14/06/2013
Cartografia veneziana da FràMauro alla sala dello scudo a Palazzo Ducale.

La cartografia a Venezia nacque con il "cosmografo incomparabile", come era chiamato Frà Mauro e tiene conto in tutto attraverso cinquemila didascalie e delinea con straordinaria accuratezza l'immagine del mondo come era conosciuto dalla sua città, con Gerusalemme al centro, tra il colore ambrato della pergamena , l'azzurro del mare, dei fiumi e dei laghi, l'oro delle scritte più importanti, i cartigli in rosso delle didascalie poste negli intervalli del mare e della terra, in una fittissima trama di disegni di città con alte
mura , di castelli dorati, di templi, di oasi verdi, di montagne in rosa e in azzurro, di regge favolose nello stile del gotico fiorito, con prospettive illusorie che ricordano alcuni deliziosi frammenti di affreschi del Pisanello.(per immergersi in questo mondo basta andare alla Biblioteca Marciana!).
In seguito lo studio delle carte geografiche , dai primitivi portolani ai successivi sviluppi cartografici diffusi dall'arte della stampa, fu tenuto in grande onore a Venezia, punto di convergenza di una così larga rete di viaggiatori mercanti come troviamo nelle famiglie di Marco Polo, dei Sanudo, dei Da Mosto e dei Caboto.

Una grande sala del Palazzo Ducale, la sala dello scudo , era già nei primi decenni del Cinquecento dedicata alle carte geografiche, eseguite da uno dei maggiori cartografi del Rinascimento, Giacomo Gastaldi, con il consiglio e l'esperienza di Giambattista Remusio, che negli stessi anni fu cancelliere della Repubblica, segretario del Senato e prezioso scrittore di storia della navigazione e dei viaggi.

La sala dello scudo è ancor oggi decorata da carte geografiche rifatte nel settecento in sostituzione a quelle distrutte, con una decorazione di pittura legata all'arte e alla geografia che tramandano l'antica predilezione di Venezia per la cartografia, base prima per una repubblica marinara per la conoscenza del mare e delle terre allora conosciute.
La fortunata successione delle grndi scoperte
attuata nella seconda metà del quaqttrocento e la prima metà del cinquecento spostano le normali rotte di navigazione , ma già dai primi anni del quattrocento l'attività commerciale aveva avuto un oriuentamento nuovo rispetto al secolo precedente per un largo scambio di ricchezza , dovuto ad un più diffuso benessere e per l'aperta concorrenza con Venezia di altri centri importanti mercantili francesi, catalani, fiamminghi e inglesi, che facevano sentire il loro peso nella diramazione del mercato nternazionale, tanto che la Serenissima dal regime di monopolio di alcune merci dovette passare ad un regime di più sentita rivalità.
In questa fase di eccezionale maturazione di avvenimenti e spostamento di equilibrio economico inizia il più lento ed inesorabile declino di Venezia che durerà per più di tre secoli, nell'epoca stessa in cui la città si abbellisce d'arte e diviene uno dei più importanti centri di cultura al mondo.
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09/06/2013
I gatti di Venezia
Venezia come luogo di incontro di varie etnie, porto determinante per tutto il Mediterraneo
a cui le le navi attraccavano e ripartivano , portando con sè dei piccoli nemici infidi e pericolosi: i ratti asiatici, portatori, purtroppo della peste.
La Serenissima, come gran parte delle altre capitali europee fu vittima frequentemente di queste epidemie che portarono addirittura a dimezzare la popolazione.



Ed il senso pragmatico dei veneziani (mercanti, per cui aperti a qualsiasi soluzione logica ed economicamente vantaggiosa), portò a costruire per prima una basilica, nell'isola della Giudecca, chiamata la Basilica del Santo Redentore, nota ai veneziani come il Redentore, progetto di Andrea Palladio, che portò a termine l'opera nel 1577.

