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Il Canale dell’Orfano : il primo ed unico accesso dal mare per le navi a Venezia!

canale dellorfano a VeneziaIl Canale degli Orfani è un canale navigabile della laguna di Venezia ed è l proseguo del Canale Santo Spirito: inizia dall’Isola di Santo Spirito e scorrendo parallelamente al Lido converge con il bacino di S. Marco nel canale di S. Nicolò all’altezza di S. Servolo.

nave venezianaVenezia_laguna_vista_satellite-1200Il canale è quindi parte del percorso che permette di raggiungere Venezia dalla parte di Malamocco, la quale, fino all’ottocento era l’unico degli accessi lagunari e garantiva un passaggio sufficiente per le grandi imbarcazioni , e questa via acquea è attestata per la prima volta in un documento del 1109 in cui l’isola di S. Servoilo è descritta :come in capite aquarioli iuxta canalem orphanorum .

La descrizione le attribuisce povertà d’acqua (orfana?!) ma forse si rifà al fatto che mai tante navi franche, genovesi e quindi di pirati vennero distrutte da quelle veneziane, creando tanti orfani dei nemici che venivano distrutti e annegavano.

Canale degli orfani a Veneziala Serenissima che per sua natura era laica, quindi poco propensa alle condanne per eresia, per canale dell'orfano a S. Marcocompiacere i papi dell’epoca usarono quelle acque per le esecuzioni tramite annegamento.

Il Canale degli orfani a Venezia: il primo ed unico accesso per le njavi alla Serenissima!

Canale degli orfani a VeneziaIl Canale degli Orfani è un canale navigabile della laguna di Venezia ed è l proseguo del Canale Santo Spirito: inizia dall’Isola di Santo Spirito e scorrendo parallelamente al Lido converge con il bacino di S. Marco nel canale di S. Nicolò all’altezza di S. Servolo.

Venezia_laguna_vista_satellite-1200Il canale è quindi parte del percorso che permette di raggiungere Venezia dalla parte di Malamocco, la quale, fino all’ottocento era l’unico degli accessi lagunari e garantiva un passaggio sufficiente per le grandi imbarcazioni , e questa via acquea è attestata per la prima volta in un documento del 1109 in cui l’isola di S. Servoilo è descritta :come in capite aquarioli iuxta canalem orphanorum .

canale dellorfano a VeneziaLa descrizione le attribuisce povertà d’acqua (orfana?!) ma forse si rifà al fatto che mai tante navi franche, genovesi e quindi di pirati vennero distrutte da quelle veneziane, creando tanti orfani dei nemici che venivano distrutti e annegavano.

canale dell'orfano a S. Marcola Serenissima che per sua natura era laica, quindi poco propensa alle condanne per eresia, per compiacere i papi dell’epoca usarono quelle acque per le esecuzioni tramite annegamento.

Il Palio delle Repubbliche marinare

Anticamente le più potenti repubbliche marinare italane erano in lizza tra di loro per il dominio sui mari, e questa rivalità portò vantaggi a tutti gli stati italiani, alla capacità di conoscenza e di acquisizione di merci raffinate e fino ad allora sconosciute. Nel 1955 i rappresentanti di queste quattrio città si riunirono ed indissero la celebrazione di questi splendidi esempi di capacità marinare e mercantili , attraverso una regata. Quest’anno la celebrazione avverrà a Venezia, questo pomeriggio, e la vincitrice uscente è proprio l’armo della nostra città.

Le repubbliche marinare di Amalfi, Pisa e Genova furono le antagoniste più dirette dello sviluppo mercantile di Venezia
 nel vasto teatro di interessi del Mediterraneo orientale. Si trattava spesso di atti di guerra, improntati ad un’aspra rivalità, specie con Genova che fu più a lungo rivale di Venezia dopo il tramonto di Amalfi e Pisa.

Amalfi aveva preceduto la Serenissima nei mercati d’oriente e in primo luogo con i Saraceni, con i quali ebbe aspre lotte per imporre una serie di privilegi per ordine mercantile invidiati da altre Repubbliche marinare.

La rivalità tra Amalfi e Venezia si ebbe soprattutto per gli scambi nei porti dell’Asia minore, ed in particolare con Costantinopoli, dove Amalfi possedeva dal XII secolo un proprio scalo ed un proprio quartiere, vicino a quello dei veneziani.

