come santo patrono le Beata Vergine Maria della Purificazione, e sede presso la chiesa dei Servi, tale Giovan Battista Piontella, un quarantacinquenne debole, piegato dalla vita e dalla relazione con le donne, nessuna soddisfacente: uomo rimasto solo con tre figli e  con una madre aggressiva e dispotica.

450px-Venezia_-_Chiesa_dei_Servi_(Portale).jpgchiesa dei servi a Venexia.jpgLa sua vittima: Antonio Biondini, il padrone della fabbrica in cui il Piontella lavorava: una notte Piontella , come altre notti, andò a rubare presso la fabbrica in cui lavorava, , ma venne scoperto dal Biondini che lo denunciò presso la Quarantia Criminal: nel 700 c'era un'alternativa per i delinquenti al carcere, ed era il bando: e Biondini, alla condanna , scelse il bando per vent'anni da Venezia, con sentenza del 19.12.1708.

Ma l'assassino, uomo fragile e dipendente dalla madre, persona aggressiva, paranoica e sadica, prima di essere allontanato da Venezia, la notte del 28 dicembre 1708, sospinto dall'odio malato della madre verso il Biondini, si allontanò da casa, Quarantia criminal 1.jpgQuarantia criminal.jpgQuarantia crimnal.jpgpoco distante dal domicilio della futura vittima, ed attese per ore il Biondini: come lo vide lo colpì con una mazza, o come, riferiscono i rapporti della quarantia criminal, da un pestone da mortaio.

L'assassino , dopo aver colpito a morte il suo datore di lavoro, in un raptus di follia gli strinse una corda al collo per strangolarlo, quindi lo seppellì , togliendoli i vestiti , che sostitui con i suoi, e conservando le chiavi di casa della vittima.

Con il tabarro, la parrucca, le scarpe ed il cappello del povero Biondini si recò in casa di questi, dove lo accolse la servetta, Lucietta, che, come lo fece entrare, colpì spietatamrente con la mazza! un'altra vittima innocente.

L'assassino era una persona considerata tranquilla, e quella sera, dopo tanto orrore, tornò a casa, dove lo aspettavano i tre figli: era tranquillo, cenò con loro, quindi propose loro di andar con lui...e questi ragazzi si trovarono davanti alla salma provvisoriamente sepolta del Biondini e , come dissero i magistrati, con iniqua ostentazione della perpetuata barbarie e senza punto confondersi nell'orrore dell'eccesso!

Quindi, in una sorta di delirio ed orrore unico, disseppellì il cadavere, lo riportò a casa, diede fuoco ai vestiti, e seppellì ulteriormente il cadavere.

Nel frattempo la scomparsa del Biondini mise in allarme la Quarantia criminal, ed il 30 gennaio venne emessa sentenza contro il Piontello, e daslle testimonianze apportate in questo terribile prtocesso, venne alla luce la feroce istigazione di sua madre, che cercava di ottenere , con la morte del Biondini, benefici economici di qualche tipo, ed alla madre si aggiunse la complicità di tale Pasquale Cosma.

criminalquarantia.jpgpatibolo a Venezia.jpgIl primo febbraio il savoner venne prelevato dalla chiesola delle Prigioni, l'ultimo passo verso il patibolo, passò davanti alla madre detenuta nella sua cella, e quindi il colpevole venne decapitato e quindi squartato, com'era uso per gli assassini, e i suoi resi vennero deposti nella teca destinata agli assassini nella chiesa della Scuola di S. Maria delle Grazie.

Storia terribile che desidero raccontarvi come scuola grande di S. Maria delle Grazie.jpgun giallo, così fu infatti, e che, come i telefilm americani attuali, raccontano storie antiche ma sempre attuali>: una sorta di CSI nel 1700 di Venezia.Città fantastica e dotata di persone competenti in qualsiasi settore<!Un giallo veneziano!


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