La ricchezza dell'interno e all'altezza della città che l'ha costruita e che la ospita:
Opere del Tintoretto, Veronese, Palma il Giovane ecc.
E' tradizionalmente il fulcro della grande Festa del Redentore che viene celebrata la terza domenica di luglio a memoria del pericolo scampato ad una pestilenza che colpì la città nel 1575.
L' epidemia provocò circa 50.000 vittime, quasi un veneziano su tre.
Nel settembre del 1576 , quando il male sembrava averla vinta con gli abitanti della Serenissima, il Senato chiese l'aiuto divino facendo voto di realizzare un nuova chiesa intitolata al Redentore.
Nel maggio del 1577 si pose la prima pietra del progetto di Andrea Palladio ( che da 1570 era il Proto della Serenissima, architetto capo della Repubblica veneziana.
Il 20 luglio successivo si festeggiò la fine dell'epidemia con una processione che raggiunse la chiesa attraverso un ponte di barche.
L'edificio ha pianta rettangolare, con un singolare e splendido transetto costituito da tre absidi comunicanti con la grande cupola centrale. La facciata, in marmo bianco è uno dei più mirabili esempi di ispirazione neoclassica che tanto resero famoso il Palladio.
La ricorrenza si celebra ogni anno la terza domenica di luglio, ed è una delle feste più belle per i veneziani, che viene onorata con canti, fuochi arftificiali, ed è di rigore mangiare l'Anara col pien (l'anatra ripiena) seduti sulle barche o sulle gondole, tra luci , luminarie e canti.
Successivamente, a seguito di un'altra epidemia, come ringraziamento della sua fine, venne edificata la Chiesa della Madonna della Salute, ma il problema reale rimaneva, per cui la scaltrezza ed il pragmatismo
veneziano consigliarono di andare in Dalmazia, riempire le navi di gatti, e lasciarli poi liberi in questa città, tra le sue calli, i suoi
campielli..pancione soddisfatto al sole, e tante lunghe appisolate accanto ad una vera da pozzo. Questi sono i veri gatti di Venezia, questa la strategia contro i topi, per cui se vi capita, una carezza magnanimamente concessa da uno di questi "dormiglioni"diventa un modo di comunicare con questa Venezia appagata, placida e soddisfatta.
Purtroppo ultimamente, per evitare problemi, la maggior parte di questi "abitanti" di Venezia sono stati sterilizzati, per cui la carezza elargita, lo sguardo enigmatico e scrutatore di questi felini diventano sempre più rari....Venezia, la popolazione dei suoi gatti che cala, inevitabilmente, sembra esigere ancora questi "personaggi" silenziosi che per anni hanno donato e continuano a donare una compagnia discreta ed affascinante.
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20:01 | Link permanente | Commenti (5) | Tag: mistero, misteri, gatti, redentore, venezia | |
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03/06/2013
Le isole ospedali a Venezia

La Serenissima, con la lungimiranza e la capacità di agire in modo scientifico e organizzato per la salute sociale, dedicò almeno tre isole per patologie diverse, tra cui quelle relative alle malattie mentali, e, oltre al lazzaretto nuovo e il lazzaretto vecchio, dedicate alle patologie endemiche, anche alle malattie infettive. Vennero quindi definite isole dei pazzi e isole delle epidemie.
Le isole dei pazzi a Venezia. La prima, il cui nome originale era S.Servilio, ma che venne modificato in S. Servolo è situata tra l'isola di S. Giorgio Maggiore e il Lido, ospitava conventi di monache e frati, e fin dal 1725 divenne ricoveri per i malati di mente facenti parte di famiglie nobili, per poi ospitare anche gente comune.
Dal 1797 divenne manicomio maschile, che vennero ospitagte nell'isola di S. Clemente. Ora l'istituto è chiuso ed è diventato sede della Venice Internetional University. La chiesa fu opera del Temanza, e costruita nel 1747, e la sua particolarità di avere due campanili, e per questo motivo tale definizione "due campanili"venne attribuita a persone che erano state ricoverate in manicomio.
S.Clemente invece fu nel XII secolo ospedale per i pellegrini diretti in Terrasanta: fu sede di monaci ed eremiti e dal 1834 divenne ospedale psiachiatrico femminile. Ora, purtroppo, l'ospedale e la chiesa del XVII secolo sono chiusi,
Posta subito dietro l'isola di S. Giorgio Maggiore questa isola portava il nome di Cavana o Cavanella, anch'essa sempre sede di istituti ecclesiastici, nel 1200 fungeva da ospedale per i pellegrini provenienti dalla Terrasanta. Nel quindicesimo secolo divenne Santa Maria delle Grazie, o della Grazia, per un'immaqgine di una madonna ritenuta miracolosa portata da Costantinopoli,
Dal 1600 fino alla fine della Repubblica era il punto di partenza dei pellegrinaggi che ogni anno , il 17 luglio salpavano al tramonto festeggiando con luminarie e cibi, per recarsi ad Assisi. Alla fine dell'ottocento divenne 
sede di un ospedale specializzato nelle malattie infettive a cui si sono rivolti tanti veneziani fino a qualche anno fa. Ora l'ospedale è chiuso.
La funzione degli ospedali li collocati fanno ancora parte del ricordo della vita dei veneziani attuali, e tutto questo perchè sono stati presidi importanti e ultramoderni per l'epoca preposti alla cura di patologie non proprio chiare ne perfettamente conosciute, ma che, come tali, hanno dotato la Serenissima di capacità di affrontare situazioniu ordinarie e straordinarie, degne di un grande paese.
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29/05/2013
La Chiesa di S. Maria del Giglio e l'unico dipinto di Rubens a Venezia.