La piccola Repubblica ha anche il vanto di aver dato con la “tabula amalfitana” la prima codificazione delle leggi marittime che tanto interesse assunsero nel settore del diritto commerciale. Ben presto, nel XIII secolo la potenza di Amalfi andò declinando a causa della spietata lotta di Pisa, portata fino alle estreme conseguenze.

Un saluto suggrestivo da Venezia e dai suoi fortissimi vogadori!!!!!!

 

 

 

 

 nave genovese

Il primo e raffinato testimone e narratore della nascita di Venezia

Cassiodoro 0Il primo e magico narratore ed illustratore di Venezia fu il prefetto Flavius Magnus Aurelius Cassiodoro, nato a Squillace nel 490 circa e morto nel 580 circa a Vivario.

Uomo di raffinata cultura, nipote di Cassiodoro II che aveva guidato l’ambasceria papale di Leone Magno a fermare l’invasione di Attila in Italia.

Cassiodoro 2Cassiodoro fu dapprima questore, nel 514 console, e nel 523 magister officiorum (ministro per la politica interna dei governi che si succedettero da Teodorico a Vitige. Nell’anno 537 Cassiodoro scrisse una lettera ai veneziani per elogiare l’abbondante raccolto di vino ed olio, invitandoli ad invare derrate a Ravenna, capitale del regno ostrogoto. A tale invito aggiunse i suoi elogi sulla nascente venezia e la rettitudine civile e morale che la contraddistingueva.
Il prefetto elogiava inoltre la mancanza di invidia tra le categorie sociali, avendo esse le medesime tipologie di abitazioni, stessa nutrizione,, pesce in prevalenza, e ogni cittadino è dedito alla principale occupazione basata sulla produzione e commercio di sale, oltre alla costruzione di navi ed il commercio.

casoni-laguna-MaranoPerfetta la sua descrizione della laguna, dove, navigando su un mare di erba, apparivano ogni tanto le abitazioni, con i tetti in paglia da cui , come una prolunga, si potevano osservare le barche invece dei muli..legate all’esterno .una venezia splendida e misteriosa!

3bis-barenaEgli divenne prefetto con Alarico, fu consigliere di Amalasunta, Teodato e Vitige durante la burrascosa del Rego Goto.
Queste vicende le narrò nella Sillage(comosta da dodici libri) intitolata Variae (537).

1bis-Venezia nata dal nullaI commenti e le narrazioni di Cassiodoro , attento osservatore e Cassiodoro 4appassionato di questa città, come egli affermò “nata dal nulla”rimangono come testimonanza della nascita di una civiltà che divenne un esempio per tutta l’Europa conosciuta , sia per l’evoluzione, l’arte, la cultura, la giustizia e la lungimiranza, paladina dei diritti umani, primo stato che rifiutò la schiavitù e, specialmente aperta a tutte le altre culture….gente aperta, curiosa, attenta e priva di preclusioni di sorta!!! un mondo splendido e ricco di fermenti e di persone straordinarie!!!!!

La fortissima artiglieria Veneziana

Arsenale 1L’Arsenale di Venezia, il più importante luogo  dove la Serenissima costruì la sua potenza sui mari , oltre che ospitare la costruzione delle navi, dei cordami e di tutto ciò che componeva la potenza navale di quella straordinaria Repubblica, era anche la sede delle costruzioni  delle armi veneziane e delle rispettive munizioni.

Il reparto fonderia ed il reparto polveri furono tra i settori più importanti in seguito all’entrata in uso delle armi da fuoco.

cannoniI veneziani usarono perla prima volta le artiglierie navali nel 1349 battendosi contro i genovesi presso Capo Alger (Sardegna): in terraferma usarono le artiglierie nel 1376 contro Leopoldo d’Austria, sotto la piazza di Quero (Treviso).

ARTIGLIERIA VENEZIANA 1Nel 1390 furono trasferite nell’Arsenale le fonderie che prima erano nel “Getto” o “Ghetto”, la località del Sestiere di Cannaregio poi destinata a sede della comunità ebraica; le fonderie in bronzo furono sistemate nell’angolo meridionale, verso l’ingresso, mentre il reparto per la confezione delle polveri fu situato nell’angolo orientale verso il convento di S. Daniele.

Le fonderie in bronzo rimasero sempre nello stesso luogo e furono dirette per venticinque generazioni dalla celebre famiglia degli Alberghetti, autori di veri capolavori dell’arte deella fusione. Quando nel 1660 entrarono in uso le artiglierie in ferro  si preferì far arrivare i cannoni direttamente dalle officine prossime alle miniere, nelle valli bresciane.

Il reparto polveri, per ovvi motivi di segretezza fu mantenuto costantemente nell’arsenale, anche se la pericolosità era oltremodo presente: il 14 marzo del 1509 vi fu uno scoppio ed un conseguente fortissimo incendio che danneggiò  anche il convento di S. Donato, adiacente a quell’asrea.

In seguito la parte pirotecnica venne spostata all’angolo opposto, vicino al convento della Celestia , ma il 15 settembre del 1539 un altro violento incendio distrusse i capannoni del reparto e il muro di cinta, danneggiando chiese e conventi vicini. Si decise allora di confezionare e conservare le polveri in luoghi isolati, come l’isola di S.Angelo Caotorta, della apppunto “della polvere” nei pressi di S. NIcolò del Lido.

artiglieria veneziana 3All’interno dell’Arsenale rimasero quindi le fonderie , ampliate mnel 1539, e i depositi di cannoni e munizioni: nelle sale d’armi costituite in sei ampi ambienti erano depositate le armi da taglio e da fuoco portastili; vi venivano organizzati anche banchetti in onore di ospiti illustri come Enrico III re di Francia nel 1574. Il parco delle artiglierie e delle nomnarde4 , situato lungo la via “stradal campagna” era disposto con tanta arte da essere definito “giardino di ferro”: esso fu oggetto di ammirazione ancdhe per visitatori stranieri, come Amelot de la Houssaye, che visitò lo’Arsenale nel 1677 e Charles de Brosses, che la visitò nel 1739 e che ne dettero una interessante descrizione.

artiglieria venezianaNel 1772 fu ordinato un “Museo dell’artiglieria” con i pezzi più antichi e pregevoli. Secondo la relazione di Costantino Veludo al momento della caduta della Repubblica esistevano depositate in Arsenale 5.293 bocche di fuoco, delle quali 2,518 in bronzo.

RTIGLIERIA VENEZIANA 4Venezia, la Serenissima orgogliosa, aperta al resto del mondo, all’avanguardia anche per quanto riguardava le armi, la sua artiglieria potente che le permise di diventare la Regina del Mediterraneo attinse all’ingegno dei suoi ingegneri, dei suoi lavoratori, della fedeltà estrema dei suoi arsenalotti e pose i suoi simboli sulle coste dell’Adriatico e delle sue isole, simboli che tutt’ora rimangono!

L’epifania a Venezia: lo straordinario omaggio dei Magi alla Sacra Famiglia!

befana-casarisvegliL’epifania a Venezia ha tutta una sua manifestazione, diversa dalla terraferma, per svariati motivi. Nella città lagunare il significato è prettamente legato ai magi, e anche all’antica leggnda popolare che narra la storia di una vecchina che, interpellata dai tre magnifici e potenti re sulla strada da percorrere per raggiungere la sacra grotta si intimorì, e non ebbe il coraggio di seguirli per adorare il bimbo divino.

Dispiaciuta della decisione presa, le vecchina pensò bene di preparare dolciumi e portarli in tutte le case dove c’erano bambini, sperando così di trovare tra questi anche Gesù.

falòMa l’origine di questa festa è, come spesso accade, legata ai riti pagani compiuti per propriziare nelle zone agricole dei buoni raccolti: il significato di Epifania riguarda le manifestazioni della divinità, ed in questo caso si riferiscono al periodo che va da Natale al 6 gennaio: dodici notti e la sera dell’epifania è proprio la dodicesima notte: in questa notte, attraverso i “pan e vin” in veneto, o i falò nelle altre regioni si brucia la vecchia: la vecchia annata, il vecchio raccolto, per propiziare attraverso la purificazione del fuoco la nuova annata di raccolti ancor più opulenti e rassicuranti.

inizio-sfilata-re-magiDalla tradizione cristiana la Serenissima volle ricordare la visita dei Magi alla Sacra sfilata-re-magiFamiglia, e per questo motivo il meraviglioso orologio della torre , alle dodici in punto del 6 gennaio ( la seconda manifestazione avviene all’Ascensione) si anima della apparazione di un angelo seguito dai tre potenti e saggi re !!!!! è una scena da vedersi, da godersi, splendida ed emozionanate.