C'è una chiesa a Venezia dove è custodito l'unico quadro di Rubens in questa città: La Madonna col Bambino e S. Giovannino, ed è una chiesa particolare: S. Maria del Giglio (Zobenigo), che si affaccia suol campo omonimo, nata da un impianto antichissimo , risalente al X secolo.
Venne voluta dalla famiglia Jubanico o Giubenico per dare lustro alla propria noibiltà, e da qui il nome divenne Zobenigo...ogni anno , dal 1519, venivano organizzati festeggiamenti con corse di tori e esibizioni di orsi. Dopo un periodo di decadimento il tempio venne ricostruito da Giuseppe Sardo dal 1680 al 1683 per volere di Antonio Barbaro, che a questo scopo mise a disposizione 30.000 ducati, facendo della facciata, barocca e 
commemorativa, il tempio della sua famiglia. Giusto Le Courd fu l'artefice della statua sovrastante il suo sarcofago, mentre a Enrico Marengo vennero affidate le statue dei suoi quattro fratelli.
Bellissime le immagini allegoriche dell'attico,e , a piano terra, i bassorilievi raffiguranti alcune fortezze veneziane, le più importanti a ricordare le vittorie dellla Serenissima contro l'eterno nemico: i Turchi.
Nell'interno della chiesa, a parte il famoso quadro del Rubens, inestimabilmente 
belle le portelle dell'organo dipinte dal Tintoretto, ed altre opere di prezioso valore.
S. Maria del Giglio, una chiesa di grande bellezza affacciata in un campo posto in un luogo straordinario, vicino all'Hotel luna Baglioni, sede dal 1300 dei Templari a Venezia, e con la meravigliosa visione della laguna aperta...accostata al bacino di San Marco, preziose immagini legate e preziose opere d'arte e testimonianze storiche!
Questa meravigliosa città è legata con le sue innumerevoli chiese e alle opere d'arte che le 




impreziosiscono ad una sublimazione unica che la rende diversa da qualsiasi altra città! visitandola ci si può chiedere cosa valga di più: la meraviglia delle costruzioni o i preziosi gioielli d'arte che qui vengono raccolti!? ma forse è proprio questo dubbio che la rende unica al mondo.
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25/05/2013
Venezia del 700: città sospesa tra le sue arti, la laguna permeata da una sottile malinconia.
Dalla fine del seicento all'inizio del declino, Venezia si racchiude in sè stessa, nell'orbita della sua indipendenza, delle sue memorie, della sua estrema avidità di vita, come se si trattasse di una creatura viva che sente sospesa la malinconia d'un tempo ineluttabile che passa e si trasforma in realtà.
L'idea dominante del lungo tramonto e l'illusione, una forma di abbaglio della coscienza politica e sociale per cui ci si afferra al passato non potendo dominare il presente, e senza intravvedere luci o indicazoni per il futuro.


E nella Venezia del 700 si impongono il teatro lirico e di prosa, con il tipico stimolo all'evasione che essi e la musica comportano nell'epoca.
Ed in questo periodo si diffondono i giocolieri , gli indovini, i cantastorie tra il popolo, e i pittori, i musicisti ed i poeti tra la nobiltà, quasi per far svolgere lo sguardo a qualche altra cosa che non sia la realtà, verso una 
divagazione raffinata, composta come un minuetto , regolata da un clima sociale sospeso in un comune senso di gioco, allietato dalle musiche, dai colori, e dalle opere artigiane raffinate e di squisita fattura.
L'arte del settecento veneziano è forse la più rarefatta, impalpabile, quasi irragiungiubile da afferrare per quel soffio di fantasia che crea una magia, consona e conforme a questa città da fiaba e l'avvolge per allontanarla da terra, facendola navigare sulle sue 


acque per quella grazia e quell'equilibrio che richiamano in ultima sintesi la bellezza perfetta , limpida ed apolinnea, al dilà della violenza delle passioni.


Predominano nella Serenissima alcuni caratteri comuni a tutta la civiltà europea del settecento, in quella città artistica e letteraria così armonica e concorde che si viene a creare nel settecento in Europa, ma alcune componenti di fondo proprie della civiltà veneziana stabiliscono le qualità più appariscenti e rafforzano i nessi segreti che le determinano.


E numerose famiglie patrizie, quelle dotate di mezzi, costituiscono una specie di corte, in una struttura sociale più semplificata e talvolta con predilezione e tendenze popolari, dato che il tessuto urbano e la struttura di base della Repubblica tendono a rendere più legate ed omogenee le classi sociali.


Una venezia fiabesca, quindi, sognatrice, ammaliata di sè stessa, che si specchia, come Narciso , nella sua laguna, e da questa trae ispirazione ed in questa quasi si avvolge tra i fumi della nebbia o i meravigliosi bagliori che la laguna dona, come preziosi gioielli alla luce, ai vetri molati delle finestre in un gioco spettacolare di riflessi, quasi una eco di richiami luminosi ed iridescenti...la preziosa Venezia e le sue arti!
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