Epifania_bigNel pomeriggio i festeggiamenti cointinuano coin la regata derlle befane ( i gondolieri sono regata-befanatravestiti da vecchiette) e le barche in gare sono seguite da altre barche don i vogatori vestiti da Babbi Natale e da splendide e giovani befane.

Splendide immagini per la gioia di grandi e piccini e….Buona epifania a tutti!!!!!

I bucintoro di Venezia, simboli di potenza e unione con il mare: Meravigliosa Serenissima!

Il bucintoro era l’immagine del potere di Venezia e del suo Doge: un naviglio per cui la Serenissima non lesinava denari, per renderlo sempre più ricco, opulento e maestoso. Il suo uso era limitato alle grandi cerimonie veneziane, specialmente il giorno della sensa (l’Ascensione) in cui veniva consumata la cerimonia così intima, così forte e così unica dello sposalizio del mare, il momento in cui la Repubblica rendeva grazie all’Adriatico per le opportunità che questo mare le creava, e il Doge , accompagnato dagli unici rematori che avevano questo privilegio, per cui gli arsenalotti, donava alle acque di quel mare un prezioso anello, per sancire ogni anno l’unione di Venezia con la sua laguna e con il suo mare.

bucintoro 3Il nome del naviglio “bucintoro” trae origine dal greco “bou”, grandezza, e Kèntauros, centauro , la cui statua ornata e decorata arricchiva la poppa, e trae nome da uno dei vascelli di Enea.

bucintoro 1Il vascello venne costruito per motivi di prestigio internazionale perchè la Serenissima volle dare al suo capo supremo un’imbarcazione che potesse rappresentare tutta la potenza e la ricchezza dello Stato. Veniva conservato in §Arsenale, dove aveva uno spazio tutto suo, e la sua costruzione, rara ( poichè ben pochi bucintoro vennero costruiti) veniva affidata ai marangoni e ai maestri d’Ascia dell’Arsenale, il meglio del meglio.

sposalizio1La prima notizia del bucintoro si ebbe nel 1177, e nei secoli si ebbero notizie di nuovi vascelli, sempre più grandi e sfarzosi, e molto longevi: un secondo buciuntoro venne costruito nel 1250, un altro nel 1312, e nel 1526, proprio il giorno dell’Ascensione venne inaugurato un altro naviglio, sempre più ricco, sontuoso e decorato.

bucintoro 5Riguardo i due ultimi Bucintoro si hanno dei particolari precisi: agli inizi del 600 , visto che quello in uso era ormai in cattive condizioni, il Senato decise di finanziare la costruzione di uno nuovo che venne a costare 70.000 ducati, cifra altissima per quell’epoca>: esso venne inaugurato il 10 maggio 1606 accompagnando il Doge Leonardo Donà nella sua prima andata a S. Nicolò del Lido, per la festa delle Marie; in quel caso venne decorato con cavallucci marini , sirene, colonne dorate attorcigliate e delfini per sostenere i loggiati, mostri marini in prua: tutto ricoperto di dorature in oro zecchino.

Bucintoro 7Invecchiato questo naviglio ecco l’ultimo bucintoro, anche per le misure e la magnificenza: era lungo 34 ., largo 7,30 completamente coperto con foglie di oro zecchino e manovrato da 168 vogatori, quattro per remo, con circa quaranta marinai di equipaggio ed era comandato dall’Ammiraglio dell’ Arsenale.

bucintoroPurtroppo con l’avvento di Napoleone a _Venezia le orde francesi distrussdero questo capolavoro, bruciandone buona parte, e lo scafo venne utilizzato come batteria galleggiante con il nome di HydrA  e posto a guardia del porto dle Lido. Venne poi definitivamente demolito nel 1824 nell’arsenale. Di tutto ciò è rimasta solo la vela dorata con il simbolo di S. Marco, conservata al Museo Correr.

bucintoro 1

I Madoneri di Rialto e l’evoluzione di El Greco a Venezia nello scrigno dorato di S. Giorgio dei Greci!i

chiesa di S. Giorgio dei Greci 2Venezia, crocevia di diverse etnie, ha avuto la fortuna ed il pregio di assimilare le culture che mano a mano andavano insediandosi, apportando ancor più libertà mentale e moltepilici religioni e capacità di confronto culturale e religioso appunto.

Chiesa di S.giorgio dei Greci 1Una delle etnie più importanti fu quella dei Greci, i quali ebbero il permesso nel 400 di erigere una Schola ed una chiesa ortodossa (tutt’ora tale): attorno a queste istituzioni sorsero i vari edifici della comunità, come abitazioni, scuole di devozioni, un ospedale, l’archivio , l’università ed il cimitero presso le absidi della chiesa.

Tutto il complesso si estese in una zona tra il rio detto appunto “dei Greci” e il rio della Pietà, con una toponomastica riferita costantemente alla nazionalità degli abitanti; ponte, salizzada, calle, ramo primo e secondo detti sempre dei Greci.

Scuola di S. Nicolkò dei GreciNella parte interna gli edifici di abitazione si addensavano alti e compatti, quasi come nel Ghetto ebraico.Quindi venne eretta la chiesa dedicata a S. Giorgio, i lavori vennero iniziati nel 1539 su progetto di Sante Lombardo e continuata da G.A. Chiona, e venne consacrata nel 1561, seguita dalla costruzione della cupola nel 1571.

2 s. nicoloL’interno è a una sola navata ma aninmata da un matroneo sopra la porta d’ingresso, dalle tre cappelle sul fondo e dall’inconsueta presenza dell’iconostasi caratteristica del rito ortodosso. Tra la ricca decorazione e le numerose opere d’arte greca è conservata un’antica icona del Cristo Pantacroce (inizi del XIV secolo) trasportata a Venezia poco prima della caduta dell’impero bizantino (1453).

chiesa di S. Nicolo 3Sull’angolo meridionale del sagrato sorge il campanile pendente, costruito nel 1587-92 da Palazzo FlanginiSimone Sorella: verso l’ingresso del recinto si trovano due importanti costruzioni del Longhena Palazzo Flangini Finieseguite nel 1678: la Scuola di S. Nicolò ed il Collegio Flangini.

Cristo pantacroce 1E qui sono esposte numerose opere di artisti originari dell’isola di Creta giunti a Venezia nel XV secolo e che dettero L'incoronazione della Madonnavita, fino al XVIII secolo alla cosiddetta “Scuola Veneto Cretese”: essi erano conosciuti come i “Madoneri di Rialto”perchè li avevano le loro botteghe; nella loro pittura la tradizione bizantina viene temperata proprio da caratteri propri dell’arte veneta: i madoneri rappresentano quindi un inserimentio stabile dell’ambiente veneziano di individualità straniere portatrici di un filone diverso dall’arte locale.

El_grecoE a questo ambiente appartenne pure, per qualche tempo Domenikos Theotocopolous (1541-1614) detto El I madonneri di rialtoGreco, che, giunto a Venezia attorno al 1565, sotto l’influenza di Tiziano, Veronese, Tintoretto e Bassano trasformò completamente il suo stile ancora legato alla pittura bizantina , e così , beneficamente “contaminato”da questi maestri, così sopraffini e moderni , si trasferì in Spagna verso il 1576.Ma molto inportante fu, d’altra parte, la presenza della cultura greca per tutto lo sviluppo dell’umanesimo e del Rinascimento Veneziano.

I3 s. nicolol contatto della cultura greca e di quella veneziana dette i suoi favolosi frutti che resero Venezia, i suoi artisti e le sue opere d’arte la cultura dominante in un’Europa che la considerava come un faro di libertà anche di espressione e di idee, centro dell’editoria e del libero pensiero: la Serenissima come esempio di anelito verso una unione di etnie, culture e fruttuoso scambio di informazioni, idee e pensieri!

 

Venezia e l’Arsenale, luogo strategico della potente artiglieria veneziana!

Arsenale 1arsenaleL’Arsenale di Venezia, il più importante luogo  dove la Serenissima costruì la sua potenza sui mari , oltre che ospitare la costruzione delle navi, dei cordami e di tutto ciò che componeva la potenza navale di quella straordinaria Repubblica, era arsenale2anche la sede delle costruzioni  delle armi veneziane e delle rispettive munizioni.

Il reparto fonderia ed il reparto polveri furono tra i settori più importanti in seguito all’entrata in uso delle armi da fuoco.

ARTIGLIERIA VENEZIANA 1I veneziani usarono perla prima volta le artiglierie navali nel 1349 battendosi contro i genovesi presso Capo Alger (Sardegna): in terraferma usarono le artiglierie nel 1376 contro Leopoldo d’Austria, sotto la piazza di Quero (Treviso).

Nel 1390 furono trasferite nell’Arsenale le fonderie che prima erano nel “Getto” o “Ghetto”, la località del Sestiere di Cannaregio poi destinata a sede della comunità ebraica; le fonderie in bronzo furono sistemate nell’angolo meridionale, verso l’ingresso, mentre il reparto per la confezione delle polveri fu situato nell’angolo orientale verso il convento di S. Daniele.

Famiglia AlbeerghettiLe fonderie in bronzo rimasero sempre nello stesso luogo e furono dirette per venticinque generazioni dalla celebre famiglia degli Alberghetti, autori di veri capolavori dell’arte deella fusione. Quando nel 1660 entrarono in uso le artiglierie in ferro  si preferì far arrivare i cannoni direttamente dalle officine prossime alle miniere, nelle valli bresciane.

scoppioIl reparto polveri, per ovvi motivi di segretezza fu mantenuto costantemente nell’arsenale, anche se la pericolosità era oltremodo presente: il 14 marzo del 1509 vi fu uno scoppio ed un conseguente fortissimo incendio che danneggiò  anche il convento di S. Donato, adiacente a quell’area.

In seguito la parte pirotecnica venne spostata all’angolo opposto, vicino al convento della Celestia , ma il 15 settembre del 1539 un altro violento incendio distrusse i capannoni del reparto e il muro di cinta, danneggiando chiese e conventi vicini. Si decise allora di confezionare e conservare le polveri in luoghi isolati, come l’isola di S.Angelo Caotorta, della apppunto “della polvere” nei pressi di S. NIcolò del Lido.

isola della polvere 1All’interno dell’Arsenale rimasero quindi le fonderie , ampliate nel 1539, e i depositi di cannoni e munizioni: nelle sale d’armi costituite in sei ampi ambienti erano depositate le armi da taglio e da fuoco portatili; vi venivano organizzati anche banchetti in onore di ospiti illustri come Enrico III re di Francia nel 1574. Il parco delle artiglierie e delle bombarde , situato lungo la via “stradal campagna” era disposto con tanta arte da essere definito “giardino di ferro”: esso fu oggetto di ammirazione anche per visitatori stranieri, come Amelot de la Houssaye, che visitò lo’Arsenale nel 1677 e Charles de Brosses, che la visitò nel 1739 e che ne dettero una interessante descrizione.

artiglieria venezianaNel 1772 fu ordinato un “Museo dell’artiglieria” con i pezzi più antichi e pregevoli. Secondo la relazione di Costantino Veludo al momento della caduta della Repubblica esistevano depositate in Arsenale 5.293 bocche di fuoco, delle quali 2,518 in bronzo.

cannoniVenezia, la Serenissima orgogliosa, aperta al resto del mondo, all’avanguardia anche per quanto riguardava le armi, la sua artiglieria potente che le permise di diventare la Regina del Mediterraneo attinse all’ingegno dei suoi ingegneri, dei suoi lavoratori, della fedeltà estrema dei suoi arsenalotti e pose i suoi simboli sulle coste dell’Adriatico e delle sue isole, simboli che tutt’ora rimangono!

 

Venezia: i mulini dei Biri (o Birri) e il gioco della racheta!

rio terà dei biriL’antica Venezia, come per tutte le sue attività artigianali e le esigenze di città -Stato si adeguava alla sua natura di città acquea, legata alle correnti, alle maree e ai suoi canali. E proprio nella vecchia contrada dei “Biri”, chiamata così dal nome del canale Biria, ora diventato una lunghissima calle chiamata ” Rio Terà dei Biri o del mulini ad acqua 2Parzemolo” (Rio interrato dei Biri o del prezzemolo) che divenne , con le sue particolari correnti la sede di diversi mulini d’acqua, in cui venivano create le varie farine (di grano, di miglio, nei tempi più duri),.

mulini ad acquaIl Trevisan racconta nelle sue cronache ” s’ingolfava una sacca con una velma et una canale detto Biria, che forma quel canale che oggi Birri si chiama”. La contrada veniva divisa in Biri grande e biri picolo, ed erano divise dalla oderna Calle Stella. La contrada Calle Stelladenominata biri picolo era situata dietro la chiesa di S. Canciano, a Cannaregio, e quella denominata Biri Calle Ruzzinigrande, vicino alla chiesa di SS. Giovanni e pAOLO.

Calle della rachetta 1E al biri , verso le fondamente nove, presso l’odierna Calle Ruzzini si disputava il gioco della Racheta, una sorta di pelota molto amato all’epoca, a cui è stata dedicata proprio una calle!

 

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